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Franco Grillini (fondatore Arcigay): il movimento che cambiò l’Italia

Tutti i movimenti politici hanno una storia. Una storia che va raccontata, ricordando le battaglie che sono state fatte in contesti, spesso, molto diversi dal presente. E senza dubbio, Arcigay, la principale associazione Lgbt italiana, ha la sua. Secondo Franco Grillini, politico, attivista, giornalista, psicologo e co-fondatore di Arcigay “raccontare il passato non è solo un esercizio di stile, nient’affatto”. Franco lo definisce “un vero e proprio atto politico. L’attore del cambiamento sul fronte diritti civili nell’Italia della prima repubblica siamo stati noi”. Sono stati i movimenti, i circoli che con la loro diffusione capillare nella società hanno prodotto un mutamento netto nella mentalità degli italiani.

“Quando abbiamo inaugurato il cassero di Bologna (associazione a tutela dei diritti delle persone Lgbt, ndr) nel 1982, al corteo eravamo 150. Erano solamente 150 le persone dichiaratamente gay provenienti da tutta Italia”, racconta Franco. “Oggi, le manifestazioni del pride sono in tutto 55 e a giugno hanno già sfilato più di un milione di persone, orgogliose del loro essere, in tutta Italia”. Sono eventi giganteschi, questi, ma risulta tuttavia difficile comprenderne la portata quando non si conosce la storia da cui scaturiscono.

Così, negli anni ’70 Franco Grillini è già protagonista del movimento studentesco bolognese e responsabile giovani del Partito di Unità Proletaria. “Un tempo essere di sinistra significava essere progressisti, molto schierati. Allora ci si batteva per la rivoluzione, quasi tutti facevano politica”. Tempi di lotta, di cambiamento, impregnati di una violenza politica inaudita. Il Pci di Berlinguer era riuscito a raggiungere il 33% delle preferenze e “a Bologna un cittadino su due era comunista. C’è chi diceva fosse la città più comunista al mondo”, scherza Franco. “Oggi, però, le priorità sono cambiate, la questione ambientale in particolare, poco o per nulla sentita all’epoca, è diventata centrale”.

In questo contesto, ancora negli anni ’70 il movimento Lgbt nasceva molto frammentato, elitario, “non era per nulla facile ‘svelarsi’ e definirsi omosessuale” ricorda Grillini. Ma nel 1985 il punto di svolta; un punto dirimente in questa storia. “In quell’anno si riunirono tutti i circoli esistenti in un’unica associazione nazionale, Arcigay, e questo ci diede una forza politica mai sperimentata prima. Ci permise di essere gli interlocutori privilegiati della politica, dello Stato e dei governi di allora”. Il movimento per i diritti delle persone Lgbt era diventato politico. “Prima viveva di battaglie culturali, anche perché non giriamoci intorno, il cambio di mentalità”, garantisce Franco, “lo si produce a partire da un cambio culturale”.

Ma è il 1982 e in quell’anno viene diagnosticato il primo caso di infezione da Hiv in Italia. Il dramma dell’Aids travolge il mondo, e con esso anche il nostro Paese. Milioni di morti perché, ci ricorda Grillini, “di Aids eccome se si moriva, non esisteva alcun farmaco efficace”, e non è esistito fino al 1996. Eppure, il governo italiano faceva finta di non vedere. “È il 1985 e il ministro della salute in quota Dc, Costanzo Degan, dichiara a reti unificate che l’Aids non è un problema italiano”. Così, Arcigay si sostituì allo Stato, esercitando un ruolo cruciale di sensibilizzazione, identificando l’unico rimedio allora possibile: la prevenzione. “Chi parlava con la gente? Noi, le associazioni, il terzo settore. Abbiamo distribuito decine di milioni di preservativi per le strade salvando migliaia di vite”. Grillini rivendica questa come un’esperienza unica nel panorama mondiale.

Al tempo, anche a sinistra erano in molti convinti che, combattendo battaglie legate ai diritti civili, si sarebbero persi gran parte dei voti dei cattolici e che il voto della comunità Lgbt non li avrebbe compensati. Oggi il dibattito è certamente avanzato. “Non esiste conflitto alcuno tra diritti civili e sociali, sono la stessa cosa”, conferma Grillini e si chiede “quale sarebbe la differenza tra un operaio omosessuale ed uno eterosessuale? Nessuna! Anzi, il modo di essere di una persona è una libertà che bisogna garantire anche sul posto di lavoro, un riferimento che dovrebbe essere inserito anche nei contratti collettivi. Ci stiamo lavorando”, assicura Franco. Mentre nettamente positivo è il giudizio sulla nuova segretaria del Partito democratico Elly Shlein, una donna che, a detta di Grillini “è rappresentanza stessa della rivoluzione in atto. Donna, dichiaratamente bisessuale, giovane e di movimento che è riuscita a strappare un 25% alle elezioni europee e ad aumentare i voti al sud”.

Il lavoro di Franco, però, non si è certo fermato. L’associazione di giornalisti gay.net, di cui è presidente onorario, ha da poco lanciato “Meglio a colori”, una campagna di sensibilizzazione contro i trattamenti di riconversione. Roba di fantascienza? Nient’affatto, purtroppo. Ancora oggi, diversi sono i genitori che si rivolgono a “guru” religiosi per “convertire” i loro figli in eterosessuali.  Queste persone patiscono sofferenze enormi, equiparabili a torture. “Stiamo raccogliendo le firme. Sembrerà assurdo ma tutto ciò accade ancora oggi e se questa pratica barbara viene sottoposta a persone maggiorenni, capaci di intendere e di volere,  deve essere punita e vietata con un disegno di legge ad hoc, come in Germania e in Francia”.

Certo, bisogna essere onesti. Passi avanti ne sono stati fatti, eccome. Mentre infatti “negli anni ’90 esisteva il problema dei cosiddetti ‘omocicli’, quando le aggressioni nei confronti degli omosessuali rimanevano impunite poiché le vittime stesse, per paura di dichiararsi, desistevano dal denunciarle, ora è tutto diverso”. È commosso Franco quando racconta l’ultimo episodio di cronaca avvenuto a Bari dove dieci ragazzini hanno assalito un ragazzo omosessuale. Eppure, “la cosa più sorprendente è stata la folla attorno a lui che è intervenuta contro la baby gang. Erano in cento a proteggere un povero ragazzo”. Nonostante manchi ancora una legge sull’omotransfobia, “i processi si svolgono, le pene si comminano. Ora ci si ribella. Ora le persone non hanno più paura di ‘venire fuori’ e andare a denunciare l’atto omofobo che hanno subito”.

Come sempre, diversi sono i settori che hanno interpretato il cambiamento culturale in atto, a volte prevedendolo. Il giornalismo è uno di questi. “Negli anni ’90 la Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani fu la prima organizzazione privata a riconoscere gli stessi diritti alle coppie di giornalisti omosessuali in un congresso, quello di Cagliari, passato alla storia. Il 70% dei giornalisti votò a favore, frutto anche dell’instancabile lavoro di autorevoli firme della comunità Lgbt, come l’ormai scomparsa Delia Vaccarello e Mario Fortunato”, ricorda commosso Grillini. Giornalismo a parte, bisogna riconoscere che “la vita omosessuale ha dato un contribuito enorme alla cultura, all’informazione, alla creatività e al cinema di questo Paese”.

Strenuo sostenitore delle adozioni per le coppie omosessuali “da laureato a pieni voti in pedagogia con dignità di stampa della tesi”, Franco tiene a ribadirlo, un discorso a parte merita la pratica della Gestazione per altri (Gpa). Innanzitutto, “sono pochissime le coppie che ne fanno uso in Italia perché è molto costosa, per il 98% praticata da coppie eterosessuali. Penso debba essere fatta una distinzione tra sfruttamento del corpo della donna in contesti sociali molto poveri, come in Ucraina o in India e la Gpa etica. Questa esiste. In California, in Canada, sono a decine le testimonianze di donne felici di farlo. Io rispetto la volontà di una donna che, per motivi etici e di solidarietà, senza particolari necessità economiche, fa la gestante per rendere felice una coppia attraverso un gesto d’amore. Il problema è che in Italia”, ribadisce Grillini, “un pezzo del femminismo, quello della differenza, è tornato a parlare di biologismo secondo cui compito di una donna è essere madre. Ma potrà essere madre quando lo vorrà, o no? Le stesse che facevano battaglie per l’interruzione volontaria di gravidanza e che gridavano ‘l’utero è mio e ci faccio quello che voglio’ dove sono finite? La libertà sarà anche quella di procreare per altri o no?”. Un tema controverso, divisivo, che bisogna maneggiare con cura.

A prescindere da tutto, però, una rivoluzione c’è stata. Su questo è d’accordo anche Franco Grillini, che questa rivoluzione l’ha intercettata, l’ha accompagnata, l’ha realizzata. Lui insieme alle altre centinaia di attivisti, attori del cambiamento, che hanno traghettato la comunità dal buio della paura alla luce dell’orgoglio. “Prima vivevamo nella notte, ora viviamo nel giorno, alla luce del sole”. E questo, forse, è già il risultato più grande.

 

 

 

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