Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
servier health

Lavoro e leadership, perché i papà hanno una marcia in più

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
papà e figlio

Papà affettuosi, giocherelloni, sportivi, organizzati, simpatici, distratti, severi e un po’ rigidi o al contrario così a proprio agio con il proprio lato femminile da essere quasi dei ‘mammi’. Tra smartworking e didattica a distanza (Dad), l’anno della pandemia di Covid-19 ha impattato anche sui papà in modo pesante, allontanandoli dallo spazio fisico dell’ufficio e avvicinandoli (giocoforza) alla complessità di una gestione familiare senza più compartimenti (e valvole di sicurezza). Così in molti si sono trovati a sviluppare nuove competenze (non solo in cucina).

Ma in che modo è cambiata la vita dei padri italiani che lavorano, e sarà vero che -quanto a leadership – essere papà ‘regala’ una marcia in più? Lo abbiamo chiesto a Chiara Bacilieri, Head of Data di Lifeed, EdTech company a impatto sociale che crea soluzioni innovative per lo sviluppo del capitale umano e coinvolge il mondo corporate come agente del cambiamento. Dal 2015 Lifeed trasforma le transizioni di vita e le attività di cura – come la genitorialità, il caregiving, l’attraversamento di una crisi – in esperienza di formazione di competenze soft.

A un anno e più dall’inizio della pandemia in che modo sono cambiate le vite dei padri che lavorano?

L’esperienza vissuta nel corso dell’emergenza Covid ha creato una nuova sinergia (e una nuova armonia) tra la sfera quotidiana e quella professionale, mai così forte prima d’ora, soprattutto per i papà. Questo cambiamento, infatti, ha coinvolto direttamente i padri lavoratori che hanno avuto occasione di sviluppare nuove competenze trasversali tra vita e lavoro, unite a una leadership diversa dal passato.

Essere manager e avere uno stile di leadership influenza la paternità e, viceversa, essere padre influenza il modo di comportarsi in azienda, con collaboratori e colleghi?

La pandemia ha reso ancora più evidente che la dimensione privata e quella lavorativa non si possono considerare separate tra loro. Al contrario, le competenze allenate nella vita privata e in quella lavorativa possono essere trasferite da un contesto all’altro e – come mostrano i dati raccolti dal dipartimento di People Analytics di Lifeed – si rivelano utili per migliorare la produttività, il benessere e il coinvolgimento delle persone nei molteplici ambiti di vita.

Quali sono allora gli stili di leadership che tenderanno ad emergere nel futuro prossimo, e come cambierà il ruolo dei padri?

Il modello del futuro è quello della ‘caring leadership’. Oggi la gestione del cambiamento passa da caratteristiche come ascolto, empatia, gentilezza e cura. Tutte competenze soft praticate nella vita quotidiana come padri e caregiver, che sono essenziali anche sul lavoro. La caring leadership autentica, presente e attenta ai bisogni delle persone sarà sempre più richiesta nelle aziende. Allo stesso tempo, il ruolo dei padri sarà diverso dal passato: da autoritario ad autorevole, senza paura di mostrare le proprie emozioni e la propria vulnerabilità che – se riconosciuta ed espressa nel modo giusto – diventa forza.

In che modo i professionisti italiani si distinguono da quelli stranieri? E i papà manager italiani hanno approcci diversi?

Lo stile manageriale italiano in molte aziende è ancora legato a radici culturali e a modelli gerarchici che ormai fanno parte del passato. Questo si riflette anche nella suddivisione dei compiti familiari che spesso assegna alle donne maggiori “carichi” di cura mentre in altre culture, come quella Nord europea, empatia, collaborazione e condivisione delle responsabilità sono concetti consolidati sia nelle aziende sia nelle famiglie.

In sintesi essere padre e professionista (padre e manager non si scrive mai nelle interviste ad un uomo, ma forse si dovrebbe) è utile sul lavoro e in famiglia?

Assolutamente sì, e credo che dovremmo smettere di pensare per dicotomie. La stessa espressione “equilibrio vita – lavoro” sottende una visione di vita privata e vita lavorativa come di due sfere distinte, contrapposte, che si tolgono spazio, tempo ed energie a vicenda. Questo modo di vedere le cose ci spinge a tenere fuori dal lavoro le esperienze che viviamo, per esempio, nel nostro ambiente familiare. Esperienze che ci arricchiscono di risorse e ci permettono di sviluppare delle competenze essenziali anche nella vita professionale.

Lo vediamo anche attraverso i dati. Un’analisi sui partecipanti ai percorsi formativi Lifeed ci rivela che prendersi cura dei propri figli allena nei papà delle capacità di leadership fondamentali come la presa di decisione, la gestione del tempo e delle priorità, il change management, la gestione della complessità e – specialmente nei neo papà – competenze relazionali come l’ascolto.

In sintesi, possiamo dire che il rapporto tra le diverse parti di noi, così come tra il ruolo di padri e di professionisti o manager, non è un gioco a somma zero ma a somma positiva.

TTG
pfizer health
Milteny Banner 1
Milteny Banner 2

Leggi anche

I più letti