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Influenza aviaria, gli ultimi dati e l’analisi dagli Usa

Carolyn Barber, M.D., è una autrice scientifica a livello internazionale e un medico specialista in medicina d’urgenza da 25 anni. È autrice di ‘Runaway Medicine: What You Don’t Know May Kill You’ e cofondatrice del programma per il lavoro dei senzatetto con sede in California Wheels of Change.

A prima vista, alcune delle reazioni degli esperti alla recente ondata di casi di influenza aviaria, sia negli Stati Uniti che nel mondo, potrebbero apparire contraddittorie. Non è necessaria una risposta più urgente? Quanto bestiame verrà sacrificato? Il rischio per l’uomo è davvero così basso da richiedere solo interventi soft?

In realtà, gran parte degli aspetti fondamentali non è più in discussione tra gli epidemiologi. Il virus H5N1 si sta certamente diffondendo. Migliaia di epidemie sono state documentate nelle popolazioni di uccelli selvatici e d’allevamento in tutti i continenti, estendendosi anche alle popolazioni di mammiferi. Secondo un database USDA, solo negli Stati Uniti l’influenza aviaria ha provocato la morte di oltre 96 milioni di uccelli negli allevamenti commerciali e da cortile dal febbraio 2022.

“Il virus ha dimostrato la sua versatilità”

Dal 1997 infezioni sporadiche di H5N1 sono state segnalate negli esseri umani in 24 Paesi, anche se negli ultimi anni sono stati registrati relativamente pochi casi. Ma dopo appena un caso negli Stati Uniti negli ultimi 25 anni, tre lavoratori agricoli sono stati infettati in Usa negli ultimi due mesi.

Allora cosa sta accadendo? La risposta dipende in modo significativo, dicono gli esperti, dalla volontà dei governi e delle persone coinvolte di condurre sufficienti test e di attivare un’attenta sorveglianza per sapere come stanno realmente le cose, e se i risultati saranno tempestivi e trasparenti.

“Mi piacerebbe che venissero effettuati test sierologici molto diffusi sugli esseri umani: sui lavoratori agricoli, i loro familiari, i contatti”, afferma l’epidemiologo Michael Osterholm, direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy. “In questo modo possiamo vedere se ci sono state più infezioni negli esseri umani”. Magari anche senza sintomi.

“Ci sono così tante cose che non sappiamo, e sono proprio le incognite che ci preoccupano di più”, afferma Rick Bright, virologo, esperto di pandemie ed ex capo dell’U.S. Biomedical Advanced Research and Development Authority.

Senza dubbio, dicono i ricercatori, il virus H5N1 dell’influenza aviaria si sta diffondendo tra i mammiferi e si sta dimostrando molto versatile nel passare da una specie all’altra. Ciò include la recente e sorprendente diffusione fra i bovini da latte negli Stati Uniti.

Il primo caso è stato rilevato a marzo, ma il virus è stato ora confermato nelle mucche di più di 85 allevamenti con ben 12 Stati colpiti. Questa diffusione geografica, insieme agli alti livelli di esposizione dei lavoratori nelle aziende agricole, nei macelli, negli impianti di lavorazione del latte e nel latte stesso, preoccupa gli esperti. I Centri per il controllo delle malattie (CDC) hanno messo in guardia dal bere latte crudo non pastorizzato, che potrebbe contenere il virus H5N1.

“Il virus ha dimostrato la sua versatilità nell’infettare qualsiasi mammifero con cui entra in contatto”, afferma Bright. La recente epidemia di H5N1 in un allevamento di uova in Iowa ha portato alla distruzione di 4,2 milioni di polli per prevenire un’ulteriore diffusione. Sono stati infettati diversi tipi di mammiferi, inclusi cani e gatti domestici, volpi rosse, procioni, orsi, linci e alpaca. Nel frattempo, la presenza del virus H5N1 nei topi avvicina – letteralmente  – il virus alle nostre case, poiché i roditori possono essere efficaci veicoli dell’infezione.

L’articolo completo è disponibile su Fortune.com.

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