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L’ospedale del futuro sarà ‘a tempo’

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ospedale del futuro

Suona strano, in un Paese che ha ancora strutture sanitarie di altissimo livello ospitate in ambienti costruiti anche più di un secolo fa, pensare all’ospedale a tempo. Eppure, in futuro, un nosocomio con queste caratteristiche di durata programmata potrebbe diventare una realtà. Anzi, in Europa lo è già, basta andare a Groningen, in Olanda, all’Ospedale Martini.

Grazie ad un lavoro sui materiali è stato realizzato un edificio flessibile e sostituibile per l’assistenza, dotato di tecnologie e competenze di altissimo livello. La sua durata nel tempo, con una data di scadenza ben definita, dovrebbe essere di trent’anni. Poi, ovviamente, non verrà smontato e distrutto ma sarà destinato ad altri scopi.

Attenzione. Non si tratta solamente di un vezzo destinato a diventare “Case-History” per la sanità del Paese, quanto piuttosto di un obiettivo temporale che dovrebbe consentire di governare negli anni i rischi di antibiotico-resistenza intraospedaliera, grazie alla messa a punto di sistemi di alternanza e revisione continua delle stanze dedicate alla degenza.

Il “Martini” è solo dei tanti esempi di ospedali del futuro, ma già oggi disponibili e comunque realizzabili con un’attenta programmazione, presentati nel corso di Innovabiomed 2021 da Luigi Bertinato, coordinatore della Clinical Governance e responsabile della segreteria scientifica di presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità.

In questa sorta di “viaggio”, oltre all’ospedale a tempo, ci sono ovviamente altri esempi di strutture che in termini di assistenza e di sostenibilità ambientale possono rappresentare veri e propri modelli.

“Grazie alla pandemia molte persone hanno capito l’importanza dell’innovazione tecnologica e architettonica anche delle strutture e dei luoghi di cura, oltre all’accesso alla cura in condizioni di alto biocontenimento – ha raccontato nel corso della due giorni di “Network Place” tenutasi alla Fiera di Verona – L’ospedale del futuro sarà probabilmente come un teatro, ovvero trasformerà i suoi spazi a seconda dell’evento a cui dobbiamo assistere”.

E allora, proviamo a vedere qualche prototipo già presente che potrebbe diventare una sorta di “protagonista” da imitare nella metafora teatrale. E magari riflettiamo sull’ospedale senza malati. Non è una presa in giro. Avete letto bene.

“A Chesterfield nel Missouri ci sono 2400 pazienti che sono a casa propria e in ospedale c’è solo la “cabina di regia” – è la segnalazione di Bertinato – Ovviamente non si tratta di pazienti destinati all’intervento chirurgico in sala operatoria, ma sono comunque degenti che in questo modo possono vivere la malattia da casa, con tutti i benefici che questo comporta. Grazie alla domotica è stato riarredato il domicilio di circa 2400 malati, l’infermiere che sta in ospedale ha altrettanti tablet con il nome e il monitoraggio del singolo paziente”.

Per la cronaca, l’ospedale si chiama Mercy e opera soltanto in regime di telemedicina. Offre servizi da remoto ai pazienti in ospedali partner, o a domicilio, fornendo diagnosi, prognosi e indicazioni terapeutiche e monitorando singolarmente i pazienti.

La struttura, priva di posti letto e pazienti, offre uffici e schermi per teleconferenze per i 330 medici e infermieri, lavora H24 ogni giorno ed è il centro di comando per la più grande unità elettronica di terapia intensiva della nazione e altri servizi di telemedicina, tra cui telestroke, Nurse On Call e teleconsulti medici.

“Ovviamente, per ipotizzare strutture di questo tipo, occorre avanzare nella domotica e nell’utilizzo di dispositivi indossabili, oltre che di rilevatori per il monitoraggio, ma la strada appare segnata”, è il commento dell’esperto.

Così, passando da Singapore all’Olanda attraverso strutture con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, ad Innovabiomed si è scoperto che l’ospedale del futuro, forse, c’è già. E che anche in Italia, complice il Pnrr, è arrivato il momento di pensare al domani con il giusto impegno.

In questo senso l’esperienza di Covid-19, che ha portato a realizzare strutture ed a definire percorsi assistenziali in poche settimane per rispondere all’urgenza, può essere la via maestra per guardare al domani con ottimismo.

Il vero problema non sono certe le competenze, “ma gli apparati burocratici e amministrativi, in Italia abbiamo delle trafile lunghissime che rendono impossibile la nascita di progetti come altri che stanno nascendo nel mondo – conclude Bertinato – Il fatto di aver messo in piedi in pochissimo tempo i Covid hospital e i reparti vuol dire però che abbiamo preso un ospedale e rimodulato i reparti: ed è la dimostrazione che in Italia, se si è davanti a un’emergenza, le cose diventano fattibili. Mi auguro che questo approccio ci serva da lezione per gli anni a venire”.

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