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Investire sull’ossigeno per combattere Covid

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Per sconfiggere Covid-19 non bastano i vaccini e i dispositivi di protezione individuale, servono anche investimenti significativi per la fornitura di ossigeno a livello globale. Nella maggior parte dei Paesi a medio e basso reddito, dove i vaccini non sono arrivati o sono ampiamente insufficienti, chi contrae la malattia in forma grave e non ha accesso all’ossigeno continuerà a morire.

È quanto sostiene Medici Senza Frontiere nel documento “Gasping for air – Senza fiato”, che illustra gli effetti della mortale carenza di ossigeno per i pazienti Covid-19, dall’India allo Yemen, e chiede che il prezzo dell’ossigeno sia regolamentato per evitare aumenti ingiustificati.

L’ossigeno è il trattamento più importante per i pazienti Covid-19 gravi e critici, ma nei Paesi a medio e basso reddito è spesso insufficiente a causa di impianti per l’erogazione trascurati da decenni” dichiara Marc Biot, direttore delle operazioni di Msf.

Già prima della pandemia vedevamo morire per la carenza di ossigeno troppi pazienti affetti da polmonite, malaria, setticemia, o bambini prematuri. Covid-19 ha acuito drammaticamente il problema. Le scorte instabili di ossigeno uccidono”, ribadisce Biot.

Nei paesi dove operano le squadre di Msf, gli ospedali e i centri sanitari spesso fanno affidamento su catene di fornitura di ossigeno instabili e costose. Mentre gli ospedali nei paesi ricchi hanno i propri impianti di ossigeno, i pazienti nei paesi a medio e basso reddito devono affidarsi a bombole di ossigeno ingombranti e costose che si esauriscono rapidamente o piccoli concentratori che non sono sufficienti per un paziente in condizioni critiche.

Queste persone non solo sono in fondo all’iniqua coda globale dei vaccini, ma non possono nemmeno ricevere cure quando si ammalano perché non hanno accesso all’ossigeno di cui hanno bisogno” continua il direttore delle operazioni di Msf.

Oltre all’India, che sta vivendo una situazione catastrofica, la città di Aden, in Yemen, è un altro esempio della grave carenza di ossigeno a livello globale. Di recente, l’ospedale supportato da Msf è arrivato ad utilizzare oltre 600 bombole di ossigeno al giorno e non ha potuto ricoverare nuovi pazienti perché pieno oltre la propria capacità.

“I numeri ora si stanno stabilizzando, ma sappiamo già che andremo incontro a un nuovo picco e che non riusciremo a far fronte alle richieste di ossigeno per curare i pazienti più gravi. Come medico è davvero angosciante vedere come, a ogni nuova ondata di Covid-19, i paesi rimangano impreparati e le équipe mediche vengano lasciate senza i farmaci di cui hanno bisogno per salvare vite su una così vasta scala” afferma ancora Biot.

Le squadre di Medici Senza Frontiere che lavorano nelle aree più critiche stanno mettendo a punto soluzioni per fornire ai pazienti l’ossigeno di cui hanno bisogno. In Sudafrica, i concentratori di ossigeno, piccoli macchinari che traggono l’ossigeno dall’aria ma non sono abbastanza potenti per i malati gravi di Covid-19, sono stati collegati insieme per aumentarne la capacità.

Nella Repubblica Democratica del Congo, invece, sono state collegate diverse bombole per creare una riserva centrale di ossigeno. Gli operatori sanitari sono stati formati sul corretto uso dell’ossigenoterapia e in alcuni contesti, si è provveduto a regolamentare i prezzi dell’ossigeno per evitare che il costo potesse diventare un’ulteriore barriera in relazione a un ulteriore aumento della domanda.

“Queste soluzioni pratiche salvano la vita dei pazienti e ne abbiamo sempre più bisogno. Bisogna fornire più concentratori, specialmente nelle zone rurali in cui non esistono impianti di produzione di ossigeno”, continua Biot.

Lo stesso direttore delle operazioni di Msf continua ribadendo che il prezzo dell’ossigeno deve essere regolamentato e che “bisogna creare e mantenere scorte di sicurezza e catene di fornitura affidabili per le strutture che fanno affidamento su bombole di impianti preesistenti”.

Queste misure “sono indispensabili per salvare la vita delle persone, mentre aspettiamo che i governi affrontino la scarsità di investimenti strutturali nella fornitura di ossigeno che lasciano i pazienti senza fiato”, conclude Biot.

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