23 Ottobre 2019

Bose: il re delle cuffie entra in sordina nell’healthcare

Attilia Burke

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Perdita dell’udito e problemi di deprivazione del sonno. Queste le aree dell’healthcare nelle quali il colosso del tech, nonché re indiscusso delle cuffie, si sta facendo strada. Forse nel tentativo di perseguire  ancora meglio il viale della vision aziendale (“Inventare nuove tecnologie che apportino un reale beneficio all’uomo”), o forse per sfondare le porte di un settore che, solo nell’ambito dei problemi dell’udito e solo negli Stati Uniti, vale quasi 8 miliardi di dollari, sta di fatto che negli ultimi due anni la Bose è entrata – in sordina – nel settore.

Le stime sul valore del mercato statunitense fanno riferimento ai 28,8 milioni di americani adulti che, secondo il National Institute on Deafness and Communication Disorders, necessitano di un apparecchio acustico. Ma la popolazione U.S. affetta da una qualsiasi forma di perdita dell’udito è costituita da 37,5 milioni di persone. Allargando poi lo sguardo oltre il confine, secondo l’Oms nel mondo ci sono circa 466 milioni di persone con una riduzione dell’udito che incide sulla qualità della vita. Un problema che in Italia colpisce il 20% degli over 64, e quasi un ultra 84enne su due (45%), come riporta il sito governativo. Se si considera poi il problema della deprivazione del sonno, il target di Bose si espande a dismisura: solo negli Stati Uniti il business dei sonniferi vale 70 mld di dollari.

Benché la divisione Health di Bose sia nata solo nel 2017, il colosso del tech era già da tempo al lavoro sui prodotti dedicati al settore. Tutto ha inizio nel 2014 con l’acquisizione della startup Ear Machine, che ai tempi stava collaborando con il National Institute of Health per testare una tecnologia che permettesse ai pazienti di regolare il proprio dispositivo acustico tramite un’app su cellulare. Dopo aver incorporato questa tecnologia alla sua, Bose nel 2016 presenta le cuffie autoregolabili per amplificare i suoni in maniera selettiva, come possibile prodotto per il largo consumo. Fino ad arrivare alla recentissima approvazione da parte dell’Fda, del Bose Hearing Aid, il primo apparecchio acustico che consente agli utenti di programmare e controllare il dispositivo in autonomia, senza l’assistenza di un operatore sanitario. A conduzione d’aria e senza fili, è in grado di rilevare le vibrazioni sonore attraverso uno o più microfoni. Il segnale viene elaborato, amplificato e riprodotto attraverso l’auricolare.

Apparecchi acustici a parte, il colosso tech sta comprando startup che sviluppano tecnologie negli ambiti health più disparati. Per i disturbi del sonno nel 2017 ha acquisito Hush, un’azienda che utilizza il rumore bianco per annullare i suoni fastidiosi, e ha integrato questo dispositivo nei suoi Sleepbuds, auricolari che nascono per mascherare i rumori e conciliare il sonno. Anche se il percorso di quest’ultimo prodotto è stato abbastanza travagliato. Proprio recentemente, infatti, il produttore ha dovuto ritirarlo dal mercato a causa del malfunzionamento di alcuni dei dispositivi: “è stato riscontrato che la batteria non si caricava completamente. Sebbene sia sicura non funziona nel modo affidabile o prevedibile richiesto dai nostri standard. Per questo motivo, abbiamo deciso di ritirare dal mercato gli Sleepbuds”, ha spiegato il General Manager John Roselli.

Ma la corsa nell’healthcare del colosso non si arresta. Lo scorso anno, infatti, Bose ha inglobato Project Sync, startup uscita direttamente dai laboratori del Mit di Boston, che sta studiando l’impatto di diversi tipi di suoni sul corpo, in funzione del ritmo e della tonalità. Lo scopo ultimo sarebbe quello di trovare un modo di utilizzare il suono per la gestione del dolore. 

E nell’attesa di vedere queste tecnologie piombare sul mercato, le svariate iniziative che bollono nel pentolone Health di Bose cominciano a fare rumore.

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