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Caso AstraZeneca, il vaccino nato male che rischia di finire peggio

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vaccino

Iniziamo dalla fine.
Riprendiamo dunque la parte conclusiva della conferenza stampa delle 17.00 da parte dell’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) che conclude asserendo: “Casi di trombosi dopo vaccino inferiori a quelli che avvengono tra la popolazione non vaccinata. Questa la motivazione con cui Ema ha garantito la sicurezza del prodotto”. Lo ha detto la presidente della commissione sicurezza (Prac) dell’Ema, Sabine Strauss. “Non è tuttavia escluso un legame con trombosi rare”.

L’Ema ha dunque stabilito che il vaccino di AstraZeneca è sicuro, efficace ed i suoi benefici superano i rischi. Tuttavia, ma è giusto un dettaglio, non può essere escluso un legame con i rari casi tromboembolici e perciò occorre avvertire di queste possibilità. Infatti, gli studi dell’Ema sui casi tromboembolici rari, dopo la somministrazione del vaccino di AstraZeneca, hanno mostrato un’incidenza più alta in alcuni gruppi, in particolare nelle donne più giovani, ma è abbastanza prematuro trarre le conclusioni su gruppi specifici.

Il foglietto illustrativo del vaccino AstraZeneca “deve essere aggiornato: è importante che venga comunicato al pubblico e agli operatori sanitari perché apprendano meglio queste informazioni, permettendo loro di mitigare questi effetti collaterali”, ha detto ancora Sabine Strauss. “Ci sono ancora alcune incertezze, abbiamo visto alcuni casi molto rari” ed abbiamo “raccomandato di aggiungere un’avvertenza, in modo che questa informazione sia resa nota ai medici e al pubblico”. In particolare, “indagheremo se ci sono rischi per chi usa pillola contraccettiva”. “Tra i fattori di rischio c’è proprio l’assunzione della pillola anticoncezionale. Indagheremo il legame tra uso della pillola e possibilità di un aumento dei rischi di casi avversi per chi viene vaccinato”.

Bene! E con questo Ema ha dato così il nuovo e tanto atteso via libera al vaccino anti-Covid di AstraZeneca, stabilendo che non è stata riscontrata una correlazione tra la somministrazione del vaccino ed i casi di trombosi, alcuni dei quali mortali. È sicuro, efficace, i benefici sono superiori ai rischi”, ha affermato la direttrice di Ema Emer Cooke.

Ema ha detto che “sono stati riportati 25 casi” di eventi tromboembolici rari “su 20 milioni di vaccinati”, davvero pochissimi. “AstraZeneca accoglie con favore le conclusioni di Ema e dell’agenzia britannica del farmaco (Mhra) sulla sicurezza del suo vaccino”, rende noto in un comunicato il gruppo anglo-svedese.

Di conseguenza l’Agenzia Italiana del Farmaco, Aifa, ha quindi pochi minuti dopo, reso noto che “sono venute meno le ragioni alla base del divieto d’uso in via precauzionale dei lotti del vaccino”. In una nota anche il premier Mario Draghi ha confermato: “La somministrazione del vaccino AstraZeneca riprenderà già da venerdì 19 dalle ore 15.00. La priorità del governo rimane quella di realizzare il maggior numero di vaccinazioni nel più breve tempo possibile”.

Tutto è bene quel che finisce bene”, è il titolo di una commedia di William Shakespeare, scritta fra il 1602 e il 1603 e ispirata alla novella di Giovanni Boccaccio, ‘Giletta di Narbona’, inclusa nel Decameron. Così sembrerebbe, proprio ed il mondo, l’Europa in particolare e l’Italia possano finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo gli ultimi tre giorni vissuti in apnea, in attesa del pronunciamento da parte dell’autorità europea che, di mestiere, autorizza e controlla l’immissione sul mercato comunitario di tutti i farmaci, vaccini compresi.

Forse però sarebbe più appropriato citare il “Così è, se vi pare”, l’opera teatrale di Luigi Pirandello, tratta dalla novella “La signora Frola e il signor Ponza”, suo genero. Rappresentata per la prima volta il 18 giugno 1917, per quanto l’autore ne avesse comunicato la conclusione al figlio Stefano due mesi prima, Pirandello ne presentò una nuova edizione arricchita nel 1925, adattandola alla rappresentazione teatrale e modificandola quasi completamente. L’opera è incentrata su un tema molto caro a Pirandello: l’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri. Si genera così un relativismo delle forme, delle convenzioni e dell’esteriorità, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta che è ben rappresentata dal personaggio Laudisi.

Che la verità assoluta esista o meno è cosa tantomeno irrilevante: è questo il messaggio finale di lettura dell’opera dove Pirandello mette lo spettatore di fronte ad una sorta di ‘barriera sul palcoscenico’ costringendolo ad interrogarsi sul significato stesso di ciò che ha appena visto e l’assenza stessa di significato. Protagonista assoluto di scena, il dramma esistenziale della vita umana nella sua infinita complessità, ed in virtù del teorema, il fatto che la Verità assoluta, quella imprescindibile non esiste. A seguito dell’acceso dibattito tra i personaggi di questo piccolo ambiente provincial-borghese, infatti, la Verità è per ciascuno “come pare”.

A questo punto vi starete chiedendo se sia impazzito e stia peggio di quanto già non stessi a seguito della pandemia in corso, situzione aggravata dal fatto che i giorni tra metà ottobre e la fine del 2020 li ho trascorsi a combattere contro una polmonite bilaterale da Sars-CoV-2, che ha lasciato segni indelebili ed irreversibili, in tutto il mio organismo, in particolare danneggiando a titolo definitivo quelle aree cerebrali essenziali all’elaborazione del pensiero. In parte questa è un’ottima spiegazione, in parte forse gli ultimi neuroni che si sono salvati, stanno cercando di lanciarmi un messaggio accorato, che desidero trasferire a tutti voi lettori che siete arrivati sino a questo punto dell’articolo.

Mi chiedo, a questo punto: ma dopo 14 mesi costellati di totale incertezza, di errori, di approssimazione, di metodologie basate su razionali altamente empirici, che ci hanno stravolto il modo di vivere la nostra vita, dove è stato detto tutto ed il contrario di tutto e da tutti (rappresentanti delle istituzioni, politici, scienziati, giornalisti, opinionisti, comunicatori, maghi, veggenti, gatti parlanti, e, vi prego, aggiungete voi le categorie dimenticate), ma vi pare che noi da oggi venerdì 19 marzo dell’anno del Signore 2021, torniamo a vaccinare e farci vaccinare, per prevenire Covid-19, con il vaccino di AstraZeneca, ma anche con gli altri, come se nulla fosse nel frattempo accaduto?

I vaccinatori ad ogni inoculazione (e ne praticano centinaia ogni giorno) vivranno nel terrore dicendo tra sé e sé: “E se poi questo cristiano mi dovesse schiattare? A casa, come spiego ai miei figli che a papà/mamma è stato appena notificato un avviso di garanzia per presunto omicidio colposo?”.

Ed il cittadino sano Mario Rossi che riceve al pomeriggio un Sms in cui è scritto “ricordati che devi morire…”, no scusatemi, questo è tratto da un famoso film con Troisi, “ricordati di presentarti domani alle 8.23 al centro vaccinale di…” come potrà trascorrere la notte, il momento dell’inoculazione ed i successivi 5/7 giorni? Forse nell’angoscia di verificare se si presenteranno o meno i segni predittori di un fenomeno tromboembolico potenzialmente fatale?

Ecco, qui sta il cuore della materia: la comunicazione!
In questi 13 mesi la comunicazione è stata il vero nemico, ben peggiore del virus, perché gestita, da tutti coloro che dovevano sapientemente modularla, nel modo peggiore possibile. E l’apice è stato raggiunto (ma non c’è limite al peggio) proprio questa settimana, quando dopo un ingiustificato, a mio avviso, panico generalizzato, con forme di isteria collettiva, causa sospensione immediata del vaccino di AstraZeneca su tutto il territorio nazionale e a seguito di quello che aveva deciso pochi istanti prima Angela Merkel, si è passati pochi giorni dopo ad un “tranquillizzante”: nessun problema! Via libera da Ema e, “andrà tutto bene!”.

Siccome questa frase l’abbiamo sentita un po’ troppe volte nell’ultimo anno, per cortesia non dite più nulla, perché oramai nemmeno Pinocchio ci crede più.

*Carlo Centemeri, farmacologo – Università degli Studi di Milano.

 

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