Ce l’avevano detto. L’uso, e l’abuso, degli antibiotici può rappresentare una spinta all’emersione di ceppi resistenti. Oggi, per qualcuno, siamo addirittura in un’era “post-antibiotica”. E dobbiamo darci da fare per frenare l’avanzata del fenomeno dell’anti-microbico resistenza tra i batteri, sia giocando d’anticipo in una logica One Health per limitare i rischi di nuove resistenze, sia puntando sulla ricerca per trovare farmaci in grado di aiutarci contro batteri che non rispondono più alle cure.
La nascita degli antibiotici, il futuro della lotta contro i batteri
Non siamo ancora arrivati al centenario della scoperta della penicillina, avvenuta nel 1928 grazie alla ricerca di Alexander Fleming: controllando una coltura di batteri, il medico trovò una muffa capace di azzerare i ceppi batterici circostanti. Ancora più lontani siamo da quando si capì che da quell’osservazione casuale si poteva arrivare ad un farmaco.
La penicillina infatti dimostrò la sua efficacia nel 1941. In un nosocomio ad Oxford si trovava un poliziotto con setticemia conseguente ad una ferita infetta sul lato della bocca. Visto che i sulfamidici non funzionavano, si provò con l’iniezione di penicillina al dosaggio di 200 milligrammi, con un netto miglioramento. Poi, le scorte dell’antibiotico si rivelarono insufficienti e il poliziotto morì. Ma fu l’inizio di quell’era antibiotica che ci ha portato oggi a riflettere sul percorso che questi farmaci fondamentali stanno compiendo.
Soprattutto, le cronache ci propongono ogni giorno “nomi e cognomi” di ceppi batterici di vario tipo, che si caratterizzano per lo sviluppo di antibiotico-resistenza. Torniamo allora indietro nel tempo, ai nomi di 10 persone forse meno note che però hanno lasciato il segno nella storia della batteriologia.
I dieci protagonisti nella lotta contro i batteri
Albert Calmette
Allievo della scuola di Louis Pasteur, ha legato il suo nome allo studio della tubercolosi, mettendo a punto il cosiddetto bacillo di Calmette-Guerin, con bacilli di Koch attenuati.
George Dick
Con sua moglie Gladys ha riconosciuto la scarlattina come una malattia legata a infezione da streptococco. I suoi studi hanno permesso di realizzare test per riconoscere la malattia.
Charles Edouard Chamberland
È stato uno dei primi scienziati ad occuparsi dei meccanismi di resistenza batterica. A lui si debbono alcuni tentativi di inattivazione dei germi grazie al calore.
Carl Gottfried Immanuel Friedlaender
Ha sempre lavorato tra Germania e Svizzera. A lui si deve il nome del Bacillus pneumoniae, un diplobacillo responsabile di infezioni respiratorie.
Georg Theodor August Gaffky
Autore di numerosissimi studi in ambito batteriologico (in particolare su colera e peste), è stato il primo a far sviluppare la Salmonella typhi in coltura, nel 1884.
Robert Koch
Nel 1882 ha coltivato in laboratorio e poi descritto il bacillo della tubercolosi, che ha preso poi il suo nome. Il tutto partendo da un’attività professionale di medico condotto.
Friedrich Loeffler
A lui si deve l’isolamento e la successiva crescita in laboratorio del batterio che provoca la difterite, poi chiamato anche bacillo di Loeffler. Lo studio risale al 1884.
Albert Ludwig Sigesmund Neisser
Ha individuato il micrococco, poi chiamato gonococco da Paul Ehrlich, il batterio che provoca la gonorrea, una delle più diffuse malattie a trasmissione sessuale.
Kiyoshi Shiga
Nel corso di un’epidemia di diarrea che colpì il Giappone ha identificato alla fine del 1800 la Shigella, che fa parte della famiglia delle Enterobacetiacee e deve a lui il nome.
Alexandre Yersin
Svizzero, si è trasferito in estremo Oriente per studiare un’epidemia di peste, arrivando a scoprire nel 1894 l’agente che causa la patologia: la Yersinia pestis.

