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Scienze della vita, quanto valgono in Italia

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farmaci, farmaceutica, innovazione, ricerca scientifica

Un sistema che somma 1,8 mln di lavoratori e che può arrivare a valere fino al 10% del Pil italiano. È il settore delle scienze della vita e questi sono solo alcuni dei dati che emergono dal rapporto ‘100 italian life sciences stories’, l’annuale viaggio nell’innovazione italiana promosso da Fondazione Symbola ed Enel. Lo studio è stato realizzato con la collaborazione di Farmindustria e quest’anno si è concentrato proprio sulle settore delle life sciences.

Il rapporto è stato presentato oggi da Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola e Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale Enel. Ne hanno discusso anche Maria Chiara Carrozza, presidente Consiglio nazionale delle ricerche, e Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria.

Sono state presentate le esperienze da Alberto Chiesi, presidente dell’omonimo gruppo, Giuliana Gavioli, vice presidente del Tecnopolo Mirandola, Fabrizio Landi, presidente Fondazione Toscana life sciences, Marco Simoni, presidente Human technopole e poi Daniela Vinci, amministratore delegato Masmec.

“La filiera delle scienze della vita rappresenta un patrimonio di grande valore strategico per il paese”, spiega Starace, “per questo motivo abbiamo deciso insieme a Symbola, in collaborazione con Farmindustria, di raccontare 100 storie di aziende, ricercatori, scienziati, università, start-up e strutture sanitarie che ogni giorno lavorano per garantire la salute delle persone e permettono di avere a disposizione i migliori strumenti per la cura e il miglioramento della qualità di vita dei pazienti”.

Del resto, la pandemia da Covid-19 ha cambiato le nostre vite e ha riportato la salute al centro di molte scelte, individuali e collettive. Abbiamo riscoperto come la salute influenzi molti aspetti della nostra vita: dal lavoro alla coesione sociale, all’economia.

In più, la salute, insieme alla crisi climatica, sarà il tema più ricorrente del percorso della presidenza italiana del G20, avviato a dicembre 2020 e che culminerà il 30 e 31 ottobre a Roma con il vertice dei capi di Stato e di Governo.

Anche per questi motivi, dopo aver indagato l’innovazione made in Italy nelle filiere delle energie rinnovabili, dell’economia circolare, dell’e-mobility e dell’automazione, il rapporto quest’anno esplora il sistema scienze della vita. Un sistema che ha registrato un valore di produzione di 225 mld di euro nel 2018 e un valore aggiunto di 100 mld di euro. Cifre che, considerando anche l’indotto, valgono il 10% del Pil.

Nel settore farmaceutico, con gli oltre 66.500 addetti (200.000 con l’indotto) e un valore della produzione pari a 32,2 mld di euro nel 2018 (34 nel 2019), l’Italia rappresenta il secondo produttore in Europa subito dopo la Germania (32,9 miliardi), seguito da Francia (23,2 miliardi), Regno Unito e Spagna. Un settore che negli ultimi dieci anni ha registrato l’incremento dell’export più alto tra i big europei (+168% rispetto al +86% della media Ue).

Primo per qualità come evidenzia l’indicatore del valore aggiunto per addetto: fatto 100 il valore aggiunto per addetto in Italia, la Germania segue con un valore poco superiore a 90 mentre Francia, Spagna e Regno Unito sono sotto questa soglia. Valori che trovano spiegazione negli investimenti in ricerca del settore, cresciuti del 35% negli ultimi 5 anni, e in competenze nelle aree R&S con un incremento del 3,1% rispetto al 2017. Un settore molto articolato fatto di multinazionali, imprese a capitale nazionale grandi e piccole, con forte specializzazione nello sviluppo di farmaci (sempre più innovativi, in particolare biotecnologici), vaccini, plasmaderivati e nella produzione in contract and development manufacturing. Un sistema con tanti motori che lo rende competitivo e resiliente.

Le regioni che hanno la presenza più importante di stabilimenti produttivi sono Lombardia, Lazio e Toscana ed Emilia Romagna ma si trovano eccellenze in regioni quali Abruzzo, Sicilia, Campania. Capitale di questo sistema è la Lombardia, con un valore aggiunto di 25 mld di euro e 355mila addetti, ai vertici della produzione nazionale e non solo. In Europa, la regione emerge tra le prime per produzione farmaceutica insieme a Catalogna, a Baden-Württemberg e Île de France.

L’Italia, sottolinea il report, è al primo posto mondiale per numero di citazioni e per produttività della ricerca scientifica in termini di pubblicazioni per ricercatore.

E ancora: Mirandola è il più importante distretto biomedicale d’Europa, il terzo nel mondo, dopo quelli di Minneapolis e Los Angeles negli Stati Uniti d’America.

È italiano il primo acceleratore lineare di protoni per la cura delle neoplasie, la prima terapia genica approvata in Europa, la prima al mondo a base di cellule staminali e il primo approccio genomico per lo sviluppo di un vaccino contro il meningococco.

Sono infatti numerose le aree di competenza presidiate da imprese, start-up, università, ospedali e centri di ricerca pubblici e privati: dalla farmaceutica ai dispositivi medici, dalla medicina rigenerativa alla salute di precisione e alla diagnostica, dalla ricerca biotecnologica alla genomica, dalla telemedicina alla robotica e allo sviluppo di software e strumenti di data analysis.

Nel campo della medicina rigenerativa e della protesica, lo studio di strutture vegetali come quelle del legno o dell’idrossiapatite (bioceramica presente al 70% nei tessuti ossei umani) sta permettendo ai ricercatori italiani di sviluppare sostituti biocompatibili ottenuti mediante stampa 3D, o protesi in seta per la rigenerazione di nervi, tendini, legamenti e vasi sanguigni. Tecnologie che migliorano la qualità della vita, come quella che traduce il pensiero in azione sfruttando le onde cerebrali generate dal movimento immaginato delle persone locked-in, cioè coscienti ma paralizzate, permettendo così ai pazienti, grazie all’intelligenza artificiale e a sensori indossabili, di tornare ad interagire con i propri cari.

Ma anche tecnologie per la prevenzione, come il Next generation sequencing, in grado di sequenziare velocemente il Dna e rilevare la predisposizione a malattie, diagnosticare patologie rare, oltre a sistemi diagnostici, che combinati con potenza di calcolo e intelligenza artificiale, possono suggerire ad ogni persona come migliorare stili di allenamento e alimentazione.

In questo campo, ha sicuramente un posto di rilievo la filiera biomedicale, dove le tecnologie incontrano il design: dai braccialetti in grado di monitorare l’ossigenazione nel sangue, a dispositivi ottici che trasformano i nostri cellulari in oftalmoscopi capaci di fare uno screening della retina scattando un selfie, ad elettrocardiografi portatili e via dicendo.

Dove non è possibile prevenire l’insorgenza di alcune gravi patologie e l’unica possibilità per salvare la vita umana risiede in interventi chirurgici di estrema precisione e minima invasività, l’Italia può contare negli avanzamenti della robotica e della bioingegneria. Ad esempio, le procedure di microchirurgia assistita da robot che guidano il chirurgo nelle operazioni più complesse, come quelle al cervello o alla colonna vertebrale.

Imprese, competenze e talenti che stanno avendo, anche in questa crisi, un ruolo centrale nello sviluppo di tecnologie per la cura e la gestione dell’emergenza sanitaria. La ricerca vede l’Italia al quarto posto nel mondo per numero di pubblicazioni scientifiche su Covid-19, preceduta solo da Stati Uniti, Cina e Regno Unito.

È italiana la biblioteca molecolare più articolata al mondo per testare le possibili interazioni tra il virus e le molecole farmaceutiche esistenti. È italiana la cura a base di anticorpi monoclonali. Nella produzione di vaccini e macchinari necessari a combattere Covid-19 l’Italia ha un ruolo di rilievo.

Tra le tecnologie più innovative del settore vanno menzionate le biotecnologie, importanti per il trattamento e la cura di patologie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate come per malattie neurologiche e degenerative, ma soprattutto in ambito oncologico. Settore di specializzazione medica in cui il Paese ha sviluppato una competenza internazionalmente riconosciuta. Quelli delle malattie rare e delle terapie avanzate, frontiere dell’innovazione farmaceutica, sono tra gli ambiti di eccellenza del settore in Italia.

Infatti, la ricerca accademica vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia di malattie rare. E poi nella produzione dei cosiddetti farmaci orfani, quelli utilizzati per la prevenzione e il trattamento delle malattie rare, per lo più oncologiche e dermatologiche, che in Europa colpiscono non più di 5 persone ogni 10mila abitanti. Dei nove prodotti di terapia avanzata attualmente autorizzati al commercio in Unione Europea, ben tre sono frutto della R&S in Italia. Nonostante le statistiche gratificanti, resta un settore nel quale intensificare ulteriormente gli investimenti.

Grandi investimenti sono indirizzati anche verso le malattie infettive e lo sviluppo di vaccini: comparto investito da un grande sviluppo già dal 2019, ulteriormente accelerato nel 2020 in seguito all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del virus Sars-Cov-2.

Sono numerose le novità biotecnologiche impiegate nella lotta al virus: dal sequenziamento genico del virus alla diagnostica, dallo sviluppo di vaccini alla ricerca di una cura efficace attraverso farmaci antivirali e la sperimentazione di anticorpi monoclonali. A proposito di vaccini, Toscana, Lazio e Emilia Romagna sono le regioni italiane che vantano il più elevato numero di imprese farmaceutiche specializzate in questa produzione.

“L’Italia gioca un ruolo di protagonista”, conclude Realacci, presidente della Fondazione Symbola, “anche nella filiera delle scienze della vita, come raccontiamo in questo dossier attraverso 100 esperienze che testimoniano la qualità delle istituzioni, delle imprese e della ricerca italiane, che sempre più vanno messe al servizio anche di un rafforzamento della medicina territoriale. È un patrimonio di grande valore strategico per il Paese, che concorre a creare buona economia e posti di lavoro nella direzione di una visione umanistica del futuro”.

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