5 Dicembre 2018

Pensioni, Inps: al Sud più del doppio delle invalidità del Nord

Alessandro Pulcini

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Al Sud il rapporto tra pensioni di invalidità e numero degli abitanti è più che doppio rispetto al Nord. Secondo il Rendiconto sociale dell’Inps nel 2017 le pensioni di invalidità erano 932.289 con un calo del 3,3% rispetto al 2016 pari a 32.021 unità. Il rapporto di tale prestazione con la popolazione residente è, per ogni 100 abitanti, del 2,4 al Nord, del 3,2 nel Centro e del 6,7 nel Sud e Isole.

I pensionati italiani, inoltre, hanno pagato nel 2017 più di 55 miliardi di Irpef sulle prestazioni previdenziali percepite dall’Inps. Secondo l’istituto “In Italia a differenza di altri paesi europei le prestazioni previdenziali sono sottoposte al prelievo Irpef, nella stessa misura di quanto previsto per tutti i redditi. L’importo complessivo del prelievo fiscale sulle prestazioni erogate dall’Inps ammonta a 55.008 milioni di euro, pari al 50% di quanto l’Istituto riceve dalla fiscalità generale”. È di 110.466 milioni il totale delle spese a carico della fiscalità generale.

Dall’Inps anche i dati sui lavoratori assicurati, che nel 2017 erano 22.523.260, con una crescita del 1,8 % rispetto al 2016 legata soprattutto al lavoro dipendente (+2,6%) mentre quello autonomo si è ridotto (-1,2%). Nell’ambito dell’incremento degli assicurati tra i lavoratori dipendenti “va evidenziata la crescita di quelli privati, dovuta ai mutamenti delle politiche attive del lavoro ed alla ripresa dell’economia oltre che alla diminuzione di quelli pubblici dovuta al sostanziale blocco del turnover. L’analisi dell’articolazione settoriale degli assicurati, evidenzia nel 2017 una crescita del 3,7% pari a 458.293 unità di quelli impegnati nel lavoro dipendente privato, con l’esclusione dei lavoratori domestici e di quelli agricoli. Nel lavoro domestico si registra un calo del 1,8% pari a 13.000 unità e tra i dipendenti pubblici un calo dello 0,4% pari a 12.300 unità.

Crescita sostenuta, inoltre, per le pensioni di anzianità rispetto a quelle di vecchiaia per le donne tra il 2012 e il 2017: nel periodo – anche grazie all’aumento rapido dell’età di vecchiaia per le donne (l’ultimo scalino che l’ha equiparate agli uomini si è avuto nel 2018) sono state liquidate 1.076.675 pensioni anticipate (417.314 alle donne e 659.361 agli uomini) con un rapporto donne/uomini passato dallo 0,41 iniziale a 0,57 alla fine del periodo. Nel 2012, in favore delle lavoratrici dipendenti sono state liquidate 2,69 pensioni di vecchiaia per ogni pensione di anzianità/anticipata; nel 2017 le pensioni anticipate hanno superato quelle di vecchiaia e il rapporto è sceso a 0,88. Ancora più rilevante è la variazione per le ex lavoratrici autonome dove il rapporto è passato da 3,63 del 2012 allo 0,54 del 2017. Per le ex lavoratrici pubbliche il rapporto è passato da 0,62 del 2012 allo 0,14 del 2017. In pratica quasi tutte le donne del pubblico escono grazie alla pensione anticipata. “Dalle tendenze analizzate – si legge nel rapporto Inps – emerge una forte riduzione delle pensioni di vecchiaia liquidate in favore delle donne, riconducibile all’innalzamento dell’età pensionabile, alla loro debolezza nel mercato del lavoro, alla gravosità del lavoro di cura, elementi che determinano tutt’ora una condizione di svantaggio della donna nell’ambito lavorativo”.

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