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Passaporto vaccinale in Ue? Sì ma senza discriminazioni

luca bolognini
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L’idea di un salvacondotto per muoversi liberamente tra un Paese e l’altro per quanti sono vaccinati è valida. Ma deve avvenire in modo uniforme in tutta Europa. E’ il pensiero di Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati.

In cosa consiste ad oggi la proposta della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen relativa al passaporto vaccinale?
La presidente della Commissione europea ha promesso di presentare una proposta legislativa, entro questo mese, per istituire un Digital Green Pass, in sostanza un passaporto sanitario elettronico che potrà indicare se una persona è stata vaccinata contro Covid-19, con quale vaccino e da quanto tempo, se risulti non infetta da Covid-19 (in caso di mancata vaccinazione) e sulla base di quali tamponi fatti quando, infine se risulti guarita dall’infezione e da quando.

Si tratterà di una legge, quindi da recepire secondo tempi e modi di ciascuno Stato Membro, o di una direttiva di immediata applicazione?
Immagino si tratterà di un Regolamento, quindi uno strumento legislativo direttamente e immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri della Ue, senza bisogno di recepimento come invece richiederebbe una Direttiva.

Su quale supporto potrebbe/dovrebbe risiedere questo certificato?
Potrebbe anche essere totalmente digitale e virtuale, quindi installabile e attivabile in modalità neutra su molteplici supporti. L’hardware sembra essere l’ultimo dei problemi, in questo senso, e anzi mi aspetterei una soluzione utilizzabile direttamente dai nostri smartphone.

Immagina possibile l’utilizzo della Carta dei servizi in tal senso?
Perché no, anche quella. Ma – ripeto – sarebbe prezioso immaginare questo Digital Green Pass in maniera neutrale rispetto ai supporti fisici. Non areniamoci su chiavette o smart card, quando già abbiamo i nostri telefoni a portata di mano.

L’informazione sulla vaccinazione anti-Covid o altri stati di salute del cittadino relativi al contatto con il virus, quali tamponi o eventuale avvenuta guarigione, rappresentano dati sensibili. Come tutelare la privacy delle persone? Potrebbe essere valida l’idea di un semaforo verde/rosso visibile dal personale preposto ai controlli, senza rendere visibile il dato che sta dietro al colore?
La soluzione prefigurata, almeno in linea di massima, dalla Von der Leyen con ogni probabilità farà leva su tecnologie in grado di minimizzare il trattamento e l’esposizione di dati sanitari all’esterno, al contempo garantendone verificabilità, integrità e robustezza. Dopotutto, in molti casi conterà che il passaporto elettronico rappresenti solo un “sì” (verde) o un “no” (rosso) rispetto a determinate informazioni essenziali, senza esibire i dettagli.
Per usare una metafora virale, quello che conta sarà esporre la “proteina Spike” – proprio come fa il vaccino per allenare gli anticorpi – e non il virus nella sua interezza: il passaporto funzionerà come un “vaccino burocratico”, mostrando all’esterno solo il minimo necessario per ottenere il risultato. Chiaramente, beninteso, dovranno anche essere previsti e designati amministratori di sistema con privilegi di verifica graduale, più in profondità, delle informazioni di dettaglio, in via del tutto eccezionale. Mi aspetterei anche un uso intelligente di registri distribuiti (simili a tecnologie blockchain) per gestire i processi di certificazione in questo ambito.

Nel nostro Paese l’accesso alla vaccinazione anti-Covid è attualmente riservato a specifiche categorie di popolazione. Ma la variabilità regionale è forte anche in relazione ad altre categorie. Un passaporto vaccinale non rischierebbe di definire cittadini di serie A e serie B, i primi avendo la “fortuna” di avere avuto accesso alla vaccinazione mentre i secondi no?

Non credo che si possa parlare di discriminazione, in questo caso: il fatto di essere vaccinati costituisce un elemento obiettivo e rilevante per necessità di salute pubblica e di sicurezza sul lavoro. Considero giusto che, negli stretti limiti consentiti dalla legge, si operino differenziazioni in base a tale condizione. Ma questo dovrà avvenire in maniera uniforme in Europa. Le discriminazioni palesi e insopportabili a cui stiamo assistendo in queste settimane sono ben altre: certe categorie stanno venendo vaccinate in via prioritaria in determinate Regioni e non in altre.
Gli avvocati, per esempio: ammessi alla vaccinazione prioritaria in Puglia, Sicilia, Toscana e altre Regioni ancora, mentre nel resto d’Italia sono esclusi: che si sia a favore o contro la vaccinazione prioritaria di questa categoria professionale, e non entro nel merito, resta il fatto di una sperequazione ingiustificabile che implica la violazione del principio costituzionale di uguaglianza formale e sostanziale. Su questo, il Governo nazionale dovrebbe intervenire urgentemente.

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