Il modello italiano per la lotta ai superbatteri

Superbatteri, Simposio internazionale 'Top 5 Infectious Disease' a Venezia.

Cambio di passo nella lotta ai superbatteri. Da Venezia la nuova strategia che punta a un approccio personalizzato e basato sui dati.

L’Italia vanta ormai da tempo un triste primato: in Europa si verificano più di 670mila infezioni l’anno da batteri resistenti agli antibiotici, che causano oltre 35mila morti, di cui circa 12mila nel nostro Paese.

“Siamo la Nazione europea con il più alto tasso di antibiotico resistenza: veniamo visti come una ‘pecora nera’, che non riesce a invertire questo trend. Ebbene, abbiamo voluto raccogliere le migliori esperienze internazionali, per identificare le strategie più utili a prevenire le infezioni, fare diagnosi rapide e assicurare un trattamento adeguato. Per raggiungere questi obiettivi è importante confrontarsi con Paesi che abbiano un sistema sanitario e una demografia più simili a noi”. Parola di Marco Falcone, consigliere Simit (Società italiana di malattie infettive) e ordinario di Malattie infettive all’Università di Pisa, che illustra il “modello Italia” contro i superbatteri emerso dalla II edizione del simposio internazionale ‘Top 5 in Infectious Diseases’ di Venezia.

“Coinvolgere esperti che vengono da Asia, Australia, Stati Uniti, Europa ci permette di capire non solo quali sono le strategie più efficaci per contenere questo fenomeno, ma anche quelle più utili per il nostro Paese. Perché i dati ci dicono che la mortalità è alta, ma con determinate terapie innovative si può dimezzare. Dobbiamo capire come e quando utilizzare questi farmaci per non ‘bruciarli’, rendendoli inefficaci”.

Obiettivo: “Fare in modo che l’Italia non resti fanalino di coda. Individuando un ‘modello su misura’, che ci permetta di applicare le soluzioni più idonee”. Anche perché, riflette lo specialista, abbiamo una popolazione anziana cui assicuriamo comunque le cure: “Tanto è vero che abbiamo una sopravvivenza più elevata. La cultura del prendersi cura va conservata, ma spiega anche perché abbiamo più infezioni degli altri e pazienti più fragili”.

Non sarà un’impresa facile

A mettere in guardia da slogan e ‘ricette’ semplicistiche è David Paterson della Saw Swee Hock School of Public Health della National University of Singapore. “C’è un enorme spazio per la prevenzione, ma bisogna essere chiari: non è così facile contrastare l’antibiotico resistenza. Occorre implementare nuove strade”, ha esortato l’esperto, invitando a diffidare dalle soluzioni ‘chiavi in mano’, ma anche a “non perdere tempo”.

Contro i superbatteri si può vincere

Quella contro i superbatteri è una battaglia che si può vincere. A testimoniarlo è, fra le altre, la storia di Sandro Busetto, uno dei tecnici coinvolti nel 2024 nell’esplosione alla centrale idroelettrica di Enel Green Power di Suviana (Bo).

“Gravemente ustionato, fu ricoverato nella rianimazione del Centro ustioni di Cisanello, a Pisa, in condizioni quasi disperate. Ha sviluppato tantissime infezioni, batteriche ma anche fungine. Siamo riusciti a salvarlo grazie all’impiego di più molecole di nuova generazione. Il suo caso è costato tanto alla sanità pubblica, ma oggi questo paziente è guarito e tornato alla vita. Credo che senza un approccio di questo tipo – dice Falcone – oggi non sarebbe con noi. Dunque è vero e sacrosanto che dobbiamo ridurre il consumo di antibiotici, ma l’utilizzo mirato di quelli reserve è un investimento”. In grado di fare la differenza tra la vita e la morte.

“Le infezioni arrivavano una dopo l’altra – ha raccontato Busetto a Venezia – Devo dire che ho avuto un’assistenza eccellente, sia nelle prime fasi che nella riabilitazione. È stata dura, ma non posso che ringraziare tutti. Anche se c’è un paradosso: per un ustionato i prodotti che dovrà usare per tutta la vita, pomate e olii, sono parafarmaci“. E non vengono rimborsati dal Ssn.

Lo studio negli ospedali della Penisola

Nel corso dell’incontro che ha riunito in Laguna oltre 200 specialisti, sono stati presentati gli ultimi dati raccolti in più di 40 ospedali italiani su quasi 1.200 pazienti colpiti da superbatteri. “Ci siamo uniti per creare una struttura: il progetto Resistimit, in cui confluiscono i dati dagli ospedali italiani. In questo modo possiamo finalmente capire meglio i fattori associati alla mortalità e individuare le strategie più efficaci per riconoscere prima i patogeni e per combatterli in modo efficace”.

Il confronto con pharma e Istituzioni

“Dobbiamo portare ai pazienti soluzioni efficaci per sconfiggere questi batteri. La mia azienda – ha testimoniato a Venezia Lucia Aleotti, azionista e membro del Board Menarini – è fra le poche che hanno investito in questa battaglia: abbiamo finanziato la ricerca, il farmaco è stato sviluppato ed è arrivato sul mercato, senza però che ci sia stato un ritorno dell’investimento. Il Governo italiano, devo dire, ha agito su questo fronte, ma la risposta non può essere solo dell’Italia. I nuovi antibiotici devono essere considerati come farmaci orfani”. Per spingere le aziende a tornare a investire nella lotta ai superbatteri.

“Dobbiamo accompagnare il cittadino e prendercene cura a vari livelli”, ha sottolineato il senatore Fausto Orsomarso della Commissione Finanze e dell’Intergruppo parlamentare Prevenzione e controllo delle malattie. “La pandemia da Covid-19 ci ha fatto capire quanto eravamo impreparati sulle malattie infettive: ecco allora che dobbiamo prepararci per affrontare con le armi giuste la prossima minaccia”, ha sottolineato Mara Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute.

Contro i superbatteri è tempo di cambiare paradigma

“La sanità è stata sempre vista come un costo, mentre deve essere considerata un investimento”, ha ribadito Francesco Saverio Mennini, capo del dipartimento della Programmazione del ministero. “Proprio su questo concetto il ministro Schillaci sta costruendo la sanità di domani. Riuscire a trasferire gli antibiotici reserve nel Fondo dei farmaci innovativi è stato un risultato importante: libera risorse, rendendo disponibili le nuove cure rapidamente ai pazienti. Inoltre gli incentivi ‘push and pull’ assicurano che ci sia un ritorno dell’investimento. E questo è importante” perché la ricerca non si fermi.

Da Venezia risuona dunque una sonora sveglia. “Le malattie infettive probabilmente nel 2050 saranno la prima causa di morte a livello globale, più dei tumori e delle patologie cardiovascolari. Serve allora un approccio sartoriale, tagliato su misura: un modello italiano. Perché in effetti siamo un Paese che ha un’altissima prevalenza delle infezioni di batteri resistenti, ma finalmente ci siamo uniti. Dobbiamo e possiamo prevenire queste infezioni, diagnosticarle per tempo e trattarle in modo mirato, per abbattere la mortalità“, scandisce Falcone. E tutelare la salute di una popolazione fra le più longeve al mondo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del maggio 2025 (numero 4, anno 8)

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