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Dati in medicina, la lezione del dottor Živago

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dati letteratura

Si parla attualmente dell’utilizzo dei dati in medicina, della loro ricerca e della loro interpretazione, manuale o automatica (data mining, big data, machine learning, cartella elettronica), come fossero attività assolutamente nuove.

I dati in medicina sono preziosi: la loro trascrizione, registrazione, conservazione sono fondamentali per migliorare le conoscenze e per affrontare i problemi clinici e terapeutici con le migliori modalità che la tecnologia e la scienza mettono a disposizione. E’ indubbio che stiamo vivendo il momento storico con grandissime possibilità, grazie alla digitalizzazione, ai modelli di calcolo, al machine learning.

La tecnologia ci permette ora una evoluzione radicale. Il mezzo cambia la diffusione delle idee, senza Gutenberg le tesi di un monaco agostiniano non sarebbero febbrilmente uscite da una cittadina del piccolo ducato di Sassonia, e le idee in medicina si basano sui dati. Ma occorre anche riflettere sulle modalità di intervento, ovvero il fattore umano, per dirla con Graham Greene.

La letteratura russa ha lasciato all’umanità doni incommensurabili, con il contributo di medici come Čechov e Bulgakov, e possiamo aggiungere anche uno dei medici più celebri, Jurji Andreevič Živago, che scrive poesie, come il suo inventore Pasternak . Michail Bulgakov si laureò a Kiev e fu mandato, giovane medico, nel distretto di Smolensk a curare la popolazione di una sterminata regione. I ricordi di un giovane medico raccolgono in diversi racconti quelle stagioni e sarebbero lettura utile e illuminante anche per i medici di oggi, come ricorda il protagonista del film francese (2016) Il medico di campagna. Infatti racchiudono le storie, le esperienze, le relazioni di quel tempo con la grazia, l’umanità e il realismo del grande scrittore. Una traccia che percorre i racconti è il coraggio del medico, che affronta la realtà, solo, con pochi mezzi, ma tanta umanità, volontà, desiderio di far emergere la professione senza nascondere il mestiere, tutto quello che abbiamo sentito da tanti medici durante le fasi più crude della pandemia di Covid-19.

Nel racconto La dermatite a stella il giovane medico risale alla diffusione della sifilide nella comunità, rileggendo i registri dell’ambulatorio, compilati con cura da lui stesso e dai suoi predecessori. Una comunità che presenta tutti i dubbi, le perplessità per la scienza che ancor oggi incontriamo nella gente, e, al tempo stesso, la assoluta fiducia nel medico, la gratitudine verso il suo impegno, come si legge in un altro racconto, L’asciugamano con il galletto. Dalla accurata lettura e interpretazione dei dati accumulati negli anni, il giovane medico comprende la malattia e agisce per il bene delle famiglie e dell’intera comunità.

Il dottor Živago si trova in ospedale e “Quanti formulari, questionari e moduli doveva esaminare, quali meticolosi resoconti da redigere! La mortalità, l’aumento dei casi di malattia, tutto interessava la direzione centrale di statistica che a tutto esigeva risposta”. Il medico è impegnato nella raccolta dei dati, che esegue con scrupolo, ma intanto osserva l’autunno che avanza, l’acero che perde le foglie, le gazze che saltellano, il cielo che raggiunge l’”altezza estrema”. Si sta scatenando la rivoluzione che travolgerà la sua terra e la sua vita, ma Jurij raccoglie dati, attento e concentrato.

E’ quindi particolarmente rilevante per il medico la raccolta dei dati e, soprattutto, definire le modalità della raccolta. Attualmente spesso si ha la percezione che la tecnologia, ed in particolare l’intelligenza artificiale, sia sufficiente per consentire un’adeguata valutazione dei dati e che sia in qualche modo autonoma ed indipendente.

Si parla di una evoluzione della ricerca per cui si può partire dai dati per elaborare gli obiettivi primari e secondari del progetto di ricerca, sradicando il naturale e consolidato processo scientifico. La prospettiva rovesciata, ricordava il grande teologo e scienziato Pavel Florenskij, è un modello ideale di lettura delle icone dipinte, o meglio scritte, come dicono i russi, per rivelare un miglior annuncio della Parola, rinunciando alla conoscenza tecnica della prospettiva, ma occorre cautela nella scienza.

In realtà, senza un’adeguata preparazione e strategia, non si possono avere risultati efficaci: questo è il ruolo del medico e dello scienziato, definire quali, quanti dati devono esser raccolti ed elaborati e come di deve operare per un’interpretazione utile. Come già ricordava quasi cent’anni fa Thomas Stearns Eliot, al sedicesimo verso della prima stanza de I Cori della Rocca: “Where is the knowledge lost in information?”

*Giuseppe Banfi, direttore scientifico dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi e docente dell’Università Vita Salute San Raffaele

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