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I nodi della telemedicina, tra burocrazia e deontologia

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I nodi della telemedicina, tra burocrazia e codice deontologico. Intervista a Filippo Anelli, Presidente Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. La versione originale di questo articolo, a firma di Margherita Lopes, è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo 2021.

 

IL CORONAVIRUS ha imposto la brusca accelerazione della dematerializzazione delle ricette, e la telemedicina è decollata. Ma come hanno reagito i medici italiani, e a che punto siamo nel percorso verso una sanità più flessibile e vicina al cittadino? Ne abbiamo parlato con Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri), che rappresenta circa 460mila camici bianchi italiani.

“Quando parliamo di telemedicina e digitalizzazione delle cure abbiamo un aspetto burocratico e uno assistenziale. Prima della pandemia le ricette più che dematerializzarsi si erano decolorate, passando da rosse a bianche, ma erano sempre su carta. Con la pandemia c’è stata la vera dematerializzazione, che appariva impossibile fino a pochi mesi prima. La carta è sparita e oggi la prescrizione oltretutto viene tracciata. Questo è stato importante per noi e per i cittadini, che hanno avuto un servizio più agile e moderno”.

 

Dove siamo ancora in ritardo?

Nel rapporto con gli ospedali: i referti non arrivano in maniera telematica, le cartelle cliniche non si parlano ancora. È auspicabile che questo cambi presto: ci consentirebbe anche valutazioni preziose sul piano statistico. Quanto alle prenotazioni, si va ancora a singhiozzo.

 

E se parliamo dell’aspetto assistenziale?

La diagnostica che funziona meglio è la telecardiologia: gli elettrocardiogrammi viaggiano con refertazione elettronica senza problemi, così come gli holter cardiaci e pressori. Ma il costo non è a carico del Ssn; la gestione delle centrali che dovrebbero codificare la prestazione ed eventualmente la second opinion non si è ancora sviluppata. Ma attenzione, il teleconsulto potrebbe essere risolutivo anche per snellire le prestazioni. Si tratta di un campo da sviluppare, anche perché non crea nessun problema: il medico sul posto fa la visita e può valutare anche la volontà del cittadino di essere sottoposto a teleconsulto. Il diritto del cittadino all’autodeterminazione deve essere sempre rispettato. Quanto alla televisita, c’è un po’ di confusione, sebbene la Conferenza Stato-Regioni abbia provato a chiarire una serie di passaggi. Noi abbiamo in itinere una modifica del Codice deontologico, che consentirebbe di utilizzare questo importante strumento. Ma ci sono delle preoccupazioni: attualmente la refertazione di quello che il medico vede è legata alla prima visita in presenza. La cosa più semplice è ricorrere alla telemedicina per il follow up, ovvero il controllo a distanza, in modo che ci sia una prima valutazione oggettiva e precisa. Rimane aperto il campo della refertazione e della certificazione di malattia, che al momento non è possibile fare per via telematica.

 

Sono due gli articoli ‘chiave’ del Codice: il 78 prevede che “il medico, facendo uso dei sistemi telematici, non può sostituire la visita medica che si sostanzia nella relazione diretta con il paziente, con una relazione esclusivamente virtuale; può invece utilizzare gli strumenti di telemedicina per le attività di rilevazione o monitoraggio a distanza, dei parametri biologici e di sorveglianza clinica”. L’art. 24 recita: “Il medico è tenuto a rilasciare alla persona assistita certificazioni relative allo stato di salute che attestino in modo puntuale e diligente i dati anamnestici raccolti e/o i rilievi clinici direttamente constatati od oggettivamente documentati”. Ma a che punto siamo?

Il dibattito è aperto. Siamo in fase avanzatissima per procedere alla modifica.

 

C’è poi il campo dei dispositivi medici.

Abbiamo mini-apparecchiature condensate che, in scatolette di 4-5 cm quadrati, permettono di fare elettrocardiogrammi, saturimetria, misurazione di pressione, diabete e altri valori. C’è una però una grande giungla, con tantissime aziende che si propongono e corsi di formazione spesso non a carico del Ssn. Forse sarebbe opportuno che la gestione della formazione fosse centralizzata. Poi c’è la preoccupazione che gli strumenti di carattere telematico possano finire per rivelarsi forme di controllo dell’attività professionale.

 

Come reagiscono i medici?

Positivamente, ma non possono essere soli. Serve una regia, ma soprattutto serve un modello di lavoro in team multiprofessionale, che consenta di erogare più prestazioni possibili. Abbiamo 30 professioni sanitarie, ma da questo punto di vista siamo 20 anni indietro.

 

E i pazienti sono contenti?

No. I pazienti vorrebbero il loro medico, e questo ce lo ha insegnato anche la pandemia. Il rapporto umano resta fondamentale.

 

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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