Covid da record e vaccini, un obbligo a metà

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Nel terzo anno di pandemia si arriva (finalmente) all’obbligo vaccinale. Un obbligo a metà, limitato agli over 50, che però costituiscono la popolazione più duramente colpita in caso di Covid-19. Secondo i dati della Fondazione Gimbe sono quasi 2,7 milioni gli over 50 ancora a quota zero vaccini e ad elevato rischio di malattia grave e ricovero in caso di contagio.

Li abbiamo chiamati esitanti, indecisi o no vax: sono amici (ex?), colleghi, familiari, concittadini che hanno rifiutato nel corso del 2021 tutti gli appelli. E che, ora – come segnala il report degli ospedali sentinella Fiaso – in caso di contagio spesso finiscono in ospedale e in terapia intensiva.

Ma attenzione: non sono solo gli over 50 senza vaccini a rischiare conseguenze pesanti. I non vaccinati ricoverati in rianimazione sono infatti il 72% del totale. Se però la metà dei no vax, prima di finire in ospedale, godeva di buona salute e non aveva comorbidità, il range di età dei non vaccinati in terapia intensiva è molto ampio: il più giovane ha 18 anni, il più anziano 83 anni. Ecco perché parliamo di un obbligo a metà.

E i numeri dei non vaccinati fanno il paio con quelli del bollettino Covid: i nuovi contagiati il 5 gennaio sono stati 189.109, ancora in aumento, con record ‘bruciati’ di 24 ore in 24 ore. E con  231 morti, che fanno salire a 138.276 il totale di vite perse in Italia dall’inizio della pandemia.

I retroscena ci raccontano di ore di tira e molla nei palazzi del Governo, perché la spinta era per un obbligo generalizzato o almeno rivolto agli over 40. Ma alla fine l’esecutivo ha deciso di mediare: ecco allora l’obbligo per tutti coloro che hanno compiuto 50 anni (o che li compiranno entro il 15 giugno). Per i lavoratori pubblici e privati, per accedere al luogo di lavoro sarà necessario avere il super green pass (che viene dato a chi è vaccinato o guarito da Covid). Senza limiti di età, l’obbligo vaccinale è esteso al personale universitario, che viene dunque equiparato a quello scolastico.

L’obbligo, lo ricordiamo, decorre a partire dall’entrata in vigore del decreto (il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale). Se non ci si vaccina entro il 15 febbraio, scatterà la sanzione. Per chi, a questo punto, rifiuterà di fare il vaccino è prevista una multa di 100 euro. Resta poi la sanzione prevista per gli over 50 che si presenteranno al lavoro senza Super Green pass e che andrà da 600 euro a 1.500 euro.

In definitiva, il provvedimento contiene sostanzialmente l’obbligo vaccinale ma solo per gli over 50 e soltanto fino al 15 giugno, anche per chi è senza lavoro. Ma lascia aperte due domande fondamentali: basterà una sanzione di 100 euro per spingere gli indecisi verso il vaccino? Chi controllerà il rispetto della misura, anche nelle aziende e nelle società più piccole, dove magari gli stessi datori di lavoro sono scettici nei confronti dei vaccini e, fino ad ora, hanno chiuso un occhio? E, infine, l’obbligo limitato agli over 50 basterà a incidere sulla curve dei casi Covid, che appare in rapida crescita?

L’obbligo vaccinale, che ci ha tirato fuori in passato da pesanti epidemie, è una misura adottata mal volentieri dai governi. E questo anche comprensibilmente. Inoltre c’è da dire che la stragrande maggioranza degli italiani ha aderito con convinzione alla campagna vaccinale. Ma contro la variante Omicron, evidentemente, tutto questo non basta. E se l’obiettivo principale adesso è scongiurare chiusure pesanti per un’economia che iniziava a dare segni di ripresa, la socialità è e resta la prima insidia.

Dunque si è scelto di spingere l’acceleratore ancora una volta sui vaccini. Ma il timore è che, senza nuove misure di distanziamento su mezzi pubblici e nei luoghi affollati, senza smartworking massiccio e senza interventi concreti sulla scuola (ma qui ormai siamo rassegnati), l’obbligo per gli over 50 resti una misura efficace a metà.

Un obbligo che, oltretutto, lascia l’amaro in bocca, mentre vediamo (ancora) centinaia di morti in Italia, e mentre in Africa (da dove è arrivata la variante Omicron) solo il 9% della popolazione è immunizzata. Il no ai vaccini sembra duro da sconfiggere proprio come l’egoismo vaccinale.

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