Alla scoperta di iRonCub, il primo robot umanoide volante

iRonCub

Come il più geniale e tech dei supereroi, questo robot Made in Italy potrà intervenire in catastrofi e maxi-emergenze. Alla scoperta di iRonCub (che oggi ha imparato a volare, ndr) e dei suoi ‘fratelli’

Spoiler per gli appassionati di supereroi: dimenticate lo stile di volo di Superman e pensate, piuttosto, a quello di Iron Man. Sì, perché il geniale inventore miliardario, playboy e filantropo Tony Stark solca i cieli non grazie a dei superpoteri, ma a un’armatura progettata ad hoc. Si ispira a lui non solo nel nome iRonCub, il primo robot umanoide dotato di propulsori per il volo, frutto dell’ingegno italiano.

Robot: iRonCub vola, la prima mondiale tutta italiana

Con obiettivi ambiziosi: pensiamo a maxi-emergenze come inondazioni, eruzioni vulcaniche, terremoti, conflitti o catastrofi provocate dall’uomo. Muoversi in sicurezza in questi scenari può fare la differenza tra la vita e la morte per i sopravvissuti. Ma bisogna essere veloci e precisi. E un aiuto prezioso potrà arrivare da umanoidi soccorritori in grado di volare.

Ne è convinto Daniele Pucci, un ‘cervello’ di ritorno, pioniere della ricerca sui robot umanoidi aerei. I progetti che ha coordinato hanno dato vita a due gioielli dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: ergoCub, ottimizzato per la collaborazione con l’uomo, e iRonCub, primo robot umanoide volante.

Con i suoi quattro motori a reazione – due montati sulle braccia e due su un jetpack attaccato alla schiena – iRonCub MK3 pesa circa 70 kg. Le sue turbine possono fornire una forza di spinta massima di oltre 1.000 Newton e la temperatura di scarico raggiunge i 600 gradi.

“Abbiamo iniziato a lavorare su questo nuovo segmento della robotica per due ragioni: la prima è legata a scenari di emergenza con edifici parzialmente distrutti e superstiti all’interno, e operatori che devono portare aiuto. La seconda direttamente alla ricerca. Nel primo caso gli interventi possono essere molto complessi, quindi avere una soluzione che riesca a volare, atterrare, spostarsi all’interno di edifici camminando, ma anche essere dotata di mani per aprire porte e spingere valvole, farà la differenza. Per noi volo, camminata e manipolazione si connettevano in un robot umanoide capace di volare. Così abbiamo fatto nascere iRonCub, una delle versioni di iCub“, il celebre robot bambino dell’Istituto, “riprogettato per volare“.

Quanto al capitolo della ricerca, arrivare a un robot che vola “è incredibilmente complesso: i gas di scarico delle turbine raggiungono temperature elevatissime e una velocità supersonica, quindi serviva nuova scienza – sottolinea Pucci, responsabile dell’Unità Artificial Mechanical Intelligence dell’Istituto – per gestire questa complessità. Per dire, abbiamo una collaborazione con Stanford e con il Politecnico di Milano per l’analisi dell’aerodinamica del robot. E stiamo sfruttando i nuovi metodi di intelligenza artificiale per capire come l’androide si deve muovere quando c’è vento. Insomma, questa disciplina sta aprendo nuove frontiere che spingono l’AI a fare un passo in più rispetto alla modellizzazione dei fenomeni fisici”.

Ma quando potremo vedere all’opera il robot volante? “Beh, iRonCub è un prototipo. Abbiamo fatto i primi test di volo e il robot decolla. Ora stiamo lavorando all’atterraggio. Crediamo, con investimenti importanti, che in 5 anni riusciremo ad arrivare a una soluzione in grado di operare davvero in zone di emergenza”. Ma di che cifre parliamo? “Solo per la tecnologia di iRonCub, circa una ventina di milioni”, stima Pucci. I potenziali investitori sono avvertiti.

È invece saldamente ancorato a terra l’altro ‘figlio’ di iCub, ergoCub. Il suo nome deriva dall’unione di “ergo”, per indicare l’attenzione all’ergonomia, e dell’umanoide bambino iCub, piattaforma di riferimento per lo sviluppo anche di questo robot.

ergoCub e iCub3
ergoCub e iCub3

“Si tratta di un progetto in collaborazione con Inail che ha l’obiettivo di ridurre al minimo i rischi per i lavoratori del futuro”, sintetizza il ricercatore. Alto 150 centimetri per 55,7 chili, il robot è dotato di mani ottimizzate per il trasporto di carichi pesanti e di un viso con display Oled flessibile che consente interazioni espressive. È in grado di riconoscere visivamente oggetti e azioni, manipolare i primi con entrambe le mani e collaborare fisicamente con gli esseri umani. I tempi di arrivo nella quotidianità di questa tecnologia “sono molto più rapidi: presto – assicura il ricercatore – avremo un robot pensato come un collaboratore. Quando il lavoratore sta prendendo un carico pesante, lui attraverso l’AI lo capisce, valuta gli sforzi articolari necessari, arriva e si incarica dei compiti più faticosi, in collaborazione ma non in sostituzione dell’essere umano”.

L’interazione con i robot

Questo tipo di ricerca presenta non poche sfide. “L’interazione con i robot può essere fisica, verbale e non verbale. Nel primo caso il robot deve essere cedevole: quando collabora con l’essere umano non deve fargli male. Ma anche l’interazione verbale deve essere curata in modo specifico. Pensiamo a come ci rapportiamo con soluzioni come Alexa, che molti di noi hanno in casa. Magari un adolescente si abitua a non chiedere scusa, per favore o grazie. E poi tende a fare così anche con i genitori. Quanto ad aspetti come la comunicazione non verbale o l’espressione facciale, si è visto che soluzioni semplificate aiutano la comunicazione nel caso dei bambini con autismo. Insomma, l’interazione fra robot ed esseri umani può essere fonte di problemi, ma anche di preziose opportunità”. Lo stesso iCub è stato utilizzato all’interno di ricerche con i bambini autistici, “dimostrando di avere un impatto davvero importante”.

Insomma, la scommessa è che queste soluzioni tecnologiche – frutto della creatività e dell’ingegno italiano – cambieranno in meglio l’approccio a lavoro, salute e riabilitazione. “L’Italia nella robotica ha un aggregato di competenze unico: anche per questo – racconta Pucci – dopo la mia esperienza all’estero sono rientrato nel nostro Paese. E lo stesso vale per l’AI”, aggiunge lo scienziato.

Ma quanto tempo ci vorrà per vedere questi robot solcare i cieli o muoversi nelle nostre città? “Mi sento di sbilanciarmi: siamo sull’orlo di una rivoluzione, lo stesso IIT sta cercando di industrializzare i robot umanoidi, anche attraverso spin-off. E crediamo che questo sia il momento giusto: siamo alla ricerca di un finanziamento importante e l’idea è quella di industrializzare i robot umanoidi fra tre-quattro anni”.

 Daniele Pucci

Laureato in Ingegneria dei sistemi di controllo presso l’Università Sapienza di Roma, Pucci (nella foto con iCub) ha un dottorato all’Inria di Sophia Antipolis (Francia). Nel 2019 il Mit Technology Review Magazine l’ha inserito tra i 35 innovatori under 35 d’Europa nella categoria ‘Intelligenza Artificiale e Robotica’ e nel 2024 Fortune Italia lo ha messo tra i suoi 40 Under 40. Il ‘suo’ ergoCub è stato premiato per l’uso dell’AI etica e responsabile a Nuova Delhi.

Daniele Pucci con iCub
Daniele Pucci con iCub

Gli altri gioielli dell’IIT

Nel catalogo dell’Istituto di Genova ci sono anche Float e Centauro. Il primo è un esoscheletro medico dotato di cinque giunti robotici, sviluppato dal Rehab Technologies Lab in collaborazione con l’Inail e progettato per aiutare nella riabilitazione delle braccia dopo interventi chirurgici o lesioni. Centauro, coordinato da Nikos Tsagarakis, è un robot quadrupede che agisce in parziale autonomia (controllato a distanza da un esoscheletro) ed è pensato per essere utilizzato in situazioni in cui per l’uomo non è sicuro agire. Questo robot possiede un visore intelligente, un torso e due braccia: ha quindi un aspetto umanoide che gli permette di compiere azioni a due mani, come recuperare oggetti o manipolare valvole.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

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