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Draghi blinda Speranza e lancia l’operazione fiducia

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Parole nette, con le pause che servono a renderle più efficaci. “Ho detto a Salvini che ho voluto io Speranza nel governo e che ho grande stima per lui”. La risposta di Draghi, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, vale più di qualsiasi retroscena e punta a chiudere ogni dubbio rispetto alla posizione del ministro della Salute. Sia quando parla di possibili riaperture, che saranno legate anche “al parametro che riguarda la percentuale di vaccinazione delle categorie a rischio”, sia quando si parla del caso AstraZeneca il premier non rinuncia alla fermezza. “Ma con che coscienza ci sono persone che saltano la lista d’attesa cercando di farsi vaccinare prima, pur sapendo che in questo modo si lascia esposto a rischi chi ha più di 65 anni o qualche fragilità e, di conseguenza, un rischio concreto di morte?”. Facendo poi riferimento anche al personale sanitario: “Non vogliamo che si allarghi la platea a quelli che non sono in prima linea”. L’obiettivo dichiarato è di “vaccinare entro aprile tutti gli over 80 e gran parte degli over 75”.

La campagna di vaccinazione

“Per ricostriure la fiducia bisogna ascoltare le parole del prof. Locatelli”. È l’assist per il coordinatore del Cts. “Guardiamo al Regno Unito, prima della vaccinazione, in larga parte con AstraZeneca, si registravano fino a 1700 morti al giorno, oggi sono quasi azzerati”. Ecco, a questo serve il vaccino AstraZeneca. E Draghi ricorda un altro elemento utile, il buon esempio: “Mi sono vaccinato con AstraZeneca e non l’ho fatto alla leggera”. È l’operazione fiducia che punta a rimediare anche agli errori di comunicazione fatti in queste settimane.

Il Recovery Plan

Draghi torna a parlare della necessità di “riacquistare il gusto del futuro, è importantissimo”. Vale “per la digitalizzazione e per il resto”. Perché il PNNR “è orientato a colmare i gap” che il Paese ha accumulato. Il Presidente del Consiglio non nasconde le difficoltà che ci sono. “Non abbiamo credibilità per la capacità di investire, l’abbiamo persa molti anni fa. Bisogna cambiare tutto per diventare credibili e per superare gli ostacoli a livello politico, istituzionale, amministrativo, contabile e anche giudiziario. Occorre chiedersi se l’attuale contesto è efficace per l’attuazione del piano”. E la risposta, implicita, è che non lo è. Deve essere questo il punto di partenza. Draghi smentisce poi qualsiasi ipotesi di ritardo. “Sì, consegneremo il piano entro il 30 aprile”, scandisce.

La Turchia e la Libia

Stessa determinazione quando si parla di Turchia e di Libia. “Non condivido assolutamento il comportamento di Erdogan” e “mi è dispiaciuta l’umiliazione” subita dal presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Soprattutto: “Con questi dittatori”, perché è così che vanno chiamati, “bisogna mostrare franchezza nell’evidenziare le differenze di vedute, di comportamenti, di visione della società” ma è necessario anche “cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese”. Draghi fa riferimento sempre alla franchezza e alla cooperazione, dichiarando di voler avere rispetto all’immigrazione, dopo le polemiche sollevate dai suoi ‘ringraziamenti’ per l’attività dei libici, “un approccio umano, equilibrato ma anche efficace”, perché “non si può far finta che il problema non esista”. Parla della “preoccupazione per il rispetto dei diritti umani” e “dell’orientamento a superare il sistema” dei campi profughi. Ma non ammette di aver sbagliato dichiarazione, come avrebbe pouto fare.

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