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Euro 2020, the show must go on (nonostante Covid)

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La posizione dell’Uefa è perentoria: Euro 2020 continuerà a giocarsi dove previsto. A prescindere da dove il rischio Covid, con la sua variante delta, è oggettivamente più alto. Leggasi, Londra. “Tutte le rimanenti partite di Euro 2020 si svolgeranno come programmato. Le misure di mitigazione adottate in ciascuna delle sedi del torneo sono completamente allineate con le normative decise dalle competenti autorità sanitarie locali. Le decisioni finali sul numero di spettatori che assisteranno alle partite e i requisiti di ingresso nelle nazioni ospitanti e negli stadi ricadono nella responsabilità delle autorità locali competenti, e la Uefa segue tassativamente tutte queste misure”.

Parole che vogliono mettere un punto, dopo le polemiche e le discussioni di questi giorni. Anche il premier italiano Mario Draghi si era espresso contro la finale a Londra: “Non va giocata dove c’è un picco dei contagi”. Una valutazione di buon senso che non ha evidentemente trovato sufficiente sostegno. In questo caso, è la politica a doversi adeguare alle priorità espresse dal governo del calcio: ha deciso che l’Europeo della rinascita non vada intaccato dal timore, legittimo perché supportato dai numeri, che la manifestazione possa rivelarsi un clamoroso boomerang nell’evoluzione della pandemia.

Il rischio è concreto. Già la circolazione dei tifosi per l’Europa desta preoccupazione e i numeri sui contagi dimostrano che la creazione di focolai è inevitabile. Dopo quelli in Finlandia e Danimarca, anche la Scozia ha comunicato che quasi 2mila casi registrati negli ultimi giorni sono collegabili a eventi legati a Euro 2020: 1254 persone, ovvero due terzi dei contagi, erano stati a Londra per assistere a Inghilterra-Scozia del 18 giugno.

Ora, si teme l’arrivo dei tifosi inglesi a Roma, per il quarto di finale in programma il 3 luglio, nonostante il ministero dell’Interno abbia invitato i supporter a non venire in Italia e lo stesso governo britannico abbia consigliato di rimanere a casa. In teoria, ci sarebbe la quarantena di cinque giorni da osservare. In pratica, il rischio è che le regole e i controlli vengano aggirati.

La situazione sembra essere sfuggita di mano. Nonostante la preoccupazione espressa anche dal mondo scientifico. Dura la presa di posizione del virologo Roberto Burioni.

 

 

In una fase in cui la vita sociale e l’economia, strettamente connesse tra loro, sono appena ripartite, il rischio è di vanificare gli sforzi fatti per l’incapacità di prendere decisioni coerenti con l’evolversi della situazione. ‘The show must go on’, è il mantra che arriva dai vertici del calcio europeo. E i governi sembrano volersi adeguare. Sperando che, come già successo la scorsa estate, non ci si ritrovi a contare un’altra volta i danni prodotti dall’euforia della ripartenza.

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