Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
anima

Telemedicina, Gerli (Sir): Priorità digitalizzare gli ospedali

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Digitalizzare gli ospedali, che spesso hanno apparecchiature obsolete e una rete che va a singhiozzo. Ma anche gli italiani, perché altrimenti i vantaggi della telemedicina non saranno per tutti, ma solo per pochi. A tratteggiare le priorità per far decollare davvero la telemedicina nel nostro Paese è Roberto Gerli, direttore della Struttura complessa di Reumatologia dell’Azienda integrata universitario-ospedaliera di Perugia e presidente nazionale della Sir (Società italiana di reumatologia).

Ma quali sono allora le priorità per la messa a sistema della telemedicina? “Moltissimi ospedali italiani non hanno una informatizzazione tale, o apparecchiature tali, da consentire la telemedicina. Occorre una reale digitalizzazione degli ospedali. E poi una digitalizzazione di tutta la popolazione: in questo caso parliamo sia di strumentazione che di educazione informatica. Poi per i soggetti molto anziani serviranno degli aiuti, di certo”.

Ma questo è il momento di partire. Per non ripetere, avverte Gerli, ciò che è accaduto con la Dad (didattica a distanza) durante il lockdown. “Abbiamo avuto ragazzi che hanno perso la scuola perché non avevano la disponibilità di comprare un computer e una rete a cui collegarsi. Una certa percentuale di bambini e ragazzi è stata esclusa, e questo è gravissimo. Ebbene, se impostiamo un discorso di telemedicina dobbiamo avere una rete tale che consenta a tutti di collegarsi in maniera adeguata”.

Per una volta potrebbe non esserci il problema dei fondi. “E’ vero che ci sono i fondi, con il Pnrr, ma ci sono anche delle problematiche importanti, a partire da quella politica. Come presidente Sir – racconta – sto avendo vari colloqui con gli assessorati delle Regioni italiane e non tutte stanno adottando in modo uniforme le indicazioni arrivate dalla Conferenza Stato-Regioni”.

Fra i nodi, il riconoscimento dell’attività in telemedicina: “Si tratta di prestazioni che non fanno perdere meno tempo al medico, ma che hanno il vantaggio che il paziente non si sposta. Una visita in telemedicina però non può essere un semplice sostituto di quella in presenza. E, ad esempio nel caso di una prima visita, certi aspetti vanno approfonditi per forza in presenza. Dobbiamo poi distinguere tra telemonitoraggio, teleconsulenza, televisita”.

In questi mesi si è parlato molto di una rifondazione della sanità territoriale nel post-Covid. “La medicina di famiglia e i grandi Centri sul territorio devono poter dialogare meglio di quanto fatto finora. E questo è essenziale”. Ma quali possono essere i benefici attesi per quanto riguarda i pazienti con malattie reumatiche? “La Sir nel marzo-aprile 2020 ha impostato una piattaforma dedicata al mondo reumatologico, ma una delle problematiche principali è stata quella dell’intercomunicabilità fra le piattaforme. La reumatologia è in connessione continua con molte branche della medicina, discipline essenziali per noi, e un confronto rapido e immediato potrebbe rivelarsi prezioso. Se viaggio con piattaforme diverse, questo è un problema”.

Inoltre i dati frutto della telemedicina “possono essere utili non solo per la terapia e il monitoraggio, ma anche per la ricerca. Siamo in un momento di trasformazione: fino a 30 anni fa facevamo la visita solo con le nostre mani, oggi la sonda ecografica ci ha dato un’implementazione incredibile. Ancora non sappiamo quello che accadrà con la telemedicina, che a sua volta potrà favorire, perché no, l’accesso all’innovazione. Il nostro mondo è cambiato, ma ci deve essere ricettività da parte di tutti. Invece di pescare la cartella cartacea e aggiornarla a mano, l’informatizzazione renderà possibile la comunicazione tra centri, tra specialisti, con il medico di medicina generale“.

Come evitare che anche quello della telemedicina in Italia diventi un sistema a velocità diverse? “Ormai siamo un Paese federato dal punto di vista sanitario – rileva Gerli – Certo però che se le Regioni si confrontassero con gli specialisti, emergerebbe chiaramente l’utilità di favorire l’esportabilità dei dati dai centri alla medicina generale e viceversa”.

Ma sarà possibile far dialogare i sistemi fra loro, tutelando allo stesso tempo dati sensibili e appetibili come quelli sanitari? “Questa è la grande sfida: ormai il discorso della privacy delle volte diventa eccessivo, ma certo è un aspetto importante. I sistemi devono interagire, l’interoperabilità deve essere assicurata e i dati vanno tutelati. Questo è un problema che riguarderà chi imposta i sistemi, ed è la grande sfida che si prospetta nel prossimo futuro”.

Come sarà dunque, o come dovrebbe essere, la telemedicina di domani? “Nei nostro sogni dovrà esserci una rete perfetta in ospedale e gli italiani devono potervi accedere; ci dovrà essere interoperabilità fra i sistemi e, dunque, dialogo tra specialisti e medicina del territorio. Gli stessi sistemi ci dovranno consentire di implementare anche il momento diagnostico. C’è da lavorare molto, ma il futuro è questo”.

C’è poi un ultimo messaggio rivolto ai pazienti. “In questi mesi di pandemia i nostri pazienti hanno incontrato delle difficoltà, magari perché non avevano accesso alla rete o ai dispositivi. Ma la verità è che si sono chiusi in casa, e i mancati controlli reumatologici spesso si sono tradotti in ‘disastri’. L’invito adesso è quello di non rinviare visite e controlli, per non veder peggiorare i problemi”, raccomanda il presidente Sir.

TTG
TTG
pfizer health

Leggi anche

I più letti