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Di Maio e Di Battista: Ue non va Moscovici: no al nazionalismo

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In pulmino, strumenti social alla mano, direzione Strasburgo. In un momento storico così delicato per l’Europa, il ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi di Maio, insieme al compagno ritrovato Alessandro Di Battista, hanno deciso di partire alla volta di Strasburgo e guidare per oltre 1000 km. L’avventura su 4 ruote per il vicepremier è anche “un viaggio in cui vi racconteremo un po’ di idee che abbiamo. Questa Ue così com’è non va“, afferma durante la diretta Fb.

“Cambiamo questa Europa per fare una legge di bilancio, alla fine del 2019, che possa essere ancora più importante per i cittadini”, aggiunge mentre è alla guida del mezzo. La mission? Ancora più reddito di cittadinanza, ancora più pensioni, e meno tasse per le imprese. Resta da capire in quali termini si intenda parlare di tutto questo all’Ue. “Noi non abbiamo finito qui – sottolinea – Noi dobbiamo fare quota 41, che è il vero superamento della Fornero, dobbiamo aumentare la platea del reddito di cittadinanza e abbassare le tasse alle imprese”, sottolinea Di Maio.

Di Maio parla di richieste, mentre Di Battista incalza: “O in Europa cambiano i trattati o se crolla l’Europa non è colpa del M5S. Bisogna modificare i trattati. C’è da fare una battaglia sul merito di alcuni trattati: allargare la platea di chi beneficia di diritti economici e sociali e aumentare i fondi per i dissesto”, sottolinea il frontman M5S seduto sul lato passeggeri. Sui sedili posteriori si scorge, dal video, anche il presidente della commissione per le Politiche Ue della Camera Sergio Battelli.

Nel frattempo, da Bruxelles, il commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, ricorda che l’esecutivo Ue “continuerà a seguire da vicino” la situazione dei conti pubblici di quattro paesi, tra i quali, ovviamente, figura l’Italia. Gli altri sono Francia, Spagna e Grecia.

In merito all’accordo sulla manovra raggiunto lo scorso dicembre, Moscovici afferma “Non era semplice, non era neanche la cosa più scontata ma è la migliore soluzione”. Bisognava “davvero evitare” una procedura d’infrazione “nefasta per l’Italia” e che avrebbe suscitato una “crisi inevitabile con l’Europa”. “È stato il trionfo del dialogo in una crisi non sempre piacevole” con Roma, ha insistito.

Alla domanda se dinanzi ai rischi di recessione le cose non cambiassero, Moscovici ha risposto: “Sorveglieremo tutto ciò. Abbiamo un accordo essenzialmente è basato su una revisione delle prospettive di crescita (…) Abbiamo dei calendari precisi. Seguiremo progressivamente, secondo le tappe istituzionali, in un quadro più sereno”.

A pochi mesi dal voto Ue di maggio, il commissario francese ha quindi disegnato tre scenari per il 2019: “Il primo, il più minaccioso – ha avvertito – è quello di una regressione nazionalista. Un’ondata populista a cui non credo, non credo che il sistema elettorale proporzionale possa consentire una tale conclusione che metterebbe a rischio le conquiste più preziose” del processo di integrazione europea “incluso la più preziosa di tutte, la pace nel nostro continente”. “Come disse Francois Mitterrand: ‘Il nazionalismo porta alla guerra‘”, ha concluso.