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Le università italiane sono sempre più green

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Tetti verdi ricoperti di vegetazione, isole ecologiche per la raccolta differenziata, carpooling, pannelli solari, orti che riforniscono a chilometri zero le mense di ateneo. Le università italiane sono sempre più “green”. A dirlo è l’ultimo UI GreenMetric World University Ranking, l’unica classifica internazionale che dal 2010 valuta la sostenibilità ambientale e sociale di 719 atenei e campus. Quest’anno sono 27 le università italiane entrate in lista (5 più dello scorso anno) e quattro di queste si sono piazzate nella top 100. Merito anche della Rus, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile nata nel luglio del 2016: la prima esperienza di coordinamento e condivisione di buone pratiche tra 59 atenei italiani.

Fotovoltaico e mobilità sostenibile, il primato di Bologna
L’università più verde d’Italia, 15esima nel mondo, è oggi l’Alma Mater di Bologna che ha scalato 14 posizioni in un anno. I motivi del successo sono molti: sul fronte energetico sono stati installati impianti fotovoltaici che superano 1MW di potenza e nel Campus di Cesena è stata realizzata la prima pensilina fotovoltaica per le bici a pedalata assistita. Fondamentali le convenzioni e gli incentivi alla mobilità pubblica e sostenibile grazie ad azioni mirate studiate in base al monitoraggio annuale degli spostamenti casa-lavoro. Per docenti e personale è stato introdotto anche il car sharing con vetture dislocate in 6 isole e prenotabili online e 20 punti di ricarica. In giro per i campus si trovano anche 10mila ecobox per la differenziata ma non si riciclano solo carta e plastica: anche i mobili e gli arredi sono disponibili in un magazzino online e riutilizzabili nelle strutture di ateneo. Per promuovere e valorizzare il consumo sostenibile, è possibile ricevere in consegna i prodotti ortofrutticoli di stagione dell’Azienda Agraria dell’Alma Mater e da altri produttori selezionati. Inoltre, la comunità accademica potrà usufruire di 6mila mq di terreni coltivabili secondo un modello di “leisure agriculture”: una sorta di fattoria partecipata.

A Torino il green office delle buone pratiche
Seconda in Italia è l’università di Torino, in 47esima posizione. “Già dal 2016 – spiega il professor Egidio Dansero, delegato del Rettore per la Sostenibilità ambientale – abbiamo creato un green office per fare dell’ateneo un laboratorio di buone pratiche in modo da essere credibili sia all’interno della comunità accademica che all’esterno. Oltre alle attività di ricerca e formazione abbiamo investito nella raccolta differenziata, in un piano di riduzione ed efficientamento energetico, in convenzioni per la mobilità alternativa, in acquisti pubblici ecologici con un’azione di stimolo e di orientamento del mercato e abbiamo stilato un capitolato d’appalto eco-innovativo per i 300 distributori di alimenti e bevande dell’ateneo: puntiamo a risparmiare energia, ridurre o trattare in maniera alternativa i rifiuti, proporre cibo più sano e attento ai problemi nutrizionali, alle diete e alle intolleranze alimentari”.

Orti sinergici e fablab per il riciclo alla Ca’ Foscari di Venezia
All’88esimo posto nella classifica generale troviamo l’Università di Ca’ Foscari a Venezia, la cui sede centrale, un palazzo tardo-gotico del 1453, è l’edificio più antico al mondo ad aver ottenuto la certificazione Leed Existing Building: Operation & Management del US Green Building Council che riconosce le prestazioni in settori chiave, quali il risparmio energetico ed idrico, la riduzione delle emissioni di CO2, il miglioramento della qualità ecologica degli interni, i materiali e le risorse impiegati. Se nelle sedi del centro storico l’uso di fonti rinnovabili è di difficile realizzazione a causa dei vincoli posti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e l’unico fotovoltaico è a Mestre, sulla Laguna l’università però è davvero green grazie a 19.700 mq di aree verdi progettate e curate con pratiche a basso impatto ambientale e a un “orto in campus”, primo esperimento di orto sinergico e giardino della biodiversità gestito dagli studenti. E ancora: è stato introdotto lo smartworking per il miglioramento delle performance e la riduzione di costi e spostamenti, una ciclostazione di bike sharing è a disposizione di studenti, personale e docenti, sono stati installati 14 angoli di book crossing per prendere o mettere in viaggio i libri e si sperimenta l’economia circolare recuperando migliaia di tappi di plastica per trasformarli in altri oggetti grazie all’attività del fablab.

Milano-Bicocca, isole ecologiche e arre ristoro per ridurre i consumi
Nella top 100, al 98esimo posto, rientra per un soffio anche l’Università di Milano-Bicocca. “Ogni anno – raccontano Giacomo Magatti, Sustainability Manager, e Massimo Labra, responsabile dell’ufficio della sostenibilità – si producevano alla Bicocca 48.236 tonnellate di CO2 tra consumi energetici, rifiuti e mobilità”. Per correre ai ripari, “abbiamo avviato per primi una raccolta differenziata di qualità, eliminando tutti i cestini della spazzatura da uffici e aule, fatta eccezione di quelli per la carta, e creando delle isole centralizzate per la differenziata. A ciascuna è associato un Qr code: tramite una App per smartphone – proseguono – siamo in grado di monitorare in tempo reale la raccolta differenziata che è passata dal 27% al 70%”. Per ridurre i rifiuti, a partire dalle bottiglie d’acqua, sono stati installati 13 erogatori di acqua che forniscono 253mila litri l’anno e distribuite 10mila borracce. Sul piano energetico, un terzo dell’illuminazione è stato sostituito con impianti a led. L’obiettivo è coprire tutta l’università entro il 2020 riducendo di oltre l’80 per cento i consumi, una voce che sul bilancio dell’ateneo pesa non poco. Attenzione anche in pausa pranzo al cibo sano nelle mense e per chi risparmia con la schiscetta da casa, il campus ospita aree ristoro con microonde e lavandini. “Senza la partecipazione di chi studia e lavora alla Bicocca nulla sarebbe possibile – conclude Magatti – Per questo organizziamo corsi e incontri dedicati alla sostenibilità ed eventi come “Caccia al kilowatt”: aperitivi a lume di candela per ricordare all’ultimo di spegnere la luce”.