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La pandemia da Covid-19 ha contribuito a mettere in risalto molte criticità del sistema sanitario nazionale, soprattutto nella gestione e nella cura dei pazienti non Covid-19, con un grave danno per le condizioni di salute degli stessi.

Tra i principali pazienti che hanno sofferto tale condizione, vi sono sicuramente quelli oncologici i quali hanno visto a lungo sospendere le loro terapie o i loro interventi a causa degli ospedali in piena emergenza.

In particolare, il paziente oncologico cronico è quello che ha maggiormente risentito del ritardo nelle cure, della difficoltà a raggiungere l’ospedale per i trattamenti, così come del confronto e controllo da parte del clinico curante, con ciò che questo significa sulla propria vita.

La pandemia, però, ha nei fatti accentuato una precedente difficoltà nella gestione dei pazienti oncologici, e di quelli oncologici cronici in particolare: le Reti Oncologiche Regionali (ROR), che stentano ad essere implementate nelle varie Regioni.

È fondamentale parlare oggi di questi temi, in quanto l’Italia ha a disposizione importanti strumenti finanziari, incardinati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), e normativi ripartendo dal Piano Oncologico Nazionale (PON), dalla revisione del DM70/2015  sugli standard ospedalieri e dal “DM/71” sugli standard territoriali di prossima emanazione. 

Tale contesto impone la necessità di analizzare e comprendere i nuovi bisogni del paziente oncologico in modo che possa essere migliorata la sua qualità di vita ed è su questa finalità che si fonda il Progetto “Il diritto alla scelta della cura: il paziente oncologico al centro degli investimenti in sanità“.

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