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Allarme salute mentale, una pandemia nella pandemia

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salute mentale

È un po’ come dopo un terremoto. La conta totale dei danni arriva mesi o anche anni dopo. E Covid non fa eccezione. Anche che i suoi danni collaterali stanno cominciando a emergere a pandemia non ancora archiviata.

Lancet ha appena pubblicata una metanalisi che offre una stima dell’impatto del virus sulla salute mentale nel 2020. E i numeri fanno paura. Ci sarebbero stati un eccesso di 53 milioni di casi di disturbi depressivi maggiori (35 milioni dei quali nelle donne) e di 76 milioni di casi di disturbi d’ansia (52 milioni dei quali nelle donne), correlati alla pandemia.

I più colpiti sono risultati le donne e i giovani, e naturalmente le nazioni più devastate da Covid nel 2020 sono quelle che hanno registrato il maggior aumento di questi disturbi della psiche. Un dato sul quale riflettere è che la pandemia ha colpito più duramente i giovani che non gli anziani, sul fronte della salute mentale. La chiusura delle scuole e la limitazione degli spostamenti imposta dai lockdown, hanno ridotto enormemente la possibilità dei giovani di interagire e di studiare con i loro pari; la disoccupazione inoltre ha colpito duramente questa fascia d’età.

“La pandemia di Covid-19 – ha commentato Alize Ferrari, coautrice dello studio, dell’Università del Queensland – ha esacerbato molte disparità preesistenti e i determinanti sociali della salute mentale. Per una serie di ragioni purtroppo le donne sono sempre quelle più a rischio di essere interessate in modo negativo dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia. L’aumento del carico dell’assistenza e della gestione della casa grava per lo più sulle loro spalle; a questo va aggiunto l’aumento della violenza domestica ai danni delle donne, registrato durante i lockdown”.

L’invito che il primo autore, Damian Santomauro, dell’Università del Queensland (Australia) rivolge a governi e decisori pubblici è dunque quello di rafforzare subito i servizi di salute mentale per riuscire a sostenere il peso di questa domanda ipertrofizzata.

Secondo i risultati di questo studio, il primo in assoluto pubblicato sull’argomento ‘impatto di Covid sulla salute mentale’, nel 2020 i casi di disturbo depressivo maggiore sono aumentati del 28% e quelli di disturbo d’ansia del 26%. Le nazioni dove i lockdown sono stati più duri e la chiusura delle scuole più prolungata sono quelle che hanno pagato lo scotto maggiore in termini di salute mentale. Un problema non da poco anche perché questi disturbi psichiatrici possono portare ad un aumento di ideazione suicidaria.

“I risultati della nostra ricerca – commenta Santomauro – evidenziano quanto sia urgente mettere mano ad un potenziamento dei servizi di igiene mentale per far fronte a questo enorme aumento dei casi di depressione e di disturbi d’ansia, a livello planetario. Promuovere il benessere mentale, gestire i fattori di rischio che contribuiscono ai disordini psichiatrici, peggiorati dalla pandemia, migliorare l’offerta di cura per le persone che sviluppano una patologia psichiatrica, dovrebbero essere al centro degli sforzi per migliorare i servizi di supporto. Anche prima della pandemia, molti Paesi avevano dei servizi psichiatrici sottodimensionati e disorganizzati. Far fronte all’aumentata domanda di cure, generata da Covid, potrebbe risultare molto complesso in queste realtà. Ma stare a guardare, senza fare nulla, non rappresenta un’opzione”.

Lo studio ha preso in esame l’impatto della pandemia su questi due disturbi psichiatrici nel 2020, in 204 Paesi del mondo e lo ha fatto passando in rassegna tutti i lavori pubblicati dal 1 gennaio 2020 al 29 gennaio 2021. Da questa revisione sistematica sono stati selezionati 48 studi, la maggior parte dei quali relativi all’Europa (22) e al Nord America (14). Questo pubblicato da Lancet è il primo approfondimento globale sul carico dei disturbi d’ansia e depressivi generati dalla pandemia.

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