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Vaccino Pfizer, Thermo Fisher lo produrrà in Italia

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Rumors circolavano da settimane nei palazzi della politica italiana. Ora è ufficiale. Thermo Fisher produrrà il vaccino anti-Covid di Pfizer nello stabilimento di Monza. Lo conferma una nota della multinazionale americana.

La notizia era già trapelata informalmente in occasione della visita dello scorso 12 marzo del presidente del Consiglio Mario Draghi all’hub vaccinale presso l’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. In quell’occasione Draghi aveva parlato genericamente di un accordo tra un produttore farmaceutico italiano e un’azienda detentrice di un brevetto per un vaccino anti-Covid. Poi fonti vicine a Palazzo Chigi avevano reso noto che sarebbe stato il contoterzista Patheon, del gruppo Thermo Fisher, a occuparsi di questa importante produzione sul territorio italiano, ma nulla di più.

Qualche giorno più tardi la notizia viene battuta anche da Reuters e rilanciata su vari siti di natura economico-finanziaria internazionali. La multinazionale americana dopo vari giorni ha rotto il silenzio e ha confermato che sta lavorando al processo di produzione globale del vaccino a mRna di Pfizer. E che fornirà i propri servizi di produzione conto terzi in virtù dei propri stabilimenti italiani. Più precisamente, ciò avverrà nel sito produttivo di Monza a partire da quest’anno.

Le linee produttive di questo stabilimento si metteranno in moto per quello che in gergo si chiama processo “fill and finish”, cioè del solo infialamento e confezionamento del vaccino.

Il siero prodotto a Monza sarà parte integrante della produzione vaccinale complessiva di Pfizer e pertanto sarà destinato alla distribuzione in tutti differenti Paesi, non solo in Italia.

Quella di Thermo Fisher non è la prima produzione di vaccini Covid in Italia. Già nota alla cronaca quella di un’altra azienda statunitense, la Catalent, che si sta occupando dell’infialamento del vaccino AstraZenca nello stabilimento italiano di Anagni, nel frusinate.

Senz’altro questa nuova notizia conferma l’apprezzamento internazionale della qualità offerta dalla manifattura farmaceutica italiana, che può vantare molteplici primati. Un’indagine Prometeia-Farmindustria dello scorso anno evidenziava infatti come il nostro Paese fosse il primo produttore europeo di farmaci arrivando a rilasciare il 23% circa di tutte le pillole, fiale e sciroppi prodotti nel continente per un controvalore di circa 2 miliardi di euro ex factory. Con grande riflesso anche sull’indotto e sull’occupazione.

Il contoterzismo farmaceutico italiano rappresenta uno sbocco occupazionale molto ampio e soprattutto per le professionalità più qualificate: circa 10.500 addetti, di cui nove su 10 laureati.

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