Tumore allo stomaco: la terapia che fa la differenza

Sara Lonardi e Filippo Pietrantonio tumore stomaco

Si chiama Matterhorn, un nome impegnativo e ambizioso come scalare la cima del Cervino a quasi 4.500 metri. Ma i risultati di questo studio, presentato in sessione plenaria al congresso dell’ASCO 2025 (American Society of Clinical Oncology) e pubblicato sul New England Journal of Medicine, rendono onore alla scelta del nome. Per la prima volta, un trial di fase 3 dimostra che somministrare l’immunoterapia (in questo caso il durvalumab) in aggiunta alla chemioterapia standard, in fase perioperatoria, ai pazienti con tumore dello stomaco localizzato, riduce del 29% il rischio di progressione di malattia, recidiva o morte rispetto alla sola chemioterapia.

Durvalumab insomma in questi pazienti fa la differenza. Letteralmente, tra la vita e la morte. “La chirurgia – spiega Lorenzo Fornaro, dell’Unità di Oncologia Medica 2, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana – rappresenta il trattamento principale ad intento curativo nei pazienti con tumore dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea, in stadio non metastatico. Ma l’alto tasso di recidive loco-regionali o a distanza, dopo il solo trattamento chirurgico, ha portato a sviluppare un approccio multimodale nella malattia operabile, basato sull’impiego della chemioterapia peri-operatoria (schema FLOT), che attualmente rappresenta lo standard of care in questo setting”.

Lo studio è andato oltre. “L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab al regime chemioterapico FLOT, prima e dopo la chirurgia per tumore dello stomaco o della giunzione gastro-esofagea operabile – ricorda Fornaro – aveva già evidenziato un aumento significativo del tasso di risposta rispetto alla sola chemioterapia. I nuovi dati presentati a Chicago dimostrano risultati significativi in termini di sopravvivenza libera da eventi, con un trend positivo anche nella sopravvivenza globale. È la prima volta che, grazie all’immunoterapia, vengono ottenuti questi benefici nelle forme operabili di tumore dello stomaco. I risultati dello studio suggeriscono dunque che questo nuovo approccio terapeutico dovrebbe diventare il nuovo standard di cura in questi pazienti”. 

“La presa in carico delle persone con tumore dello stomaco – afferma Carmine Pinto, Direttore dell’Oncologia dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia – richiede, già alla diagnosi, una presa in carico multidisciplinare per ottimizzare la strategia terapeutica e quindi migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti. Fondamentale è che il paziente sia indirizzato a centri di riferimento per questa patologia, sia per la parte diagnostica (indispensabile una corretta stadiazione della neoplasia), che per volumi operatori e disponibilità di team multidisciplinari di esperti in questa patologia. Al paziente va inoltre offerta una valutazione dello stato nutrizionale e un piano dietetico, che gli consentano di arrivare ai trattamenti nelle migliori condizioni possibili”.  

Un tumore aggressivo

Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 14.100 nuovi casi di carcinoma gastrico. Si tratta di una neoplasia molto aggressiva, con una prognosi particolarmente infausta, per l’elevato tasso di recidive, anche dopo la chirurgia radicale con intento curativo, riservata solo a quel 20% dei casi diagnosticati in fase iniziale.  

Novità per le persone arrivate tardi alla diagnosi

Ma anche per le persone con tumore dello stomaco a diagnosi tardiva (in fase metastatica o non operabile), dall’ASCO arrivano segnali di speranza. Nello studio di fase 3 DESTINY-Gastric04, la somministrazione dell’anticorpo-farmaco coniugato trastuzumab deruxtecan a pazienti con tumore dello stomaco con espressione dei recettori HER2, ha determinato una sopravvivenza mediana di 14,7 mesi e una riduzione del 26% del rischio di progressione di malattia o di morte, rispetto alla terapia standard con chemioterapia e farmaci anti-angiogenici.

Un risultato importante (anche questo studio è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine) per persone con limitate opzioni terapeutiche e prognosi sfavorevole. “Meno del 20% dei casi di tumore dello stomaco – ricorda Sara Lonardi (nella foto principale), Direttore Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova – è individuato in fase iniziale; per questo, i pazienti con tumore gastrico e della giunzione gastro-esofagea metastatico hanno una modesta sopravvivenza a 5 anni. Il recettore HER-2 è un bersaglio molecolare noto ed è espresso nel 15% circa dei tumori dello stomaco. Oltre la metà dei pazienti con carcinoma gastrico HER2-positivo non operabile, in progressione dopo una prima linea di trattamento con chemioterapia più trastuzumab (farmaco anti-HER2) e, ove indicato, pembrolizumab (immunoterapia), è eleggibile ad una terapia di seconda linea. Tuttavia, in questo setting le loro condizioni cliniche sono spesso deteriorate e le possibilità di cura molto limitate, fino all’approvazione di trastuzumab-deruxtecan, che ha dimostrato di poter cambiare l’algoritmo terapeutico e aumentare la sopravvivenza dei nostri pazienti. Si tratta di un anticorpo-farmaco coniugato che combina un anticorpo monoclonale (trastuzumab) con un farmaco chemioterapico (deruxtecan)”. 

“Il nostro studio – afferma Filippo Pietrantonio (nella foto principale), Responsabile dell’Unità di Oncologia Gastro-intestinale alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e senior author della pubblicazione sul NEJM – ha evidenziato una netta superiorità nella sopravvivenza globale e nella tollerabilità del trastuzumab-deruxtecan, rispetto all’anti-angiogenico ramucirumab in combinazione con la chemioterapia, con riduzione del rischio di morte del 30%. Questi risultati confermano il valore di trastuzumab-deruxtecan quale farmaco di scelta di seconda linea in quel 15% di pazienti con carcinoma gastrico, che presenta iper-espressione di HER2. Questa opzione è già raccomandata in questo setting dalle linee guida internazionali, ma con i risultati di questo studio diventa chiaramente l’opzione di prima scelta. È importante dunque sottoporre tutti i pazienti con carcinoma gastrico avanzato al test per valutare l’espressione di HER2, dall’inizio del percorso di cura, con la consapevolezza che questa determinazione è fondamentale non solo per la prima linea di terapia, ma anche per quella successiva”.

“L’innovazione – commenta Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) – sta dando importanti risultati anche in una patologia difficile da trattare, come il tumore dello stomaco in stadio avanzato. Come per tutti i tumori è fondamentale la diagnosi precoce ed è importante saper cogliere i campanelli d’allarme. I sintomi iniziali sono aspecifici (senso di ripienezza precoce, dolore e discomfort addominale, nausea, dimagrimento) e spesso somigliano a quelli dell’ulcera gastro-duodenale o di una brutta gastrite. È importante anche conoscere (ed evitare) i principali fattori di rischio che sono l’infezione da Helicobacter pylori, l’eccessivo consumo di carni rosse, di cibi salati ed affumicati o conservati, una dieta povera di frutta e verdura e il fumo di sigaretta”. 

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