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Thales Alenia Space Italia e il business tra le stelle

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Donato Amoroso, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, parla del business spaziale e del ruolo dell’Italia, dai satelliti alle telecomunicazioni.

Le stelle sono tante, milioni di milioni. Come il business delle aziende che gravitano attorno allo spazio: 350 mld di dollari, di cui 80 legati all’industria non satellitare e a budget governativi, tutto il resto viene dai privati. Un recente studio di Morgan Stanley ha certificato che questo sarà l’anno dello spazio e che i ricavi complessivi del comparto potrebbero toccare almeno 1,1 trilioni di dollari entro il 2040. In particolare, i sistemi satellitari potrebbero costituire il 50-70% della crescita del settore, perché consentono di ridurre il costo dei dati, in un contesto di esplosione della loro domanda. Basta considerare che tra il 2000 e il 2018 sono stati investiti oltre 21 mld nel settore tra debito ed equity, di cui 8,4 mld da operatori di venture capital e 3,1 mld da investitori seed, e di cui 3,2 mld nel solo 2018. Lo spazio, insomma, è un settore di frontiera per definizione ed è ostile in termini fisici, ma è ricco di opportunità per le imprese. Chi le raccoglie in Italia è Thales Alenia Space, joint venture della francese Thales (al 67%) e di Leonardo (33%), eccellenza dello spazio con competenze e attività su tutta la filiera, ricavi per 2,6 mld di euro nel 2017 e 7.980 dipendenti impiegati nelle 14 sedi in giro per il mondo. Con il suo amministratore delegato, Donato Amoroso, Fortune Italia fa un punto su un settore in continua crescita se consideriamo che “ogni euro investito nelle attività spaziali ne produce 5-6 di ritorno economico sul territorio”.

Quali sono i progetti più importanti che state sviluppando?

Il 2019 rappresenta un anno chiave per il settore Spazio in quanto si terrà la conferenza ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa). La delegazione Italiana sarà chiamata a confermare la leadership del nostro Paese in settori strategici, tra i quali l’osservazione della terra (costellazione Copernicus), l’esplorazione dell’universo e lo studio dei pianeti, e quello dei lanciatori (a prevalenza italiana, Vega). La conferma della posizione di primo piano dell’Italia nel campo spaziale è oggi più che mai rafforzata grazie anche ad importanti accordi recentemente sottoscritti con i partner cinesi (stazione spaziale cinese), ai contratti firmati con le autorità della Corea del Sud (costellazione di 4 Satelliti radar) e ad altre opportunità di primissima rilevanza.

E su Galileo che novità ci sono?

Continuiamo a lavorare alla gara per il rinnovamento della costellazione Galileo, come pure per il completamento della costellazione Cosmo Second Generation (4 satelliti), con i lanci delle prime due unità che avverranno quest’anno e nel 2020, per la prevenzione dei disastri ambientali, per lo studio della superficie terrestre e per la sicurezza. Altre importanti opportunità saranno avviate quest’anno grazie alla New Space Economy italiana, il piano strategico che nasce dai lavori della Cabina di Regia Spazio, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri oggi preso in carico dal Comitato Interministeriale a seguito della recente Legge Spazio, per la definizione della politica nazionale nel settore spaziale. L’obiettivo è definire le linee d’intervento in grado di consentire all’Italia di trasformare Il settore spaziale nazionale per farlo evolvere in uno dei motori propulsori della nuova crescita del paese.

Quali sono i mercati di riferimento e il rapporto con Cina e Russia, sempre più presenti nel settore?

I nostri clienti sono istituzionali in ambito Europeo: l’Agenzia spaziale europea, la Comunità europea, le Autorità governative nazionali. Mi riferisco all’Agenzia spaziale italiana e al ministero della Difesa per i programmi strategici per l’osservazione della terra, quali Cosmo Sky Med e Platino (satelliti in grado di vedere attraverso le nuvole e in assenza di luce solare) e Sicral, satellite di telecomunicazioni per le nostre forze armate. E sono anche commerciali, ad esempio con gli Usa (Programma lunar orbiter), o anche con Governi di tutto il mondo. Risulta fondamentale l’attuale supporto istituzionale in ambito export. Tipico esempio è l’accordo bilaterale con la Cina per lo sviluppo dei moduli abitativi per la prossima stazione spaziale cinese. Molto importante resta il legame con il mercato russo, non solo per la parte dei lanciatori, ma anche per il rinnovato interesse nei sistemi di tlc, osservazione ed esplorazione e nell’innovazione tecnologica.

Se ne parla tanto, ma quanto c’è di vero e realizzabile sulle future missioni umane nello spazio profondo e su Marte?

Molto. Partiamo da Exomars 2020, la seconda missione su Marte, dopo quella del 2016. Risulta altamente strategica in quanto indagherà le tracce di vita passata e presente su Marte, la caratterizzazione geochimica del pianeta, la conoscenza dell’ambiente marziano, i suoi aspetti geofisici e l’identificazione dei possibili rischi per le future missioni umane.

E quale è il ruolo italiano?

L’Esa ha assegnato all’Italia, e a noi come capofila del team industriale, la leadership industriale di entrambe le missioni; oltre alla responsabilità complessiva di sistema di tutti gli elementi, è sempre italiana la responsabilità diretta dello sviluppo del modulo di discesa e del drill (trapano di due metri che perforerà il suolo marziano per il prelievo di campioni) e del centro di controllo da cui il rover verrà operato. Inoltre, come noto, gli Usa vogliono riportare l’uomo sulla Luna entro il 2024. Non va poi dimenticato il nuovo business del turismo spaziale: l’Italia, e con lei Thales Alenia Space in Italia, è molto attiva in questa nuova frontiera, nel centro Altec di Torino, i turisti si preparano al volo sullo SpaceShip2.

Nel 2018 il settore delle telecomunicazioni ha inciso nel portafoglio di Thales Alenia Space per il 40% del totale. È questo il vostro principale core business?

Le tlc satellitari sono da sempre uno dei core business di Thales Alenia Space. Siamo stati i pionieri sia dei satelliti in orbita geostazionaria (Sirio, ItalSat, Artemis) sia delle costellazioni ad orbita bassa con la costruzione dei satelliti Globalstar della prima (40 satelliti) e seconda generazione (24 satelliti), di O3b (20 satelliti) ed Iridium (81 satelliti). Siamo tra i maggiori esperti mondiali in sistemi e tecnologie innovative, con soluzioni chiavi in mano, ad alte prestazioni, per banda larga, missioni ad uso duale (civile e militare) e in tutte le frequenze, con una flotta di satelliti fino alle 6 tonnellate e ai 20 kW di potenza; purtroppo, il mercato dei satelliti di telecomunicazioni sta attraversando un periodo di riflessione e Thales Alenia Space sta aggiornando il suo portafoglio prodotti adattandolo alle richieste di mercato sempre più competitivo.

L’Europa ha puntato dal 2021 al 2027 circa 17 mld sullo spazio. Quali sono le carte che può giocare Thales Alenia Space in Italia?

Thales Alenia Space ha delle competenze straordinarie in tutti i settori della manifattura spaziale; abbiamo parlato delle telecomunicazioni ma oltre il 50% del nostro fatturato deriva da altri settori  quali l’osservazione della terra, l’esplorazione e la scienza, la navigazione; in particolare, in Italia, abbiamo delle competenze distintive quali l’esperienza sui sistemi di Navigazione (capofila del sistema Galileo), nella sistemistica ‘End-to-End’ (E2E) dell’osservazione radar (‘Synthetic Aperture Radar’, SAR), l’esplorazione ‘manned’ e ‘unmanned’ di cui si prospetta mercato di sicuro interesse; determinante, ad esempio, è stato l’apporto offerto allo sviluppo delle infrastrutture orbitanti, contribuendo per oltre il 50% alla realizzazione dei moduli pressurizzati della Stazione Spaziale Internazionale.

 

Articolo di Giancarlo Salemi apparso sul numero di Fortune Italia di giugno 2019.