Dall’inglese all’hindi: come cambia il carattere di Claude in base alla lingua

anthropic claude

Se le fai una domanda in inglese, controlla e mette in discussione la richiesta. Se lo fai in russo, diventa ancora più scrupolosa. In italiano tende a essere assertiva ma prudente. Non è certamente come con l’hindi: affettuosa e perfino scherzosa. Claude, l’intelligenza artificiale di Anthropic, cambia approccio, “personalità” e modalità di risposta in base alla lingua con cui le si parla. A dimostrarlo è una ricerca pubblicata dalla stessa società statunitense, che ha analizzato 309.815 conversazioni anonime, di cui oltre 15 mila in italiano.

Lo studio è stato condotto su conversazioni raccolte nell’arco di due settimane, nel maggio 2026. I ricercatori hanno preso in esame le venti lingue più utilizzate su Claude.ai e tre versioni del modello: Sonnet 4.6, Opus 4.6 e Opus 4.7. Per evitare che le differenze dipendessero semplicemente dagli argomenti trattati, Anthropic ha controllato variabili come il tipo di richiesta, il tema della conversazione e i valori già espressi dall’utente. L’obiettivo era isolare l’effetto della lingua sul comportamento del modello.

Ma come sono arrivati a questa conclusione? Anthropic ha osservato quattro aspetti del comportamento di Claude: tende ad assecondare l’utente oppure preferisce segnalare errori e possibili rischi? Usa un tono affettuoso oppure richiama l’interlocutore a un maggiore rigore? Risponde in modo approfondito o va subito al punto? Presenta le proprie risposte come certe o ammette con facilità i margini di incertezza?

L’AI adatta tono, rigore e stile

Nelle 15.559 conversazioni analizzate in italiano Claude non mostra comportamenti estremi, ma emerge un profilo piuttosto definito. Rispetto ad altre lingue, l’assistente tende a essere prudente nelle affermazioni, offre risposte articolate e manifesta i propri limiti o le aree di incertezza.

In altre lingue il cambio di “carattere” è ancora più evidente. L’hindi produce il Claude più caloroso: usa volentieri l’umorismo, rassicura anche senza essere invitato a farlo e adotta formule molto cortesi. Anche in arabo l’assistente è caldo e accomodante, conferma più spesso le idee dell’interlocutore e adatta il tono al suo stato emotivo.

Con l’inglese, invece, Claude è più incline a mettere in discussione la richiesta dell’utente e a evidenziarne eventuali criticità. In russo adotta un approccio ancora più rigoroso e cauto, verificando con maggiore attenzione le informazioni prima di fornire una risposta. Differenze che, secondo Anthropic, non dipendono da istruzioni specifiche date ai modelli, ma riflettono le diverse convenzioni linguistiche e culturali apprese durante l’addestramento.

Anche il modello scelto fa la differenza

A fare la differenza è anche il modello al quale ci rivolgiamo. Sonnet 4.6 risulta il modello più caloroso, accomodante e incline all’umorismo. Opus 4.7 è invece più prudente e rigoroso, spiega più diffusamente il proprio ragionamento e non esita a contraddire l’utente quando lo ritiene necessario. Opus 4.6 è quello che va più rapidamente al punto.

Per chi utilizza l’intelligenza artificiale nel lavoro, soprattutto in contesti internazionali, il messaggio è chiaro: la stessa domanda può ricevere risposte diverse non solo per il contenuto, ma anche per il tono, il livello di cautela e il modo in cui il modello sceglie di interagire con l’utente.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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