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29 Luglio 2020

Da colosso a startup, il progetto italiano della biotech Galapagos

Alessandro Pulcini

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In Europa Galapagos è un’azienda da quasi 900 mln di euro di fatturato nel 2019, una protagonista internazionale del biotech con quartier generale in Belgio specializzata nella produzione di farmaci contro le malattie croniche, in particolare quelle reumatologiche. In Italia, invece, è una startup, nata nell’anno di una pandemia globale. L’implementazione di una nuova sede da parte dell’azienda belga è cominciata a gennaio, e ha dovuto naturalmente affrontare le difficoltà legate al Covid e al lockdown. La preparazione per il lancio del primo prodotto sul mercato italiano, però, è andata avanti, così come sta andando avanti l’evoluzione stessa dell’azienda.

 

L’obiettivo, dice Alberto Avaltroni, VP Country Head di Galapagos Biopharma Italy, è continuare a puntare su ricerca e innovazione, valori fondamentali per la biotech. Ma anche seguire quell’evoluzione che sta portando quello che in origine era un “laboratorio dedito alla scoperta di target proteici alla base delle malattie, e poi allo studio e allo sviluppo di piccole molecole che inibiscono questi target”, verso una dimensione più “commerciale”, quella di un’azienda “che vuole lanciare i suoi prodotti sul territorio”. Il territorio ricorre spesso nelle parole di Avaltroni. Perché, spiega, il modo di prendersi cura dei pazienti sta cambiando. “Il sistema sanitario nazionale così come è ha un baricentro fortemente spostato sull’assistenza ospedaliera”, dice, “nel momento in cui l’ospedale è stato messo sotto stress molti pazienti come quelli affetti da malattie infiammatorie croniche sono stati lasciati a casa, addirittura ci sono dati che dicono che il 40% ha dovuto sospendere o rivedere il proprio trattamento”. Quindi “come company che sta entrando in un mercato in grande trasformazione stiamo monitorando in maniera attenta come il sistema sanitario nazionale si trasformerà dopo l’emergenza, perché lì potrebbe esserci il need maggiore per pazienti e clinici, ed è un po’ questo il nostro scopo: soddisfare esigenze mediche non ancora pienamente soddisfatte”.

 

Tra gli obiettivi, spiega, c’è quello di proporre prodotti che possano essere complementari a questo tipo di assistenza, ad esempio implementando l’assunzione orale dei farmaci: portare il prodotto al paziente piuttosto che portare il paziente in ospedale. L’impegno a supporto del Ssn può arrivare anche con una condivisione in termini di spesa, alla digitalizzazione e alla telemedicina. “Da questo punto di vista le malattie infiammatorie croniche potrebbero essere un laboratorio molto fertile per trovare soluzioni da adattare poi ad altri ambiti”. 

 

Il percorso di Galapagos passerà probabilmente anche dalle collaborazioni con altre aziende, soprattutto nell’allargamento del raggio d’azione all’assistenza sul territorio: “Ce ne sono molte che offrono soluzioni valide, ad esempio sulla telemedicina, e che potrebbero affiancarci nelle proposte di collaborazione con le strutture sanitarie”. Galapagos, dice il VP, “si vuole presentare come una startup un po’ differente, che vuole investire sul territorio italiano e nelle eccellenze italiane. Abbiamo anche una collaborazione per un prossimo prodotto con la Fis, Fabbrica italiana sintetici, che produrrà per Galapagos a livello globale un principio attivo”. È questo l’approccio dell’azienda nelle nazioni dove apre nuove filiali, “esplora le possibilità di sinergie sul territorio che possano portare valore aggiunto al territorio stesso, e nuovo business per Galapagos”. In ogni caso, i cardini principali della filiale saranno sempre innovazione e ricerca. “Galapagos si è distinta nel passato come biotech leader a livello europeo in ricerca e sviluppo. Ancora adesso se ne occupa il 75% degli oltre mille impiegati dell’azienda, e vogliamo continuare ad investire in questo settore. L’obiettivo è però anche quello di diventare un player riconosciuto, affidabile e attendibile, e di lanciare prodotti di successo nel mercato farmaceutico”.

 

La scelta di aprire in Italia, in questo senso, è stata strategica. “Le aree di sviluppo clinico che seguiamo vedono nell’Italia uno dei Paesi di eccellenza nella comunità scientifica. La collaborazione con la comunità scientifica italiana è fondamentale. Nei prossimi mesi diversi nostri prodotti entreranno in sviluppo clinico, in fase 2 e fase 3, e diversi centri italiani saranno coinvolti. Da questo punto di vista l’Italia rappresenta, ancor prima di un business, un’opportunità di sviluppo di farmaci. Una nota interessante è che a capo dello sviluppo della medicina traslazionale in Galapagos ci sono degli italiani. L’eccellenza del nostro Paese è già molto riconosciuta nell’azienda”.

 

Il primo prodotto, il Filgotinib, verrà lanciato nella “seconda metà del 2021”: si tratta di un farmaco contro l’artrite reumatoide, racconta Avaltroni, e verrà commercializzato insieme a Gilead, il gigante mondiale del biotech, che in Galapagos crede molto: nel 2019 ha puntato 5 mld di dollari sull’azienda belga. “Il fatto che Gilead abbia creduto nella realtà Galapagos credo sia indicativo della bontà del progetto. Di fatto nell’accordo tra le due aziende da un lato c’è l’expertise di un’azienda farmaceutica a livello globale, con una visione dovuta all’esperienza nell’innovazione  terapeutica che ovviamente è utile a Galapagos. Dall’altra parte credo che Gilead abbia trovato in noi una piattaforma pionieristica di Ricerca e Sviluppo in continua evoluzione, sorgente di nuove terapie che coprono unmet needs sempre più specifici”. Insomma, una situazione “di sinergia per le due company”. Nella co-commercializzazione prevista dalla partnership con Gilead su questo primo prodotto, è stabilito che in Italia Galapagos avrà le indicazioni reumatologiche, mentre Gilead porterà le indicazioni gastroenteriche. “abbiamo appena ricevuto parere positivo dal CHMP di EMA e stiamo attendendo ora la ratifica dell’approvazione europea, che dovrebbe arrivare a settembre”. E al lancio del farmaco, quindi a fine 2021, i dipendenti italiani saranno diventati già circa 55, dice Avaltroni. 

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