“Un cardiocinetico, un diuretico e 6 concerti di Mozart”. Avete mai ricevuto una ricetta simile dal medico? Eppure l’arte che cura è una realtà in diversi Paesi, meno ricchi del nostro di capolavori e bellezza. Ci sono progetti che negli anni si sono tradotti in sperimentazioni e dati a testimonianza dell’impatto dell’arte – o, meglio, ‘della profonda meraviglia‘ – sulla salute fisica e mentale. La buona notizia è che qualcosa si sta muovendo anche da noi. Perchè l’arte tocca l’anima, come testimoniano i casi di sindrome di Stendhal, ma può essere anche un potente alleato del benessere.
Tre step in programma
“In Inghilterra da oltre 20 anni ci sono prescrizioni di cultura, che non vuol dire solo portare le persone in un museo, ma farle socializzare e farle muovere, con un incredibile impatto in termini di benessere: dalla riduzione delle visite dal medico a quelle in pronto soccorso”, sintetizza il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, a margine di un evento al ministero sulle metodologie applicate finora in Italia e all’estero e sulle prospettive future dell’arte come terapia di supporto alle cure mediche.
“Il prossimo passo – annuncia – sarà quello di portare un documento alla Conferenza Stato-Regioni, per iniziare una sperimentazione delle prescrizioni nei musei e i siti archeologici statali“. Bergonzoni è infatti convinta che questo intervento possa essere particolarmente utile per i giovani con fragilità o gli anziani con malattie neurodegenerative.

Ma alla scienza “servono dati precisi, ecco perché – aggiunge il sottosegretario – chiediamo la collaborazione del mondo scientifico e vogliamo attivare un accordo con l’università per uno studio italiano che ottenga risultati uniformi e incontrovertibili sull’impatto della cultura sulla salute. Infine vogliamo fare un accordo con l’Istat per inserire nel questionario rivolto ai fruitori dei musei domande per ‘monitorare’ l’impatto sulla salute”. Ma non è tutto: “Ora ci occupiamo di chi fruisce dell’arte, però vogliamo anche passare a chi l’arte la pratica”, annuncia Borgonzoni.

Stress, cortisolo e visite mediche: cosa dice la scienza
Al cospetto di opere d’arte di grande bellezza, c’è chi prova reazioni emotive intense, come tachicardia, capogiri, vertigini. Ma anche un benessere profondo, con l’eliminazione dello stress.
“Quello fra cultura e salute è un dialogo importante – sottolinea Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura, che racconta di aver sperimentato in prima persona l’effetto anti-stress degli scrigni d’arte – Non si tratta solo di suggestioni filosofiche, ma di esperienze che stanno dando risultati concreti. Sono stati realizzati 900 studi in 30 Paesi, fra cui Gran Bretagna, Finlandia, Svezia e Norvegia. Ebbene, i dati britannici – segnala – evidenziano un -37% delle visite dal medico e un -17% dei ricoveri”. Insomma, per Osanna il museo può e deve diventare “un presidio civico e di benessere”.
L’esperienza britannica
Il National Health Service consente da tempo ai professionisti sanitari di prescrivere ai pazienti attività come arte, musica, esercizio fisico e volontariato per obiettivi sociali, emozionali e di salute. I dati mostrano che questi interventi, come visite al museo o classi di arte, migliorano la salute mentale, riducono l’isolamento e potenziano la resilienza. Gli studi segnalano una riduzione fino al 42% delle visite dal medico di famiglia e significativi cali degli accassi in pronto soccorso, sottolinea Giampaolo Martinelli, anestesista presso il St. Bartolomew’s Hospital di Londra.
L’esperienza italiana sui malati oncologici
Se la Gran Bretagna è stata antesignana, anche in Italia qualcosa è stato fatto. Vincenzo Valentini, già ordinario di Radioterapia alla Cattolica e attualmente direttore del Centro di eccellenza in Oncologia e diagnostica per immagini dell’Ospedale Gemelli Isola, racconta il progetto HuGo (oncologia a guida umanistica). Un laboratorio di arte e medicina che misura l’impatto della bellezza sulla salute dei pazienti oncologici.
“Abbiamo iniziato 12 anni fa – ricorda – intervenendo sui locali in cui i malati ricevevano le terapie, abbellendoli con riproduzioni artistiche e scene naturali e poi misurandone l’impatto. Così ci siamo resi conti che i pazienti reagiscono meglio alla chemio. In uno studio sul glioblastoma abbiamo visto che i malati” grazie all’arte “sopravvivevano l’80% in più”. Come mai? La chiave, secondo Valentini, sta nella resilienza indotta dall’esperienza della bellezza.
La profonda meraviglia impatta sul cortisolo
Ma a gettare nuova luce sul potere terapeutico dell’arte “è uno studio americano su pazienti con Long Covid e depressione: l’esercizio di una profonda meraviglia, in inglese Awe, riduce stress, ansia e depressione. Dinamiche misurabili – insiste lo specialista – che attivano specifici circuiti neurali. Certo, il mondo scientifico è stato riluttante nell’accogliere questi dati, ma ora si è scoperto che alcuni indicatori evidenziano l’effetto sul cortisolo della profonda meraviglia. Un fenomeno rilevabile anche analizzando l’espressione dei pazienti attraverso un selfie”.
Un effetto confermato dalla sperimentazione del gruppo di Valentini, che offre visite guidate al Colosseo nel silenzio del tramonto a piccoli gruppi di 20-25 pazienti. L’esperto non ha dubbi: “Arriveremo a prescrivere un cardiocinetico, un diuretico e 6 concerti di Mozart”. O un visita all’ultima mostra, oppure nell’arena più bella del mondo, magari uscendo dalla porta dei gladiatori vittoriosi.
Tra cura e prevenzione
“Al di fuori dell’impatto diretto di un’opera d’arte, di un film, di un concerto, c’è anche l’effetto in termini di prevenzione. Sicuramente parleremo di questo tema con il ministero della Salute, specie se vogliamo passare all’arte attiva. Anche perché va formato il personale”, continua Borgonzoni rispondendo a una domanda di Fortune Italia.
La via appare segnata. Anche se resta fondamentale “il contributo e la collaborazione di un’università per una sperimentazione che possa permetterci di avere dati italiani”, conclude il sottosegretario. Insomma, in via del Collegio Romano si attendono candidature.


