Psicofarmaci e giovanissimi, i veri numeri della fragilità

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Riflettori puntati sulle fragilità dei giovanissimi. L’ultimo Rapporto OsMed 2024 segnala come dal 2016 siano più che raddoppiati i consumi di psicofarmaci nei minori. Ma di che cifre parliamo? In otto anni si è passati da 20,6 confezioni per 1000 bambini – e una prevalenza pari allo 0,26% – a 59,3 confezioni per 1000 (0,57%) nel 2024.

Si tratta soprattutto di antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’Adhd (iperattività e deficit di attenzione). Con un trend che raggiunge il massimo nella fascia 12‐17 anni, ma che resta ancora inferiore rispetto ad altri Paesi come la Francia (1,61%) e gli Usa (24,7%‐26,3%). Insomma, aumentano i consumi ma l’arco di tempo considerato è piuttosto esteso, in mezzo c’è stata la pandemia e non si può parlare di boom.

L’analisi del presidente Aifa

“Sorprende un po’ l’uso degli psicofarmaci in età pediatrica”, commenta il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, Robert Nisticò. Anche se “non è qualcosa che giunge a sopresa: abbiamo avuto Covid-19, e i medici sono più in grado di fare diagnosi”, riflette il numero uno di Aifa.

… e il monito degli specialisti

Dal canto loro i presidenti della Società Italiana di Psichiatria Antonio Vita e Guido Di Sciascio evidenziano come “questo aumento non ci sorprende, perché è parallelo all’incremento della prevalenza dei disturbi mentali nei giovanissimi che stiamo rilevando in questi ultimi anni. Si tratta di un trend in crescita segnalato da più parti, dalla psichiatria alla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, e riguarda diverse condizioni patologiche”.

A questo si aggiunge “anche una maggiore capacità di riconoscimento e di collegamento dei giovani con i servizi, ancora non pienamente sufficiente, ma sicuramente in miglioramento”. C’è poi il tema dell’appropriatezza: obiettivo “evitare autoprescrizioni, comprese quelle provenienti da servizi non specialistici o non sufficientemente competenti, e scongiurare la reiterazione delle prescrizioni senza un adeguato monitoraggio. Attenzione, infine – concludono Di Sciascio e Vita – a non interrompere trattamenti prescritti dai servizi specialistici senza aver prima consultato gli stessi, e, per i genitori, agli psicofarmaci lasciati incustoditi nell’armadietto dei medicinali”.

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