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Covid, in Italia corre la variante inglese (ma non i vaccini)

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Mentre la campagna di vaccinazione ancora va a rilento, corre in Italia la variante inglese di Covid-19. Ormai è responsabile del 54% delle infezioni, con il 4,3% legate a quella ‘brasiliana’ e lo 0,4% a quella ‘sudafricana’. Gli ultimi dati fotografano valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3% (per la variante ‘brasiliana’ 0%-36,2% e per la ‘sudafricana’ 0%-2,9%).

Per avere un’idea, a oggi sono 4.587.565 i vaccini somministrati in Italia, con 1.454.503 di persone a cui sono state somministrate la prima e la seconda dose. Il tutto a fronte di 6.542.260 dosi consegnate: ne è stato utilizzato il 70.1%. Dunque tre dosi su 10 sono ancora ferme in frigorifero. Con dati oscillanti da regione a regione, e la fotografia di un’Italia che (come al solito) procede a velocità diverse: a fronte dell’88,3% di dosi utilizzate in Valle D’Aosta, abbiamo appena il 59,1% dell’Umbria.

A ‘fotografare’ la corsa della variante inglese è la nuova ‘flash survey’ condotta dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 17 febbraio.

Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni in maniera casuale fra quelli risultati positivi, in modo da garantire una certa rappresentatività geografica e, se possibile, per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni/Province autonome e complessivamente 101 laboratori. Sono stati effettuati 1296 sequenziamenti.

Cosa ci dice questa indagine? Come avevano previsto gli esperti la ‘variante inglese’ sta diventando quella prevalente anche nel nostro Paese. “In considerazione della sua maggiore trasmissibilità occorre rafforzare/innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese nel contenere e ridurre la diffusione del virus, mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt a valori inferiori a 1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi”, raccomandano dall’Iss.

Dai dati emerge inoltre una chiara espansione geografica dall’epicentro umbro a regioni quali Lazio e Toscana della cosiddetta ‘variante brasiliana’, “che deve essere contrastata con le massime misure di mitigazione”, raccomandano dall’Iss.

Ad invitare alla calma, ad anticipare il virus e soprattutto a dare una decisa accelerata alla campagna vaccinale, è il virologo Roberto Burioni, autore di un articolo su ‘Nature Medicine‘ con Eric Topol. In sostanza, “le varianti del coronavirus non sono automaticamente un problema, non è detto che riescano a ‘evitare’ il vaccino e possono comunque essere combattute”, sintetizza l’esperto sui social.

La variante inglese (non solo quella) vanno cercate e monitorate, come finalmente si sta facendo anche in Italia. Ma soprattutto occorre vaccinare a spron battuto, perché solo così si contrasta la corsa della variante inglese e l’emergere di nuove alterazioni in grado di avvantaggiare il Coronavirus.

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