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La stampa 3D che cura le ustioni del viso

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Scienza e tecnologia. In una sola parola: innovazione. Il progetto pilota condotto dal centro di riabilitazione pediatrica Romans Ferrari di Lione in collaborazione con 3DZ – l’azienda distributrice di stampanti 3D nata a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso – è pronto a portare una piccola (grande) rivoluzione nel campo della medicina: presto la stampa 3D per curare le ustioni gravi al viso.

Si tratta di “evitare di procurare un trauma ulteriore alla pelle già indebolita”, ha spiegato Andrea Simeoni, amministratore generale di 3DZ a Fortune Italia. Attraverso un processo non invasivo che sostituisce un “doloroso e fastidioso calco in gesso del volto”.

Il progetto è stato portato a termine nei primi mesi del 2022 e ha raccolto immediatamente l’entusiasmo del centro medico francese, che ha deciso di utilizzarlo al posto del vecchio metodo con il calco in gesso per curare le ustioni al viso di un bambino.

“C’era un’emergenza ed è stata colta l’occasione. La relazione con l’ospedale c’era già, la clinica è sempre stata molto attenta alla tecnologia. Prendere un’impronta è un procedimento che crea molta sofferenza: al bambino come a chiunque. La stampa 3D è in grado di  realizzare delle ortesi facciali, ossia delle maschere realizzate su misura grazie a Eva di Artec 3D, uno scanner che riproduce perfettamente il volto di un paziente nei minimi dettagli. Funziona come una fotografia tridimensionale. All’interno delle ortesi facciali vengono aggiunti dispositivi in silicone. Questi svolgono un massaggio sulla zona ustionata e consentono una migliore guarigione e cicatrizzazione. Il risultato è una maggior precisione e un minore dolore”.

La collaborazione tra 3DZ e Romans Ferrari è stata premiata alla fiera Global Industrie, la manifestazione francese più importante per il settore industriale.

“É un progetto umano“, ha commentato Simeoni.

“L’aspetto secondo me più importante è che la tecnologia di stampa 3D può essere applicata ovunque. Porto un esempio: in alcuni ambiti medicali, come nel settore dentale, è già possibile fare la scansione dell’interno della bocca del paziente. La scansione viene effettuata tramite degli apparecchi piccoli come penne. Il file viene mandato in una clinica in cui modellano il dente, che è poi rispedito via mail in loco. Qui con una stampante economica si stampa il dente definitivo. É una soluzione innovativa che sta prendendo piede soprattutto nei Paesi più poveri, perché un dente costa meno di un euro. Il nostro auspicio è che questa modalità possa essere estesa anche ad altri settori, come appunto quello delle ustioni al viso”.

Ma non solo. L’obiettivo a lungo termine, continua a spiegare Simeoni, è “riuscire a trattare parti del corpo più grandi”.

L’evoluzione futura del progetto risiede nel suo adattamento alla telemedicina: poter scansionare un volto e stamparlo a distanza per creare un tutore di compressione anche quando ci si trova a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza. Ma Simeoni tiene a sottolineare quanto sia fondamentale, adesso, far conoscere questo nuovo processo che ci si augura vada a sostituire quello tradizionale.

Divulgare. Adesso la nostra missione deve essere innanzitutto questa. Per far sì che la tecnologia di stampa 3d venga applicata in quanti più posti possibile al mondo. I vantaggi sono per il paziente, ma anche per la struttura ospedaliera. E, di riflesso, per l’economia“.

I due vantaggi più grandi sono infatti il tempo e il costo. “Lo scanner Eva di Artec 3D è un apparecchio che si tiene in mano come un cellulare. Con questo strumento posso scansionare il viso e la scansione può essere spedita virtualmente in ogni parte del mondo. Basta avere un po’ di connessione internet e posso creare una mascherina senza avere grosse competenze. E con notevoli risparmi sul trasporto, perché è tutto digitale”.

“Per ora curare definitivamente le ustioni sulla pelle è piuttosto complicato. Ma siamo in un momento del processo. La scienza sa come stupirci, ma non è mai magia”.

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