Le nonne raccomandano, in questo periodo dell’anno, di ‘vestirsi a cipolla’. Un consiglio che punta a tener lontani virus e malanni di primavera. Il fatto è che “non solo il meteo, ma i cambiamenti climatici possono influenzano la prevalenza dei virus respiratori attraverso diversi meccanismi complessi e interconnessi”. Parola di Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma, che analizza con Fortune Italia l’impatto del clima sulla salute.
Non ci sono più le vecchie stagioni?
“Gli inverni miti possono ridurre la stagionalità di alcuni virus respiratori come l’influenza, estendendo il periodo di trasmissione, mentre un clima più instabile con passaggi frequenti caldo/freddo, può indebolire il sistema immunitario, aumentando la suscettibilità alle infezioni”, ricorda l’epidemiologo.
La stagionalità è uno degli aspetti che caratterizza (o, meglio, caratterizzava?) buona parte delle infezioni virali respiratorie.
“Su base annuale si assiste a tipici incrementi, picchi e decrementi del numero di infezioni. Questa stagionalità dipende da molti fattori di natura ambientale, fra i quali la temperatura e l’umidità sembrano avere un ruolo centrale, perché in grado di modulare le risposte immunitarie dell’ospite rispetto al comportamento infettivo del virus, influenzando quindi la sua trasmissibilità. Considerando le alterazioni che sta subendo la temperatura negli ultimi anni, è plausibile pensare che gli andamenti delle infezioni respiratorie stagionali non rimarranno stabili”, prevede Ciccozzi.
Chi rischia di più
Ma attenzione: “Il corpo umano potrebbe adattarsi con difficoltà a queste rapide fluttuazioni (all’interno di un giorno, più giorni o un’intera stagione), rendendosi così più vulnerabile. Un fenomeno che assume ancora più importanza tra le popolazioni fragili, come gli anziani e i bambini, la cui termoregolazione è più lenta. Per questo motivo sono considerate fra le popolazioni a più alto rischio di mortalità e morbilità a causa di temperature estreme”.
Influenza e virus respiratori: il peggio è passato?
“Tutto questo lo stiamo osservando leggendo i dati degli ultimi mesi 2024 e i primi mesi del 2025. Ora siamo ai minimi di incidenza delle sindromi simil influenzali – puntualizza lo specialista – Diciamo che il peggio è passato dalla 25 settimana del 2025, quando finisce la sorveglianza delle sindromi influenzali da parte dell Istituto superiore di sanità (Iss)”. Anche se i virus non smettono di circolare, e anzi alcuni sono favoriti dall’altalena delle temperature, come sanno bene gli italiani alle prese con sintomi respiratori e gastrointestinali.
Quanto a Covid-19, la Food and Drug Administration (Fda) statunitense prevede di interrompere la raccomandazione della vaccinazione annuale per chiunque abbia meno di 65 anni e non presenti condizioni mediche che potrebbero renderlo più suscettibile a malattie gravi. Quindi sì ai vaccini solo per over 65 e chi ha un rischio alto di avere conseguenze in caso di infezione.
“Potremmo vedere un piccolo innalzamento dell incidenza di Covid che, essendo endemico, ogni tanto può rialzare la testa, ma nulla più”, conclude Ciccozzi.

