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Stop a contratto Reithera, Corte dei conti: illegittimo l’acquisto della sede

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ReiThera Mise vaccino Corte dei conti

Il progetto di investimento contenuto nell’accordo tra ministero dello Sviluppo Economico, Invitalia e Reithera prevedeva anche l’acquisto della sede della società di Castel Romano per 4 mln di euro, cosa non consentita dalle attuali norme. È quanto emerge dalla deliberazione, pubblicata oggi, con cui l’11 maggio scorso la Sezione centrale di controllo della Corte ha negato il visto e la registrazione al contratto, ritenendolo illegittimo. In particolare, l’illegittimità dell’acquisto della sede, spiega in una nota la Corte dei conti, non ha permesso all’accordo di raggiungere la soglia minima dei 10 mln di euro prevista dalla legge “per la validità dell’investimento produttivo”, in quanto, al netto dell’acquisto della sede, l’importo si ferma ai 7,7 mln necessari per realizzare l’impianto di infialamento e confezionamento. Da qui il no al visto e alla registrazione, per l'”assenza di un valido e sufficiente investimento produttivo”.

Il pasticcio della sede

L’acquisto della proprietà della sede operativa di Reithera a Castel Romano, sottolinea la Corte dei conti, “non attiene alla singola ‘unità produttiva’ rappresentata dal realizzando impianto di infialamento e confezionamento”, come sostenuto dal Mise, “ma riguarda l’intera sede dove la società svolge il complesso delle sue attività” che, come riportato nella stessa relazione di Invitalia, “’nel 2019 ha riguardato essenzialmente attività di ricerca e sviluppo per conto della società controllante Keires A.G’”. Per i giudici contabili il progetto di investimento proposto è quindi inconciliabile con la condizione posta dall’art. 15 del decreto ministeriale 9 dicembre 2014, secondo cui, spiega la Corte, “le spese sono ammissibili ‘nella misura necessaria alle finalità del progetto oggetto della richiesta di agevolazioni’ e non, come invece risulta dal progetto presentato, per le finalità generali – produttive o di ricerca, anche per conto terzi – perseguite da Reithera, né per le ancor più generali finalità di rafforzare la consistenza patrimoniale dell’impresa”. In base alla stessa norma, infatti, il progetto di investimento produttivo “non può riguardare l’intero complesso aziendale ma solo determinate ‘unità produttive’”.

Cosa prevedeva l’accordo

L’accordo con Reithera prevedeva un progetto di investimento produttivo – finalizzato all’ampliamento dello stabilimento di Castel Romano – e un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale destinato a completare la sperimentazione clinica (studi clinici di fase 2 e 3) del vaccino anti Covid-19. Il decreto del Mise sottoposto all’approvazione della Sezione di controllo della Corte dei conti prevedeva, inoltre, di mettere a disposizione per il finanziamento degli investimenti risorse nel limite massimo di 50 mln di euro di cui 41 mln a fondo perduto e il resto come finanziamento a fondo agevolato, su un totale complessivo di 80 mln previsto dal cosiddetto decreto Rilancio.

Nei giorni scorsi il Mise aveva fatto sapere che, nonostante la decisione della Corte dei conti, il progetto per la produzione del vaccino italiano sarebbe andato avanti. Più prudente la posizione della società, che aveva detto di voler attendere le motivazioni dei giudici.

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