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“Italia alla canna del gas: Draghi può e deve intervenire”. Intervista a Celotto

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L’industria manifatturiera italiana rischia il tracollo, i costi dell’energia sono diventati insostenibili e il prezzo del metano è fuori controllo. Occorre trovare risorse per sterilizzare l’insopportabile aumento della bolletta energetica per le aziende. Il Paese è in piena campagna elettorale, il Governo Draghi è in carica per il disbrigo degli affari correnti, ma “siamo in emergenza nazionale”, si deve fare qualcosa.

Si può riassumere così l’appello di Carlo Calenda ai leader delle coalizioni politiche in campo a sospendere “la campagna elettorale” e a dichiararsi tutti pronti “a supportare il piano del governo, rigassificatore incluso (quello di Piombino, ndr), e un eventuale scostamento di bilancio” per slegare le mani all’esecutivo Draghi.

“Servono 10 miliardi per le imprese, sganciamento rinnovabili dal gas e 30 miliardi da postare sulle famiglie. Servono ora queste risorse”, ipotizza Calenda. È una richiesta a tutte le forze politiche di condividere questa scelta, dare luce verde a Draghi e continuare ovviamente a dibattere i temi elettorali per chiedere il consenso agli italiani.

Per il professor Alfonso Celotto, tra i più interessanti costituzionalisti italiani, Ordinario di diritto costituzionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi Roma tre, “l’appello di Calenda a discutere con il governo Draghi di misure urgenti in materia di politica energetica è intelligente”.

Perché poi, aggiunge Celotto “la campagna elettorale si fa su temi di interesse, e non sul teatrino politico del tipo ‘io sono bravo, tu sei cattivo’. Se – chiosa il professore – i leader politici si incontrano e si occupano di risolvere un problema così grave ed urgente come quello energetico, ne guadagna in credibilità l’intera classe dirigente”.

Professor Celotto, sotto il profilo costituzionale, un governo in carica per gli affari correnti, può assumere decisioni così importanti come uno scostamento di Bilancio da 30/40 miliardi di euro?

Non solo è assolutamente possibile, direi che è doveroso in presenza di problemi urgenti, imprevedibili, indifferibili come quelli determinati dalla crisi energetica. Sono scelte immediate che il premier Draghi può fare e credo farà. Ovviamente se c’è condivisione dei leader politici che si confrontano in campagna elettorale, è più facile per il premier difendere interessi fondamentali del Paese in un momento così complicato. In ogni caso alla sua domanda rispondo con poche parole: sono decisioni che rientrano nel mandato del governo in carica.

Dopo il 25 settembre, all’orizzonte lei vede un governo politico forte, capace di arginare tutte le emergenze che abbiamo davanti a noi? O crede che ci sia bisogno di massima condivisione, dunque di un governo più largo possibile, che si occupi della questione energetica nazionale e della questione sociale che rischia di esplodere in autunno?

Per rispondere a questa domanda servirebbe, più che un costituzionalista, un indovino. Dovrei risponderle come la Sibilla Cumana al soldato che va a consultare l’oracolo sull’esito della propria missione: ibis, redibis non morieris in bello (Andrai ritornerai e non morirai in guerra). Quindi con una frase, tipica dei responsi oracolari, volutamente ambigua (“sibillina”, appunto) che si offre ad una duplice interpretazione, a seconda di come si vuole usare la punteggiatura.

Quindi?

Quindi torniamo seri e restiamo in argomento: in un mese di campagna elettorale può succedere tutto. Noi ricordiamo che nel 2013 i primi sondaggi davano Berlusconi all’11% e Bersani a oltre il 40%. Poi sostanzialmente arrivarono quasi a pareggiare. Questo per dirle che non è semplice sapere ora che tipo di governo avremo dopo le elezioni. Quello che possiamo dire è che il Rosatellum, l’attuale sistema elettorale, non ha dato buona prova di sé, perché ci consegna sempre maggioranze politiche fragili. Nel 2018 ci sono voluti tre mesi per mettere in piedi un primo governo fragile (Conte I) e per farne nascere altri due rivelatisi gracili (Conte II e Draghi). Tre esecutivi in quattro anni. Diciamo allora che il Rosatellum non è un sistema elettorale che favorisce la governabilità del nostro Paese. Certo, c’è un mese di campagna elettorale e il risultato può essere il più vario. Molto dipenderà dalle capacità di questa classe dirigente di guadagnarsi il consenso degli italiani. Poi ad ottobre vedremo quale sarà la situazione. Scommettere oggi su chi sarà il prossimo premier dopo le lezioni è come scommettere su chi vincerà i mondiali di calcio in Qatar.

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