Circolano parecchi falsi miti sul caffè, accusato di (non pochi) possibili effetti dannosi. Ebbene, per la gioia degli appassionati questa volta dalla ricerca arrivano interessanti informazioni in tema di benefici per la salute. Stando infatti a un nuovo studio, il consumo di caffè è stato collegato a un minor rischio di mortalità.
A firmare il lavoro sono stati i ricercatori della Gerald J. and Dorothy R. Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University. Che, un po’ a sorpresa, accendono i riflettori su zuccheri e grassi saturi aggiunti a quello che è un ‘rito’ mattutino per molti appassionati. Basti pensare che, secondo le stime, ogni italiano consuma in media tra i 4,9 e i 5,8 kg l’anno, pari a circa 2-3 tazzine al giorno. E – secondo i dati Istat elaborati da Comunicaffé – nei primi sette mesi del 2024 l’Italia ha importato caffè per 420mila tonnellate, esportandone 190mila.
Come precisa la ricerca, pubblicata online su ‘The Journal of Nutrition’, il consumo di 1-2 tazze di caffè (non decaffeinato) al giorno è collegato a un minor rischio di morte (per tutte le cause e per malattie cardiovascolari). Ma a fare la differenza, come dicevamo, è la presenza di zucchero e latte.
Il caffè nero e quello con bassi livelli di zuccheri aggiunti e grassi saturi sono stati associati a una mortalità inferiore rispetto a chi non ne consuma affatto. Ma lo stesso effetto non è stato osservato per il caffè con elevate quantità di zucchero e grassi saturi (quindi con latte o panna).
Basta un poco di zucchero…
“Il caffè è tra le bevande più consumate al mondo e, dato che quasi la metà degli adulti americani dichiara di berne almeno una tazza al giorno, è importante sapere cosa potrebbe significare questa abitudine per la salute”, ha affermato l’epidemiologa Fang Fang Zhang, autrice senior dello studio e professoressa della Neely Family School presso la Friedman School. “I benefici del caffè per la salute potrebbero essere attribuibili ai suoi composti bioattivi, ma i nostri risultati suggeriscono che l‘aggiunta di zucchero e grassi saturi potrebbe ridurne” l’impatto “sulla mortalità”.
I dettagli della ricerca sul caffè
Lo studio Usa ha analizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) dal 1999 al 2018, collegati a quelli del National Death Index Mortality Data. Il team ha messo sotto il microscopio un campione rappresentativo a livello nazionale di 46.000 adulti con almeno 20 anni.
Il consumo di caffè è stato classificato per tipologia (con caffeina o deca), contenuto di zucchero e grassi saturi. Gli zuccheri aggiunti (zucchero semolato, miele e sciroppo) sono stati definiti bassi se inferiori al 5% del valore giornaliero, ovvero 2,5 grammi per una tazza da 237 ml, pari a circa mezzo cucchiaino. Il contenuto di grassi saturi (da latte, panna o simili) è stato definito basso se pari al 5% del valore giornaliero, ovvero 1 grammo per tazza da 237 ml, l’equivalente di 5 cucchiai di latte al 2% o 1 cucchiaio di panna leggera.
Alla fine il consumo di almeno una tazza al giorno della nera bevanda è stato associato a un rischio inferiore del 16% di mortalità per tutte le cause. Con 2-3 tazze il dato saliva al 17%. Superare le tre tazze al dì non è stato associato a ulteriori riduzioni. Non sono state osservate inoltre associazioni significative tra consumo di caffè e mortalità per cancro.
Come sottolinea la prima autrice del lavoro, Bingjie Zhou della Friedman School, “i nostri risultati sono in linea con le Linee Guida Dietetiche per gli Americani, che raccomandano di limitare l’aggiunta di zuccheri e grassi saturi”. Insomma, meglio nero e senza (o con poco) zucchero.

