22 Maggio 2020

Expo, rigettato il ricorso di Cucinella sul padiglione Italia

Alberto Sisto

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La realizzazione del padiglione Italia all’Expo di Dubai, che si terrà (causa Covid-19) dall’autunno 2021 alla primavera del 2022, non dovrebbe riservare nuove sorprese. Il Consiglio di Stato il 14 maggio ha respinto il ricorso presentato contro l’esclusione della cordata guidata dallo studio di Mario Cucinella. La gara (che vale 15 milioni, oltre a un’infinità visibilità), era stata effettivamente vinta dall’architetto bolognese, insieme a Land Italia, Gae Engineering, Tekne e M.M.

 

Ma a cassare il risultato è stata proprio Invitalia, che ha gestito la gara del governo, e rimandato a casa la Cucinella architects e le altre aziende in cordata dopo che erano emersi i rapporti d’affari fra uno dei partecipanti e l’ingegnere Lorenzo Candelpergher, scelto per l’incarico di project manager dalla società pubblica guidata da Domenico Arcuri.

 

 

Il fatto è, si legge nella sentenza, che il vulcanico ingegnere Caldenpergher, italiano con residenza negli Emirati Arabi Uniti, presidente del locale comitato degli italiani all’estero e titolare di un’azienda di consulenza e progettazioni, dopo aver accettato l’incarico ha pensato bene di mettersi in affari, costituendo un joint venture fra la propria LC&P e una branca locale della M.M., società che si sarebbe unita al raggruppamento guidato da Cucinella Architects per presentare l’offerta per il padiglione.

 

 

Tutto fatto in chiaro, scrivono i magistrati, visto che è stato lo stesso Caldenpergher a notificare l’insorgere del potenziale conflitto di interesse e a ritirarsi dall’incarico. Troppo tardi però, almeno secondo Tar e Consiglio di Stato. Nelle motivazioni si legge che “è sufficiente tener conto dei tempi della vicenda: il 3 ottobre l’ing. Candelpegher ha stipulato il contratto di consulenza con l’amministrazione e il 23 ottobre è stata bandita la procedura di gara, onde quando egli ha comunicato il suo recesso, il 29 novembre 2018, il pericolo di pregiudizio allo svolgimento della procedura si era ormai concretizzato e se vantaggio per il raggruppamento appellante presuntivamente v’era, lo stesso s’era ormai realizzato”. La legge infatti non chiede la prova dell’eventuale inquinamento della gara: “Il conflitto di interessi di cui al codice dei contratti pubblici non è solo quello realmente accertato, ma anche quello potenzialmente esistente”, che da solo basta a motivare un’esclusione.

 

Bene avrebbe fatto quindi la struttura di Invitalia a mettere mano al risultato della gara affidando l’incarico della realizzazione del padiglione Italia alla cordata costituita da Carlo Ratti Associati, Matteo Gatto, Italo Rota, F&M Ingegneria, G&T, Barina Stefano, Gianluca Peluffo & Partners Architettura e Dodi Moss, commentano i magistrati amministrativi che hanno rigettato il ricorso anche in secondo grado.

 

Rendering del Padiglione Italia per Expo di Dubai, da italyexpo2020.it

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