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Concessione Autostrade, Bevilacqua: il percorso ardito del Governo

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Le dichiarazioni degli esponenti di Governo confondono concetti molto diversi, quali quello della responsabilità, in Italia ancora prerogativa della magistratura, e quello delle azioni derivanti da contratti, i quali dovrebbero essere innanzitutto compresi (e se del caso desecretati) e qualora contestati per evitare determinate conseguenze automatiche, essere portati anch’essi dinanzi alle autorità competenti: insomma non e’ possibile, in Italia, un Paese ancora di diritto, un sigillo di responsabilità senza accertamento e contraddittorio ma è certamente possibile fare immediatamente dei danni enormi con dichiarazioni avventate”. E’ la valutazione di Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto economico internazionale.

“La delicatezza del tema ha portato il Gestore di Autostrade a fare un importante passo avanti con le misure di sostegno diretto e indiretto economico-finanziario alla cittadinanza di Genova oltre alla immediata disponibilità all’inizio della costruzione di un nuovo ponte di collegamento che consenta la continuità della rete, nel più breve tempo possibile e senza soluzione di continuità; a ciò ci si augura che non vi siano forme di opposizione ostruzionistica da parte del Governo per le autorizzazioni che saranno necessarie per l’avvio dei lavori che potrebbero portare Genova ad una nuova normalità”, prosegue Bevilacqua.

“Bisognerebbe tenere ben separate le questioni del risarcimento dei danni, assolutamente dovuto, i doveri di manutenzione del concessionario strettamente connessi a quelli non meno rilevanti di ispezione attiva e vigilanza del Ministero (anch’essi tutti da verificare) e quelle di una riconsiderazione, di matrice puramente politica e da capire quanto praticabile, della gestione della rete autostradale”. Secondo l’esperto, “il percorso giuridico per evitare di pagare, come previsto da contratto, i mancati guadagni al concessionario è non solo ardito ma difficilmente sostenibile e comunque eventualmente solo a seguito di uno sdoganamento di un’inedita interpretazione giudiziaria”. Peraltro, “lo Stato non avrebbe oggi la capacità né di impegnare alcuni miliardi con il riconoscimento alla Società dei mancati guadagni futuri , a fronte di un recupero ipotetico in alcuni anni del pedaggio derivante dalla gestione in proprio, né avrebbe la capacità, finanziaria ma soprattutto imprenditoriale, sul breve-medio di gestire la rete in modo diretto”.

Bevilacqua ritiene che “una forma di ‘transazione evolutiva’ tra le due parti sarebbe conveniente per entrambi in quanto porterebbe ad un risarcimento, a prescindere dal processo, delle parti danneggiate direttamente ed indirettamente, una celere ricostruzione dell’infrastruttura, un progetto di monitoraggio esteso al territorio nazionale oltre a non ulteriori oneri per lo Stato che necessita di fondi per le auspicate riforme”. Le concessioni “hanno una loro validità e un know-how specifico e se si vorrà intervenire lo si faccia ma sulla percentuale di utili da destinare a manutenzione”.

Al contrario, conclude Bevilacqua, “un intervento avventato sul Gestore Autostrade rischia di far impegnare da subito molti soldi al contribuente con nessuna garanzia di efficienza in una gestione statale e di incidere inoltre, di fatto, anche sugli altri Gestori della Rete, che proprio nulla gli si può imputare, facendo sembrare la misura più che un tentativo di remissione ad equità delle condizioni contrattuali una celata volontà di anacronistica nazionalizzazione del settore”.

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