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C’è un’altra pandemia oltre a quella, assai più nota, da Covid-19, e riguarda le infezioni da germi resistenti agli antibiotici. Si stima che nell’Unione Europea la resistenza antimicrobica sia responsabile di circa 33.000 decessi all’anno. L’Italia detiene insieme alla Grecia il primato per diffusione di germi resistenti, e si colloca al primo posto per numero di decessi annui, circa 10.000. Il 75% delle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici è associata all’assistenza sanitaria (ICA), per lo più in reparti come terapie intensive (14,8%), medicine (7%), chirurgie (6,8%), riabilitazioni (6%), geriatrie (5,4%), più esposti per la concentrazione di pazienti fragili. Le patologie maggiormente associate a batteri resistenti sono le polmoniti (24%), seguite dalle infezioni delle vie urinarie (21%), delle ferite chirurgiche (16%), del torrente circolatorio (16%) e gastrointestinali (7%).

I batteri patogeni multiresistenti sono responsabili dell’allungamento della degenza media dei ricoveri a causa di complicanze, e quindi di maggiori costi della assistenza, e all’origine di casi di sospetta malpractice. Tra il 2004 e il 2017 in Italia è stato registrato un incremento del 7,1% dei sinistri derivanti da infezioni, con un costo totale superiore ai 66 milioni di euro, e un costo medio (€ 118.540) significativamente maggiore rispetto a quello rilevato per tutti i sinistri (€ 93.000).

Nel 2015 l’OMS si è data una strategia e un Piano di azioni globale per contrastare il fenomeno. Anche l’Europa ha varato un suo piano d’azione nel 2017, ripreso successivamente dalla Strategia farmaceutica per l’Europa. Il 2017 è stato anche l’anno del Piano italiano, che si ispira nella impostazione ai piani dell’OMS ed europeo, e punta in particolare al rafforzamento dei sistemi di sorveglianza, alla riduzione della frequenza delle infezioni da microrganismi resistenti agli antibiotici e associate all’assistenza sanitaria ospedaliera e comunitaria.

Nonostante a tutti i livelli, dall’OMS alle politiche italiane, passando per l’Unione Europea, si confermi la volontà di procedere nel contrasto delle antimicrobico-resistenze attraverso una strategia tripartita, basata sull’utilizzo più consapevole degli antibiotici esistenti, sulla prevenzione dei fattori di rischio infettivo e sulla ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici, di fatto queste tre politiche non sembrano marciare, a tutt’oggi, alla stessa velocità. Si investe con maggiore o minore efficienza nel rafforzamento dei sistemi di sorveglianza e nella prevenzione dei fattori di rischio. Si dedicano risorse alle attività di informazione e formazione per un utilizzo più prudente degli antibiotici esistenti. Ma non si vedono ancora politiche in grado di promuovere investimenti adeguati in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici con nuovi meccanismi di azione, equità di accesso alla innovazione esistente o forme innovative di remunerazione, tutti elementi che potrebbero contribuire ad innescare un circolo virtuoso.

L’antimicrobico resistenza ci rinvia, come spesso accade in sanità, una complessità ineludibile. Approccio One Health, rilancio degli investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione nei processi autorizzativi e remunerativi, inserimento negli algoritmi terapeutici, garanzie di accesso al farmaco e suo utilizzo appropriato sono legati da una circolarità che richiede una convergenza virtuosa, in grado di coniugare i diversi elementi delle strategie di contrasto e di valorizzarli, tanto singolarmente che per ciò che determinano integrandosi e interrelandosi tra loro. Sacrificare questa complessità, concentrando l’attenzione prevalentemente, se non esclusivamente, su singoli elementi, finisce per restituirci una fotografia ed una analisi semplificate, con scarse possibilità di orientarci a policy efficaci.

Il progetto punta, quindi, a informare e promuovere maggiore consapevolezza sul fenomeno della antimicrobico-resistenza e sulla sua rilevanza, nella convinzione che delineare con chiarezza tutti gli elementi di contesto, a partire dai dati che collocano l’Italia tra i paesi europei con più elevata prevalenza di microrganismi multiresistenti, possa essere utile ad affrontare il tema attraverso politiche più efficaci.

Particolare attenzione sarà dedicata all’utilizzo degli antibiotici in regime di assistenza ospedaliera e all’impatto sulle resistenze batteriche e sulle infezioni ospedaliere da germi multiresistenti, anche in relazione ai dati sulla mortalità correlata, oltre che agli elementi che possono contribuire a sostenere e promuovere l’accesso alla innovazione nella antibiotico-terapia. Altrettanta attenzione sarà dedicata alla promozione del dibattito sulle politiche di contrasto alla antimicrobico-resistenza, con particolare attenzione per la riduzione del rischio infettivo, le misure a sostegno di ricerca e sviluppo di nuovi antimicrobici, il superamento delle disomogeneità territoriali nei comportamenti prescrittivi, l’innovazione nella comunicazione sul tema, attualmente limitata per lo più alla inappropriatezza nell’utilizzo di antibiotici.

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