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Resistenza agli antibiotici, individuati nuovi colpevoli

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L’antibiotico-resistenza non è causata solo dall’impiego estensivo (e spesso sconsiderato) degli antibiotici, come si pensava fino a qualche tempo fa. Cominciano infatti ad emergere anche altri colpevoli. Assolutamente insospettabili.

A rivelarlo è una ricerca appena presentata al congresso europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive (European Congress of Clinical Microbiology & Infectious Diseases – Eccmid) da Meital Elbaz e colleghi del Tel Aviv Medical Center (Israele). Sul banco degli imputati spuntano così gli inibitori di pompa protonica, i beta-bloccanti, alcuni farmaci chemioterapici e antipsicotici, tutti responsabili di indurre infezioni da Enterobacteriaceae resistenti ai comuni antibiotici.

Questo fenomeno si traduce in un prolungamento dei ricoveri ospedalieri e in un aumentato rischio di mortalità perché la ‘resistenza’ rende di fatto inutili gli antibiotici, riportandoci così all’era ‘pre-antibiotica’, quando si moriva abitualmente per una polmonite o un’infezione delle vie urinarie.

L’attenzione della comunità scientifica è dunque tutta polarizzata su questo nuovo importante fattore di rischio per antibiotico-resistenza, evidenziato da questo studio osservazionale israeliano. E che ci fosse qualcosa di più alla base di questi fenomeni di resistenza agli antibiotici, rispetto al solo uso (e abuso) delle terapie antibiotiche in campo umano e veterinario, si sospettava da tempo: in almeno metà dei pazienti ricoverati in ospedale e portatori di batteri ‘resistenti’, non sono infatti presenti fattori di rischio ‘tradizionali’ per questa condizione.

Perché evidentemente è necessario guardare oltre il semplice uso degli antibiotici e allargare l’osservazione ad altre classi di farmaci – gli insospettabili appunto – come quelli utilizzati per trattare patologie gastro-intestinali, cardiache o oncologiche.

Anche questi farmaci hanno infatti un importante impatto sulla composizione del microbioma intestinale, ma il loro ruolo come fattore di rischio per antibiotico-resistenza non era ancora stato studiato in maniera sistematica. A colmare questo ‘vuoto’ di conoscenza hanno provveduto dunque i ricercatori israeliani, andando ad esaminare oltre 1.800 pazienti, ricoverati presso l’ospedale universitario di Tel Aviv tra il 2017 e il mese di aprile 2019, per un’infezione del tratto urinario e con un’urinocoltura o un’emocoltura positiva per germi della famiglia delle Enterobacteriaceae.

Dalla cartella clinica elettronica dei pazienti è stato analizzato l’eventuale impiego di 19 diverse classi di antibiotici, prima del ricovero in ospedale. In oltre metà di questi pazienti è stata individuata la presenza di batteri antibiotico-resistenti (944 su 1.807) e in un quarto di loro sono stati evidenziati microrganismi resistenti a 3 o più classi di antibiotici (i temibili batteri multidrug-resistant).

Andando ad esaminare le terapie seguite abitualmente da questi pazienti è emersa una significativa associazione tra infezioni antibiotico-resistenti e assunzione di alcuni farmaci abitualmente utilizzati per il trattamento della depressione (inibitori selettivi del reuptake della serotonina o Ssri), anti-psicotici tipici (usati per il trattamento della schizofrenia), il clopidogrel (antiaggregante piastrinico), anticoagulanti della classe degli inibitori del fattore X attivato (usati per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale), inibitori di pompa protonica (farmaci anti-ulcera e anti-gastrite), beta-bloccanti (utilizzanti in cardiologia e come antipertensivi) e farmaci antimetaboliti (utilizzati nel trattamento di alcuni tumori e malattie infiammatorie).

Tre gruppi di farmaci in particolare (Ppi, beta-bloccanti e antimetaboliti in particolare) sono risultati associati in maniera significativa alla resistenza alle cefalosporine di terza generazione, al trimetoprim-sulfametossazolo e ai fluorochinoloni.

“Questi risultati – commenta il dottor Meital Elbaz – sottolineano l’importanza dell’esposizione a farmaci non–antibiotici come fattore di rischio per antibiotico-resistenza. È dunque necessario condurre con urgenza studi più ampi, che comprendano l’esposizione ad un maggior numero di farmaci, per confermare questa nostra osservazione e chiarire i meccanismi biologici tra l’impiego di queste terapie, ampiamente somministrate in tutto il mondo, e l’antibiotico-resistenza”.

L’antibiotico-resistenza è considerata dalle autorità sanitarie di tutto il mondo uno dei principali problemi di salute pubblica. Ogni anno negli Usa (dati Cdc) oltre 2,8 milioni di persone contraggono un’infezione da germi antibiotico-resistenti e 35.000 ne muoiono. In Europa si registrano ogni anno circa 4 milioni di infezioni di questo tipo che causano circa 37 mila decessi, mentre l’Italia detiene il triste primato del Paese europeo con il maggior numero di decessi correlati ad antibiotico-resistenza (circa 10 mila l’anno, il triplo delle vittime da incidenti stradali).

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