Batteri eliminano Covid e patogeni

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batteri sanificazione Covid

Combattere Covid-19 con i batteri. Una lotta biologica possibile grazie all’uso delle spore di una specie di Bacillus che, germinando e sviluppandosi, producono enzimi capaci di degradare le componenti di altre forme microbiche come virus e batteri.

L’idea di agire per contrastare le infezioni attraverso un sistema di competizione biologica nasce oltre 10 anni fa, quando le autorità sanitarie interazionali iniziavano a mettere l’accento sul concreto rischio di epidemie legate al fenomeno dell’antibiotico-resistenza generata dal massiccio uso si antibiotici in ambiente ospedaliero, zootecnico e domestico.

Grazie alla ricerca condotta in partnership tra alcune università italiane e l’azienda Copma di Ferrara, è stato messo a punto un prodotto, Pchs, che unisce ad alcune sostanze detergenti le spore di una specie apatogena di Bacillus, dimostrandosi in grado di abbattere il 99,9% della carica batterica e virale delle superfici trattate.

Non solo Covid, però. “Le nostre ricerche condotte in 6 ospedali italiani hanno dimostrato che utilizzando questa competizione biologica le infezioni correlate all’assistenza (Ica) diminuiscono del 52%. Il che comporta una riduzione del 60% nell’utilizzo di antibiotici in ambiente ospedaliero e una conseguente riduzione del 75% dei costi legati alla somministrazione di questi farmaci”, ha spiegato Elisabetta Caselli del dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’università di Ferrara. Che stima anche come un impiego diffuso di questo sistema nelle strutture sanitarie italiane potrebbe prevenire fino a 33 mila infezioni in cinque anni e un risparmio di circa 14 milioni di euro.

Il condizionale sulle possibili tempistiche sull’uso estensivo di questa nuova soluzione per la disinfezione e la sanificazione è d’obbligo. Giacchè, continua Caselli, “attualmente l’emergenza sanitaria ha imposto il ricorso all’utilizzo di prodotti chimici come le soluzioni a base di etanolo e acido cloridrico per combattere la diffusione del Covid”.

“Per l’uso in ambiente ospedaliero sarà necessaria una revisione delle linee guida relative alla disinfezione e sanificazione”, ha commentato Walter Ricciardi, ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’università Cattolica del Sacro Cuore. Che ha poi aggiunto un particolare molto rilevante: “Contrastare virus e batteri con altri agenti biologici rappresenta una innovazione dirompente, perché cambia il paradigma con cui si possono combattere le infezioni”.

“E, soprattutto – ha aggiunto – offre un’alternativa estremamente valida all’uso di sostanze chimiche che sono dannose per l’ambiente. Senza dimenticare che l’Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato che queste ultime, il cui uso è fortemente aumentato dentro e fuori dagli ospedali a causa della pandemia, sono collegate all’aumento del rischio di antibiotico-resistenza”.

Secondo i dati presentati oggi in occasione della conferenza stampa “Contrasto al Covid-19, dalla ricerca italiana il sistema di sanificazione con efficacia stabile per 24 ore”, questo nuovo prodotto è largamente superiore a etanolo e acido cloridrico su tutta la linea. Soprattutto per quanto riguarda la durata della sua efficacia.

Infatti mentre le soluzioni contenenti queste due molecole sono efficaci fino a 30-60 minuti, Pchs mostra di continuare a degradare batteri e virus fino a 24 ore di tempo, sia all’interno di soluzioni e che erogandolo su superfici ad alta carica microbica come quelle ospedaliere.

“Tra i risultati più incoraggianti dei nostri studi vi è quello relativo all’attività del prodotto sia in termini decontaminanti che preventivi”, aggiunge Caselli. “Il 99% della carica virale è eliminata già entro la prima ora dal trattamento e la stessa protezione rimane anche a 24 ore di distanza”.

Interessante anche la nota relativa alla sostenibilità ambientale di questo prodotto, attualmente non classificato come dispositivo medico. Dicono gli esperti: tutto il ciclo di produzione si realizza limitando al massimo la generazione di rifiuti e CO2 possibili. A questo si aggiunge la riduzione della quantità di sostanze chimiche immesse nell’ambiente collegata all’utilizzo del prodotto. Secondo i dettami del concetto di “one health”, che evidenzia lo strettissimo legame tra salute ambientale e salute umana.

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