Si chiama onfalocele gigante la rara malformazione che poteva costare la vita a una neonata salvata a Firenze. La sua storia, a lieto fine grazie a 5 interventi chirurgici, ci arriva dall’ospedale pediatrico Meyer. Nei giorni scorsi la piccola, dopo un periodo in Terapia intensiva neonatale, ha potuto lasciare l’ospedale ed andare a casa.
Onfalocele gigante: che cos’è
A mettere in pericolo la neonata era una malformazione con un’incidenza di un caso su 5.000 nati, caratterizzata dalla fuoriuscita degli organi attraverso la parete addominale. La diagnosi è arrivata durante la gravidanza, per questo si è deciso di far nascere la piccina al Meyer, in modo da garantirle l’assistenza di cui aveva bisogno fin dai primi istanti di vita.
Un controllo eseguito presso il Servizio di Diagnostica prenatale dell’AOU Meyer Irccs, a cura di Roberto Biagiotti e Adalgisa Cordisco, ha permesso di intercettare la patologia e avviare un percorso di counseling multidisciplinare con la famiglia. È stato così definito un percorso diagnostico-terapeutico personalizzato, che ha coinvolto diversi reparti e professionalità dell’ospedale.
Il parto e il primo intervento sulla neonata
Grazie alla collaborazione con il Servizio di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale San Giovanni di Dio, subito dopo la nascita al Meyer, la bimba è stata trasferita nella sala operatoria e sottoposta a un primo intervento chirurgico.
Le operazioni
Si è trattato del primo di cinque interventi nel corso del ricovero. L’équipe della Chirurgia pediatrica dell’AOU Meyer Irccs, diretta da Enrico Ciardini, ha utilizzato un innovativo dispositivo di trazione costante e graduale della parete addominale, che ha permesso il rientro degli organi e la chiusura del difetto addominale in sicurezza.
“La gestione di casi così complessi richiede una stretta sinergia tra diagnostica prenatale, ostetricia, chirurgia pediatrica, anestesia e terapia intensiva neonatale. Il successo di questo intervento è il risultato di un lavoro di squadra che parte dalla diagnosi in utero e accompagna il neonato fino al rientro a casa”, ha detto Enrico Ciardini.
Durante tutto il percorso clinico la piccola è stata accudita e monitorata presso la Terapia intensiva neonatale, diretta da Marco Moroni. Un percorso lungo e delicato, sottolineano dalla struttura.
Come ha sottolineato Claudio Meloni, direttore della Ginecologia ed Ostetricia dell’ospedale San Giovanni di Dio della Asl Toscana centro, “vedere una bambina sorridente accolta, finalmente, a casa tra le braccia di tutta la famiglia è qualcosa che va oltre la soddisfazione tecnico-professionale: è ciò che davvero nobilita il nostro lavoro e dà senso a ogni scelta organizzativa messa in campo. Quando una bambina torna a casa in buone condizioni grazie a un percorso così complesso e condiviso, capiamo davvero quanto la nostra professione sia un privilegio: custodire la nascita, proteggere le madri e rendere possibile ciò che sembrava fragile”.
Questa storia a lieto fine “racchiude il valore più profondo della nostra sanità pubblica: la capacità di prendersi cura di ogni vita, anche la più fragile, con competenza, umanità e lavoro di squadra. Il Meyer e tutta la rete ospedaliera toscana dimostrano ogni giorno cosa significa credere davvero in un sistema che mette al centro le persone, dalla nascita in poi. Un grazie di cuore a tutto il personale che con dedizione e professionalità rende possibile tutto questo”, ha commentato Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana

