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Tumore, i casi raddoppiano in Europa ogni 10 anni

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​Il dato allarmante pubblicato dalla rivista Lancet Oncology è l’aumento di circa il 41% dei tumori negli ultimi 10 anni in EuropaUn dato che emerge in concomitanza della Giornata Mondiale contro il Cancro del 4 febbraio.

​I numeri relativi ai pazienti oncologici registrati in Europa continuano a essere assolutamente non rassicuranti, nonostante gli immensi sforzi e gli innovativi progressi tecnologici in ambito di diagnosi precoce e personalizzata.

​La prima riflessione è sul ruolo dell’inquinamento ambientale e degli stili di vita errati che hanno un forte rilievo nello sviluppo di patologie neoplastiche. Il cancro, infatti, era considerato una patologia multifattoriale, il cui sviluppo dipendeva da una serie di fattori che necessitano di tempo per agire. Oggi, questo tempo pare si sia ridotto. E tanto, nonostante i miglioramenti del sistema sanitario, della promozione di campagne di screening.

​Tradotto in numeri significa che in Europa ben 23,7 milioni di persone si ammalano di cancro. ​Rispetto all’allungamento dell’età media questi numeri potrebbero, in qualche modo, anche essere giustificati, ma un aumento del 41% tra il 2010 ed il 2020 rappresenta una percentuale veramente elevata e disattesa. L’aumento sarebbe più marcato tra gli uomini, con il tumore maggiormente rappresentato alla prostata (37%); per le donne, invece, la diagnosi di tumore al seno è pari al 43%.

​I dati ottenuti in questo ultimo decennio sono stati confrontati con quelli dal 1978 al 2013. Più in particolare, i ricercatori hanno valutato il numero totale dei casi di tumore (includendo sia le nuove diagnosi, che quelli in cura, che quelli già trattati) nel 2020 analizzando i dati dei 61 registri tumori di 29 Paesi aderenti al programma di ricerca Eurocare-6.

Analizzando l’andamento dei dati è emerso, inoltre, che Germania, Italia, Belgio e Francia registrano un maggior aumento rispetto a Bulgaria, Polonia e Slovacchia. Concludendo, il cancro viene definito come una “patologia genetica ambientale” della quale vengono ritenuti responsabili, oltre all’età, fattori legati allo stile di vita (tabagismo, mancato esercizio fisico, obesità, dieta), e l’esposizione ad insulti ambientali. Ci troviamo di fronte a miglioramenti diagnostici, a un aumento della diffusione dei programmi di screening, a un aumento della speranza di vita, ma anche a un concomitante, progressivo aumento delle patologie oncologiche.

Conseguentemente, il carico economico per sostenere le terapie oncologie sarà cospicuo e avrà delle ripercussioni sui sistemi sanitati e di assistenza sociale per garantire uno stato di salute adeguato alle persone.

È urgente un approccio multilivello, che integri le azioni politiche, l’educazione alla salute e un efficiente sistema sanitario per rafforzare ulteriormente la prevenzione primaria, ridurre il numero di casi e migliorare le possibilità di guarigione.

*Antonio Giordano, oncologo, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia e professore di Anatomia ed Istologia Patologica all’Università di Siena

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