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No-vax, dimenticati o incerti? Il popolo dei ‘senza vaccino’

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Uno zoccolo duro di italiani, anche anziani e fragili, ancora non si sta vaccinando contro Covid-19: ma sono tutti no-vax?

“Non si può dire: magari non hanno aderito perché non sanno gestire il meccanismo di prenotazione al pc o via telefono e non hanno nessuno che li aiuti, o perché preferirebbero vaccinarsi dal medico di famiglia. O, ancora, perché hanno dei timori e non sanno a chi rivolgersi”, ci dice Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale).

Lo dimostra anche “la vaccinazione anti-influenzale di quest’anno: i dati ufficiali non ci sono ancora, ma le nostre stime parlano di un 10-15% di vaccinati in più solo nella fascia a rischio. E’ chiaro che molti preferiscono passare dal medico di famiglia. Peccato che a noi le dosi di anti-Covid sono arrivate in modo irregolare: non posso rincorrere i miei pazienti se poi il vaccino non ce l’ho”, rileva ancora Scotti.

E sono anche i più fragili a dire no. L’11% dei pazienti oncologici rifiuta il vaccino anti-Covid, come riporta uno studio in pubblicazione sull”European Journal of Cancer’, condotto coinvolgendo 914 persone in cura presso l’Istituto Regina Elena di Roma.

Secondo il commissario straordinario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo “i no-vax nel Nord-Est del Paese sono il 18%, nelle altre Regioni siamo al 10-12%. Il fenomeno è statisticamente rilevante se sale sopra il 5%”. Gli italiani che molto probabilmente non faranno il vaccino o aspetteranno fino all’ultimo sono circa 5 milioni, calcola l’Adnkronos Salute, partendo dal fatto che sono 50 mln gli over 16.

E fanno riflettere i dati rilevati al 17 maggio dalla Fondazione Gimbe, un indicatore di come questo zoccolo duro sia trasversale. Il report Gimbe ha rilevato che “il 22,6% della popolazione di 70-79anni e il 9% degli over 80 non hanno ricevuto neanche una dose”. In questa analisi “non sono noti i numeri sulle mancate adesioni e i rifiuti selettivi (ad esempio per AstraZeneca)”, sottolinea la Fondazione Gimbe sempre all’Adnkronos Salute.

Ora la palla passa ai medici di famiglia? “I medici di medicina generale sono stati coinvolti tardi e con pochissime dosi, e questo in tutta Italia – sottolinea Scotti – Noi abbiamo definito un programma per la cooperazione applicativa tra i nostri gestionali e le piattaforme regionali per la vaccinazione. Perché io oggi se ho le dosi, faccio fatica a recuperare le persone da vaccinare: i sistemi non si parlano. L’unica regione che ci ha dato il permesso per il dialogo al momento è la Campania”.

“Ora il problema è individuare i pazienti ‘resistenti’ e iniziare a chiamarli: si deve ragionare sulla vaccinazione di iniziativa e di precisione. E serve la cooperazione applicativa con le piattaforme regionali, altrimenti il medico di famiglia dovrebbe fare un riesame di tutti i suoi pazienti”.

E questo nonostante, in caso di dubbi, il paziente si rivolga direttamente al medico di famiglia. “Immaginate quante chiamate riceviamo prima e dopo il passaggio all’Hub vaccinale? I colleghi degli hub fanno la siringa, noi facciamo tutto il resto, rassicurando e spiegando cosa fare e soprattutto cosa non fare, in tema di paure, farmaci, allergie”, continua Scotti.

Adesso però “stiamo rincorrendo le fasce d’età senza completare le precedenti. E questo è un problema”.

Un problema legato proprio alla mancanza di dialogo delle piattaforme regionali. “Ecco – conclude il segretario della Fimmg – questo è anche l’ostacolo per i richiami nei luoghi di vacanza: dovresti far cooperare fra loro le piattaforme delle Regioni. Secondo voi sarà possibile?”. E soprattutto: sarà possibile in tempo per l’estate?

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