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Telemedicina, Scotti (Fimmg): serve un investimento strutturale

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Silvestro Scotti è presidente dell’Ordine dei medici di Napoli dal 2015. Nei mesi della pandemia si è battuto con forza per assicurare i dispositivi protettivi ai colleghi. È anche segretario generale nazionale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e sulla telemedicina chiede un impegno con le risorse del Recovery fund.

 

Qual è il valore della telemedicina per il medico di famiglia?

 

La pandemia ha accelerato un processo già in atto. A fine 2019 su iniziativa Fimmg il ministro della Salute in finanziaria destinò 235 mln di euro per l’acquisto di strumentazioni diagnostiche capaci di dialogare, tramite la telemedicina, tra la medicina generale e l’ospedale. Un valore importante che per Fimmg doveva portare a un aumento dell’intensità assistenziale del setting della medicina generale. Si tratta di attrezzature smart, collegabili via mobile, che permettono al medico di condividere in tempo reale la propria attività con gli specialisti. Ad esempio ecografi portatili, in rete via smartphone, che consentono di effettuare un’ecografia supervisionata in tempo reale dallo specialista in diagnostica per immagini dotato di un puntatore con cui orienta il medico, pur essendo a distanza. Naturalmente, oltre a costituire un valido supporto diagnostico, questo tipo di strumentazione diventa anche uno strumento formativo per il medico, che impara a gestire sempre meglio le apparecchiature a disposizione.

 

Come viene percepita questa importante innovazione nell’ambito del vostro lavoro?

 

L’approccio è molto positivo. Soprattutto, ma non solo, se consideriamo i colleghi più giovani che sono naturalmente più propensi all’innovazione tecnologica. Anche se manca ancora una formazione specifica sulla sanità digitale all’interno dei corsi di laurea.

 

Diceva che sanità digitale e telemedicina dovrebbero andare verso l’integrazione dell’attività territoriale con quella di livello superiore e dell’ospedale: cosa manca?

 

Manca il riconoscimento della prestazione. A nostro avviso, però, questo tipo di attività del medico non può essere retribuito ‘a prestazione’, perché egli diventerebbe il produttore e l’esecutore delle sue stesse prestazioni. Come è noto ciò produce un sistema fuori controllo. Diversamente, se il medico di famiglia è colui che decide nell’ambito del proprio setting assistenziale come e quando applicare la telemedicina per completare un percorso diagnostico o di monitoraggio delle cronicità, si riesce a gestire questo sistema in modo coerente. Il problema nasce quando si coinvolge il secondo livello (ospedaliero) dove non esistono le tariffe per la telemedicina. Per l’ospedale è meglio fare riferimento alla ricetta del medico di famiglia che richiede un esame diagnostico, perché alla prestazione in ricetta corrisponde un tariffario. Questo sistema rischierebbe di azzerare l’offerta del privato accreditato. E la relativa parte di prestazioni dovrebbe trovare una risposta negli accordi tra la medicina generale e l’ospedale o, laddove non ci fosse l’ospedale, con la sanità privata accreditata.

 

Cosa propone Fimmg per superare questi scogli?

 

Il sistema delle Regioni deve individuare un nomenclatore con un tariffario specifico per le prestazioni digitali, che individui da un lato un fondo specifico per la medicina generale e dall’altro il riconoscimento della prestazione anche per il livello ospedaliero. Chiediamo un investimento strutturale per la telemedicina. Credo che con il Recovery fund, attingendo al capitolo di spesa sulla digitalizzazione che è distinto da quello per la salute, ci si possa arrivare. Occorre poi un dialogo in cooperazione applicativa tra le piattaforme già in uso in medicina generale, cosicché possano agganciarsi al sistema di sanità digitale delle diverse Regioni. Ciò che dobbiamo assolutamente evitare è la creazione di tante piattaforme locali diverse. Al massimo si può arrivare a piattaforme regionali, ma non di più.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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