Telemedicina: pazienti digitali si diventa, ecco come

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Abbiamo iniziato in pandemia, con le foto di nei sospetti o caviglie gonfie mandate al medico via WhatsApp. Poi la sanità italiana – rimasta a lungo perplessa rispetto alle possibilità della tecnologia – ha iniziato la corsa per portare le cure più vicine ai cittadini. Risultato? Telemedicina, referti digitali e monitoraggi da remoto sono una realtà, peccato che alcuni italiani – non siano ancora in grado di utilizzare al meglio questi strumenti, alleati della sanità ‘tradizionale’.

Gli ostacoli sono ancora parecchi: dalla qualità della connessione alle piattaforme scelte, fino alla sicurezza dei dati sanitari. Ma anche la dimestichezza con le soluzioni digitali.

I numeri della sanità digitale

Nel 2024, comunque, nel nostro Paese sono state oltre 900.000 le prestazioni digitali, con una crescita del 172% rispetto all’anno precedente, mentre gli investimenti in digital health hanno raggiunto 2,47 miliardi di euro.

“Monitoraggi e consulti da remoto riducono disagi, spostamenti e attese inutili. La telemedicina non sostituisce la visita tradizionale, ma evita accessi impropri e alleggerisce il sistema”, sottolinea Riccardo Starace, esperto in telemedicina e digital health del Gruppo di Lavoro del Cnel che sta elaborando le linee guida per le nuove professioni sanitarie nei moderni sistemi socioeconomici per la digitalizzazione e per l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi sanitari.

“Un paziente in grado di gestire autonomamente televisite, referti e autocontrolli – sostiene Starace – permette al medico di seguire più persone in meno tempo, senza penalizzare la qualità dei controlli, di intercettare prima eventuali criticità, grazie ai parametri monitorati a casa. Ma anche di ridurre le visite ripetitive, spesso richieste solo per aggiornare situazioni già note e di dedicare più tempo ai casi complessi, liberando risorse”. E incidendo anche sul tempo dei professionisti della salute, ‘assediati’ da una popolazione che invecchia.

Proprio per colmare un gap che rischia di tenerci lontani da telemedicina e soluzioni tech, arriva il vademecum per diventare “pazienti digitali”:  7 consigli pratici per ‘appropriarsi’ della tecnologia che semplifica l’accesso alle cure.

Il vademecum per diventare pazienti digitali

1) Conoscere i servizi già disponibili. Televisite, telemonitoraggi, follow-up da remoto, referti digitali. Sapere cosa offre il proprio territorio in tema di telemedicina è il primo passo. Parlare con il medico di famiglia.

2) Costruire una dotazione digitale essenziale. Connessione stabile, videocamera funzionante, ambiente silenzioso. La qualità della televisita dipende anche da quella del collegamento.

3) Raccogliere referti aggiornati, l’elenco esatto delle terapie in corso e la descrizione dettagliata dei sintomi principali. Solo una preparazione meticolosa rende la televisita rapida ed efficace.

4) Usare solo piattaforme certificate. La sicurezza dei dati è parte della cura. Evitare strumenti non ufficiali o link improvvisati.

5) Strutturare la comunicazione. Domande annotate, sintomi ben descritti, tempistiche chiare. Precisione significa una valutazione più efficiente.

6) Imparare a riconoscere quando serve la visita fisica. La telemedicina integra, ma non sostituisce. Capire i limiti evita rischi e perdite di tempo.

7) Monitorare i parametri a casa. Pressione, glicemia, saturazione, peso, frequenza cardiaca. Una raccolta costante migliora le decisioni cliniche.

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