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30 Marzo 2020

Coronavirus, serve un nuovo tipo di mascherina?

Alessandro Pulcini

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Tantissime aziende convertono la loro produzione per fabbricarle, ne vengono importati container interi dall’estero, e gli operatori sanitari, ovvero la prima linea contro l’emergenza coronavirus, ne hanno bisogno in continuazione. Nell’era del covid-19, le mascherine sono uno dei beni più richiesti e preziosi che esistano.
Al di là dei casi limite e delle mascherine da Bugs Bunny, come direbbe il governatore della Campania Vincenzo De Luca, si è dimostrato come le mascherine possano offrire un minimo grado di protezione contro la trasmissione della malattia. Hanno un difetto, grave soprattutto per chi ha bisogni di indossarle tutto il giorno, dentro un luogo affollato come un ospedale: si contaminano ogni poche ore e vanno cambiate spesso. Il che, soprattutto nei casi in cui la mascherina a disposizione è una sola e bisogna farsela bastare per 24 ore, rischia di diventare non solo inutile, ma anche deleterio.
Un difetto di progettazione che oltreoceano i ricercatori stanno attualmente cercando di risolvere. Stanno lavorando per progettare una maschera migliore, una che può uccidere virus e batteri, piuttosto che intrappolarli. “Le maschere attuali non distruggono il virus, ecco perché sono state raccomandate per l’uso singolo, ma praticamente è impossibile cambiare la maschera ogni poche ore”, ha detto, a Fortune.com, Choi Hyo-jick, un professore dell’Università di Alberta. Choi ha lavorato su un prodotto in grado di fornire un rivestimento antivirale alle maschere chirurgiche per renderle più sicure. L’ingrediente segreto è il sale, con cui viene trattata la superficie della mascherina. Cristalli di sale, dice Choi, che ‘bucano’ la membrana della cellula virale, distruggendola in 5 minuti.
coronavirus
epa08329834 Il monaco buddista Phra Kru Palad Sitthiwat, una mascherina decorata da simboli spiriturali: ne ha vendute più di 100mila – Wat Phai Lom, provincia di Nakhon Pathom, Tailandia, 29 March 2020. EPA/RUNGROJ YONGRIT
Dall’altra parte del mondo, a Hong Kong, si sta cercando di sviluppare un’altra tecnica, con lo stesso obiettivo: uccidere il virus con le mascherine, renderle di fatto antivirali, ma in questo caso con dei nano-diamanti. Secondo gli ingegneri e i ricercatori del laboratorio Master Dynamic, racconta sempre Fortune, i diamanti si possono ‘caricare’: una piccola carica elettrica in grado anche in questo caso di perforare e uccidere la cellula virale. Parlando di diamanti, si pensa che il costo sia elevato. Secondo il laboratorio di ingegneria però, non si sta parlando dei diamanti usati per i gioielli, ma di quelli a livello ‘industriale’ (magari proprio scarti di lavorazione di quelli ‘premium’). Anche se ancora stanno stimando le cifre, pensano di poter contenere i costi eventuali di una mascherina ‘ai diamanti’. La ricerca, in ogni caso, durerà mesi.
Per capire quanto potrebbe essere utile una mascherina a ‘lunga dirata’, basta guardare i numeri necessari a fronteggiare l’emergenza in Italia. “Siamo passati da una media di 307.068 mascherine distribuite al giorno a una media di 2,8 mln. Oggi (il 27 marzo, ndr) distribuiamo 4,1 mln di mascherine, di cui 2,8 delle cosiddette Ffp2 e Ffp3 che servono al personale sanitario”, ha detto venerdì scorso Domenico Arcuri, il commissario straordinario all’emergenza coronavirus. Inoltre, dice sempre il capo di Invitalia, la produzione italiana sta accelerando, e parte proprio il 30 marzo. “È un risultato rilevante raggiunto in tempi brevi grazie alla collaborazione di tante aziende, dell’Istituto Superiore di Sanità, di alcune importanti università italiane ed alle nuove norme decise dal governo con il decreto legge del 17 marzo. Continuiamo a lavorare, senza sosta, per rendere l’Italia sempre meno
dipendente dalle importazioni di mascherine da altri Paesi”. Le prime 25 aziende del settore della moda da oggi devono produrre 200.000 mascherine chirurgiche al giorno, che passeranno a 500.000 dalla prossima settimana ed a 700.000 al giorno in quella successiva. Ci sono anche le aziende del settore dell’igiene personale, a partire dalla Fater di Pescara, che da oggi produrranno 150.000 mascherine chirurgiche al giorno, che passeranno a 400.000 dalla prossima settimana ed a 750.000 al giorno in quella successiva. ”Queste produzioni – ha concluso il Commissario – verranno esclusivamente destinate a coprire, per il tramite della Protezione Civile, il fabbisogno delle Regioni italiane”.

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