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L’etica nella fecondazione assistita

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fecondazione

La medicina della riproduzione ha sempre offerto diversi spunti di confronto sia all’interno della comunità scientifica, sia all’esterno, nella società, a vari livelli. E anche oggi possiamo dire che rappresenta uno dei principali ‘hot topic’ della scienza moderna. Credo che il tema del momento, insieme al calo della natalità e alle problematiche legate all’accesso delle coppie ai programmi di procreazione medicalmente assistita (Pma), sia oggi la personalizzazione del trattamento, ossia lo sforzo costante di modulare le procedure di fecondazione assistita come fossero un ‘vestito’ su misura per ogni coppia.

Nel recente passato il percorso di personalizzazione veniva in maggior parte circoscritto alla scelta dei farmaci per la stimolazione ormonale: si decidevano tempi e dosaggi in base alla riserva ovarica di ciascuna donna. Ma, oggi, personalizzare il trattamento di fecondazione assistita rappresenta un concetto molto più ampio; ogni singolo passaggio può ormai essere modulato: il tipo di medicinale utilizzato, la scelta di protocolli non-convenzionali come il DuoStim (la ‘doppia stimolazione’), la decisione di trasferire gli embrioni in terza o in quinta giornata (allo stadio di blastocisti); la scelta di congelarli, in caso di condizioni non ottimali all’impianto, e trasferirli in un ciclo successivo; l’opzione di fare la diagnosi genetica preimpianto (Pgt) per conoscere lo stato di salute dell’embrione; la scelta di quanti embrioni trasferire, nonché il tipo di preparazione endometriale da fare.

Il tutto, dando per assunto che un moderno centro di Pma debba sempre lavorare con un solo obiettivo: quello di difendere la salute della donna e del nascituro. Il concetto di personalizzazione è andato dunque ampliandosi nel tempo, di pari passo con il progressivo processo di affinamento delle tecniche di fecondazione assistita, che chiaramente si basa sempre sulle evidenze scientifiche che negli anni vengono prodotte.

Parallelamente a questo percorso, credo si debba collocare il concetto di ‘etica nella Pma’: l’avanzamento tecnologico e le scelte che noi oggi possiamo fare all’interno di un percorso di fecondazione assistita sono tantissime, molte delle quali hanno una solida valenza scientifica.

Di fronte a noi abbiamo sempre delle coppie desiderose di diventare genitori: dobbiamo essere onesti con loro e spiegare che pur mettendo in campo tutte le “strategie” che abbiamo oggi a disposizione, purtroppo i trattamenti di fecondazione assistita non riescono a risolvere sempre il problema dell’infertilità.

Un comportamento etico prevede che si informi sempre la coppia sui percorsi possibili, alla luce di quanto detto, e consapevolmente anche delle possibilità di riuscita, perché l’avanzamento tecnologico e delle conoscenze in tale ambito potrebbe creare una errata percezione che i limiti biologici, primo fra tutti l‘età della donna, possano essere un qualcosa di superabile.

È certo che tutti gli avanzamenti tecnologici che abbiamo oggi a disposizione ci hanno permesso di migliorare l’efficienza dei trattamenti (ridurre gli aborti e le gravidanze multiple, ottimizzare i tempi per ottenere una gravidanza, ridurre lo stress attraverso l’utilizzo di protocolli personalizzati), ma il medico che agisce secondo “scienza e coscienza” deve essere onesto su quali possono essere le probabilità di avere un bambino.

Il mio suggerimento allora è: come specialisti in Pma supportiamo la pratica con l’evidenza scientifica, ad oggi ancora non scontata, e mettiamo in gioco sempre il nostro operato, essendo anche pronti per mezzo di una valutazione multidisciplinare, a cambiare idea e a prendere delle decisioni mettendo al centro di tutto la coppia.

Il campo della medicina della Riproduzione è un settore in continua evoluzione, pertanto, occorre utilizzare una sorta di ‘piramide delle evidenze’, che consenta di operare un bilanciamento tra le conoscenze che hanno un grado di evidenza robusta e dati che invece provengono da studi minori.

E’, quindi, compito del medico effettuare una valutazione costo-beneficio dei vari percorsi diagnostici-terapeutici. È naturale che ogni approccio medico che intraprendiamo deve avere un supporto scientifico, ma operiamo in una branca della medicina che gode di una grande velocità nella comprensione dei meccanismi legati alla riproduzione umana.

Quindi dobbiamo avere la capacità di guardare sempre alle innovazioni tecnologiche, informando i pazienti che l’applicazione di strategie all’avanguardia non è correlata a un progressivo aumento delle gravidanze ottenute.

*Alberto Vaiarelli, segretario Società italiana fertilità e sterilità-Medicina della riproduzione (Sifes-Mr).

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