Padova-Treviso, alleanza strategica

E’ nata da Confindustria Padova, guidata da Massimo Finco, e Unindustria Treviso, presieduta da Maria Cristina Piovesana, ‘Assindustria Veneto Centro’.
Ecco i numeri: 3300 imprese rappresentate molte delle quali Pmi, 155 mila addetti.
Assindustria Veneto Centro diventa così la prima associazione regionale e la seconda a livello nazionale, con Bologna e Assolombarda rappresenta il 25% della forza di Confindustria.

“Arriva a compimento una delle operazioni di associazionismo industriale strategico non solo di maggior peso a livello ponderale ma soprattutto di più ampie vedute, con Padova e Treviso che, da riconosciuti territori chiave traino dell’economia nazionale, scoprono l’importanza delle loro diversità dando valore aggiunto alla complementarità delle due realtà e conferendo concretezza alla parola ‘fare sistema’ perché piccoli sarà anche un valore per le Pmi ma, coordinati, si va molto più avanti”, spiega Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto economico internazionale.

“Una importante fetta del made in italy, in settori merceologici straordinariamente diversificati, ma con un unico comune denominatore: quello di offrire un prodotto o servizio che non teme competitors internazionali e con una forte propensione all’export nel dna che deriva già dalle generazioni precedenti”.

L’esperto parla di “un momento che resterà nella storia industriale del nostro Paese non solo per il fatto che i presidenti Finco e Piovesana hanno saggiamente guardato alla ‘prossima generazione’ ma perché questo, molto probabilmente, andra’ a rappresenta un virtuoso apripista per un nuova concezione associativa”.

Oggi, conclude Bevilacqua, “in un sistema economico come quello attuale e’ necessario, come enunciato anche dai protagonisti dell’evento, avere due orizzonti uno interno ed uno internazionale”.

Quindi: “Guardare da una parte a rappresentare doverosamente le istanze di un importante cuore produttivo-propulsivo nell’ottica nazionale diventando sempre più ‘influencer’ delle future politiche industriali ma anche avere interlocuzioni europee, dall’altro far sì che il sistema aiuti chi non sufficientemente dimensionato per conquistare i mercati mondiali in forma autonoma”