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Telemedicina, tappe di una rivoluzione in corso. L’analisi

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Covid-19 ha accelerato l’evoluzione della telemedicina, ma anche la digitalizzazione in sanità. “Pensiamo solo alla dematerializzazione delle ricette, prevista da un decreto ministeriale del 2011 e divenuta realtà solo a marzo del 2020“, come ricorda Elisa Stefanini, counsel di Portolano Cavallo, ricostruendo le tappe di “una rivoluzione in corso” nel nostro Paese. Con tappe serrate proprio a causa della pandemia.

“Da dicembre, poi, la dematerializzazione ha riguardato anche le ricette bianche. E proprio questo aspetto, insieme allo sviluppo della telemedicina, può portare ad una dematerializzazione ancor più avanzata, con il farmaco direttamente a casa del paziente. Per quanto riguarda in particolare la telemedicina”, dopo anni di promesse, “nel periodo del lockdown, per via della necessità di assistere i pazienti a distanza, si sono mosse le singole Regioni che nel corso del 2020, ancora nella cornice delle linee guida del 2014, hanno emanato varie delibere, regolamentando i servizi e le tariffe previste per determinate prestazioni”.

Un’accelerazione importante, “che ha anticipato l’emanazione nel dicembre 2020 delle nuove linee guida nazionali sulla telemedicina. Un documento molto importante – evidenzia Stefanini – perché segna un cambio di passo rispetto al passato. Le indicazioni sono più dettagliate e precise, anche in relazione a requisiti, condizioni, obiettivi, limiti e modalità di queste prestazioni. Tra l’altro, è stato detto che tutti i trasferimenti di dati, video etc dovevano essere crittografati. Non solo, è previsto un centro di coordinamento tecnico per ogni struttura, un responsabile sanitario della telemedicina, e questo è importante anche per verificare l’idoneità e l’efficacia della prestazione”.

“Viene ribadita l’importanza dell’integrazione con il fascicolo sanitario elettronico e l’accessibilità di quest’ultimo per i medici, in qualsiasi parte d’Italia si trovino”. Anche se restano alcuni problemi, legati all’interoperabilità delle piattaforme. Ma anche qui le cose si stanno muovendo. “Proprio a giugno la Consip ha pubblicato una gara da 600 mln per la sanità digitale, per l’affidamento di servizi applicativi e di servizi di supporto”, ricorda il legale.

Sono stati coinvolti “soggetti esterni rispetto agli ospedali, per fornire loro ciò che è essenziale per erogare servizi di telemedicina e per la dematerializzazione delle cartelle cliniche. In questo bando dal punto di vista della privacy è richiesto che tutte le infrastrutture previste dalla gara vadano disegnate in compliance con i principi della privacy e che rispettino le linee guida in materia”. Insomma, la rivoluzione è in corso ormai, e l’obiettivo è quello “di fornire tutto ciò che serve per far funzionare davvero il sistema”.

Per Stefanini, oltretutto, la telemedicina sarà uno strumento “per portare più fluidità ed evitare gli spostamenti in cerca di cure. Un’opportunità per le Regioni per far conoscere le proprie eccellenze. Ma è importante – dice il legale – che tutte le Regioni si muovano per dotarsi delle strutture che consentano loro di offrire i servizi di telemedicina. Non a caso questo bando ha dei lotti per il Nord e per il Sud d’Italia, anche nel rispetto dei Lea (Livelli essenziali di assistenza)”.

Oltretutto la telemedicina “ha in sé la promessa di rendere le cure più capillari: le linee guida prevedono la possibilità di accordi a livello territoriale per fare in modo che si creino hub per fornire dispositivi e assistenza, permettendo anche ai pazienti che non ne sono dotati di accedere a simili servizi”. Una sorta di “ecosistema di prossimità a beneficio del paziente”, sintetizza Stefanini.

C’è poi la questione della privacy. Lo scambio di dati sanitari, infatti, va dal dialogo via social con il medico di famiglia al teleconsulto e alla televisita. “I referti viaggiano, talvolta in maniera non protetta. Ma il Garante si è espresso su questo piano, anche se è vero che le iniziative estemporanee andrebbero affrontate in maniera organica. Il Garante della privacy – ricorda Laura Liguori, partner di Portolano Cavallo – è intervenuto già nel 2019 sui dati sanitari, chiarendo quando è necessario il consenso e quando non lo è”.

“Sul rapporto tra privacy e sanità digitale – aggiunge – posso dire che forse bisogna uscire un po’ dalla retorica che contrappone il diritto alla privacy con quello alla salute. In realtà si tratta di due diritti importanti che devono essere contemperati. E questo in alcuni casi è avvenuto, anche in maniera efficace. Ad esempio, per quanto riguarda il fascicolo sanitario elettronico, il Garante è intervenuto abolendo il consenso in taluni casi e conservandolo in altri; chiarendo insomma le regole”.

Per Liguori non è tanto la privacy ad aver ostacolato la piena operatività di questi sistemi. Piuttosto, “si tratta di questioni tecnologiche e burocratiche che devono essere superate. E anche la formazione avrà un peso importante, perché non solo i medici ma anche i cittadini in alcuni casi non sono ancora pronti ad affrontare questa rivoluzione. Penso al digital gap, che va colmato”.

Una bella sfida, conclude Stefanini, convinta però che “indietro non si torna”.

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